Provate a digitare Yoga su Google e visualizzate le immagini… vedrete corpi bellissimi in affascinanti pose plastiche. Sono spesso donne giovani, magre, in tutine attillate. Ne devi far scorrere parecchie di immagini prima di visualizzare quella di un uomo anziano in posizione meditativa (Lahiri Mahasaya, maestro del maestro di Paramahansa Yogananda)… e sorge spontanea una domanda: questo è Yoga?

A noi piace però ricordare che l’esecuzione delle Asana e la perfezione delle stesse (che ricordiamo non è richiesta) non è che la punta di un iceberg, lo Yoga va al di là dello spazio del tappetino e invade il nostro essere, insegnandoci a osservare e ad ascoltarci.

Il corpo, poi, nello Yoga non è solo quello fisico.

Ricordiamo che lo Yoga si base sulla teoria dei kosha. L’uomo, infatti, non ha solo un corpo fisico, ma 3  corpi che contengono 5 involucri.

  • Il corpo fisico (il primo involucro, chiamato Annamaya kosha)
  • Il corpo astrale (che contiene 3 involucri, chiamati Pranamaya kosha, Manomaya kosha e Vijnanamaya kosha)
  • Il corpo causale (il quinto involucro, chiamato Anandamaya kosha).

In particolare:

  • Annamaya kosha è il corpo fisico, quello che possiamo toccare, composto da: pelle, tessuto muscolare, ossa e organi. Annamaya significa “corpo del cibo”, in quanto la nostra esistenza dipende dal cibo.
  • Pranamaya kosha, è considerato un corpo “sottile” (come i 3 successivi) in quanto è invisibile, non si può  toccare, ma si può percepire. E’ il “corpo dell’energia vitale” (Prana), che viene trasmessa in tutto il corpo tramite i canali energetici, chiamati Nadi.
  • Manomaya kosha, il terzo, è costituito di manas o mente, ed è chiamato il “corpo mentale” in quanto si esprime sotto forma di pensiero.
  • Vijnanamaya kosha, il quarto, è il corpo dell’intelligenza o della saggezza . È detto anche intelletto o coscienza (buddhi), che è la capacità di intuire la realtà fondamentale che sta alla base del mondo visibile.
  • Anandamaya kosha è il quinto in cui si sperimenta “ananda”, la beatitudine. È il corpo trascendente, spirituale in cui si fa esperienza della divinità che vive nel profondo di ogni essere umano.

Un aspirante yogi deve imparare quindi ad andare oltre il corpo fisico… abbracciando e lavorando su tutti i livelli. Nessun “kosha” ha più valore degli altri, tutti necessitano il nostro lavoro, il nostro impegno, la nostra volontà di crescita ed evoluzione.

Andiamo oltre il corpo fisico, anche se non vogliamo dimenticare quanto diceva Iyengar : “Il mio corpo è il mio tempio, le Asana sono le mie preghiere”. Ma andiamo oltre il concetto di perfezione perché è lo Yoga che si deve adeguare al corpo e non il corpo allo Yoga. Il primo Yama è la non violenza (Aimsha) che nasce dall’accettazione di sé e degli altri e dal non giudizio.

Scopriremo in questo numero che ogni corpo può praticare Yoga, un corpo in gravidanza, un corpo che ha subito danni invalidanti, un corpo obeso (ebbene sì).

Allora andiamo oltre la limitata concezione del corpo fisico e scopriamo come lo Yoga sia vasto e possa permeare tutti i nostri involucri per portarci ad una vera consapevolezza.

Ed ora buona lettura!

Sibilla Vecchiarino Mannarelli

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