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Praticando Yoga, molto spesso si sente il termine fluire… o “flow” per chi ha un’apertura più internazionale. Anche solo l’immagine di qualcuno “bravo” che entra nelle asana dà subito questo senso di fluidità e leggerezza che si distingue nettamente dalla rigidità che spesso ci caratterizza nella vita di tutti i giorni dove spesso abbiamo la schiena bloccata, siamo incassati nelle spalle, irrigiditi nelle nostre idee e convizioni… tutt’altro che yogici, quindi.

Lo stesso respiro, il prana vitale (il ponte tra il corpo e lo spirito) è qualcosa di fluido che pervade ogni cosa senza prendere nessuna forma, oltre la materia del corpo, oltre i confini sia fisici che mentali… un elemento che ci riempie, dà forza ed energia.

Ma soprattutto vivero lo yoga è fluire, andare oltre le nostre abitudini, aprire la nostra mente, distaccarci dalle forme, dalle convenzioni, da quello che ci dicono essere giusto o non giusto. Una delle basi dello yoga come ce le ha insegnate il buon Patanjali sono gli Yama ed i Nyama (i primi due passi “anga” degli Ashtanga  di cui ci parla il grande maestro e che vengono prima di tutto, anche delle asana, che sono la parte della nostra amata pratica millenaria su cui noi occidentali abbiamo posto erroneamente la maggiore attenzione) che sintetizzano i comportamenti che dobbiamo avere verso il mondo intorno a noi e verso noi stessi.

In molti di questi vedo il fluire… vedo il fluire quando si dice di praticare l’Asteya, il non rubare, ossia il non appropriarci di quello che non ci appartiene liberandoci dal desiderio di possedere, colgo il fluire in Aparigraha, ossia nel non possesso, nell’andare oltre ad avidità ed invidia, vedo il fluire in Santosha ossia nell’accontentamento, nella capacità di andare oltre e distaccarci dai beni materiali ma anche dai nostri pensieri che spesso ci irrigidiscono.

Lo yoga insegna questo: fluire, andare oltre… superare tutte le nostre rigidità che più che fisiche sono mentali.

Una mia insegnante di yoga mi spiegava che spesso a corpi estremamente flessibili si associano menti rigide, ed effettivamente capita che pur essendo “bravi” nelle asana non siamo davvero yogici perché viviamo la pratica come una competizione fisica, giudichiamo noi o gli altri se non siamo flessibili o dinamici come vorremmo e ci dimentichiamo che lo yoga prima di tutto è non giudizio, ricerca di quella scintilla di universale che c’è in noi come in tutto ciò che ci circonda.. che supera i confini del corpo e della mente per fluire verso gli altri ed unirci veramente con l’universo di cui tutti siamo parte.

Vi invito quindi a leggere questo numero dello Yoga Magazine senza giudizio e senza aspettative… “fluendo” tra gli articoli e cogliendo quello che di buono (speriamo) possano offrirvi.

Buona lettura

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