Una delle domande più classiche che vengono rivolte ad un insegnante o maestro di Yoga è “che tipo di Yoga insegni?”.

Ciò è dovuto al proliferare di etichette e stili, ma anche alla continua evoluzione o involuzione (a seconda di chi e come la si guardi) dello Yoga stesso.

La creatività continua di alcuni “trainer yogici” ha portato quest’ultimi a dare vita a propri stili e proprie verità yogiche, fatti di mera innovazione, culto della propria persona ed oscillazioni che variano dalla medicina alla politica.

A ciò si aggiunge la crescita di un marketing dello Yoga, finalizzato alla vendita di gadget, abbigliamento, tappetini e quant’altro al fine non solo di riempire le tasche di alcuni “puristi” dello yoga, ma anche di creare un modello tutto basato sull’esteriorità del praticante quando la disciplina dello Yoga è l’unica che a parte il proprio corpo non necessita di altro.

Che lo Yoga abbia subito un mutamento dalle sue origini lo spiega bene Mark Singleton nel suo libro “Yoga Body. Le origini della pratica posturale moderna” (Edizioni Mediterranee) in cui sostiene che le forme di Yoga moderno basate sulla postura rappresentano, in gran parte, una rottura radicale dalla tradizione con obiettivi diversi e un’enfasi senza precedenti sulle Asana; inoltre va detto che lo Yoga stesso ha subito una sua mutazione dal momento in cui esso sta spopolando, in tutto il mondo, fra le donne, nascendo come disciplina esclusivamente maschile.

Alcune correnti dello Yoga poi praticano posizioni o esercizi la cui modifica e la personalizzazione divengono in automatico nuove dottrine e nuove scuole di Yoga.

La pratica Yoga oggi ha, purtroppo, assunto toni sempre più commerciali e si presenta prima di tutto come una dottrina risolutiva per il corpo, perchè dello spirito poco importa. Tutto ciò è confermato dai luoghi in cui oggi si diffonde lo Yoga (spesso palestre), da lezioni sempre più incentrate su specifiche parti del corpo e dalla concentrazione su tutti i palesi benefici che esso comporta sulla salute “fisica” (mens sana in corpore sano!).

Ci dicono che lo Yoga aiuta a combattere i demoni moderni: lo stress, l’ansia e gli stati depressivi, fino a cambiare letteralmente il nostro cervello, ma a questo punto potremo chiederci dove sta la sua eccezionalità, dal momento in cui anche disegnare, correre, ascoltare musica o saper suonare uno strumento, ecc, può avere la stessa influenza sul nostro corpo.

Nonostante questa premessa su ciò che ruota intorno allo Yoga, o ciò che vuole e continua a definirsi Yoga, rimane da parte mia e della redazione dello Yoga Magazine, un interesse per tutto ciò che concerne questa disciplina così amata dai curatori della rivista, quanto dai collaboratori e lettori.

In me e nella nostra redazione è viva la curiosità di conoscere, capire e comprendere ciò che avviene all’interno dello Yoga, e seppure singolarmente anche noi abbiamo una nostra visione del tutto, concepiamo questa rivista come uno spazio aperto  dove i molti hanno un luogo in cui esprimersi, al fine che si possa dare sempre più una immagine di come lo Yoga si sia e si stia trasformando, divenendo forse altro oppure sforzandosi di tornare alle origini.

Spero che questo numero arricchito dai contributi di realtà diverse possa, oltre che diventare valore aggiunto, permetterci di prendere consapevolezza della varietà di vedute e delle differenza espressioni di questa pratica millenaria.

Buona Lettura!

Massimo Mannarelli

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