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I social hanno potenziato l’aspetto distruttivo della percezione del tempo. Non si è più padroni del proprio tempo e molto spesso si è focalizzati sull’esterno con un bisogno urgente artificiale di essere ovunque e fare qualunque cosa. Il mondo globalizzato ci ha dato un imperativo, ed è: godi!

Il problema è che questa falsa illusione di poter ottenere tutto ha reso le persone infelici con un’aspettativa troppo alta. Perfino i momenti di relax, i momenti del dolce far niente diventano un impulso a godere e a condividere quel momento. Abbiamo da un lato l’ossessione della performance, dall’altro aspettative così esagerate che i piaceri semplici di un tempo se non sono “instagrammabili” non esistono e non meritano.

Se invece torniamo al respiro, al qui ed ora, vedremo come in noi stessi abbiamo in realtà tutto quello di cui abbiamo bisogno. Se ci focalizziamo eternamente su ciò che manca, la nostra vita sarà condannata all’infelicità.

Il Buddismo zen ci insegna l’arte di guardare il presente senza astrazioni di nessun tipo. Lo zen non è una filosofia e nemmeno una psicologia. “ Lo zen, perciò, è qualcosa di più della meditazione e del Dhyana nell’accezione comune del termine. La sua disciplina consiste nel dischiudere l’occhio della mente allo scopo di penetrare nell’autentica ragione dell’essere.”1

Qualunque meditazione lo zen proponga sarà sempre basata su un puro percepire le cose così come sono, “nel considerare bianca la neve e nero il corvo.”2

Lo zen è qualcosa di indicibile, impenetrabile ed imperscrutabile. Sarebbe più semplice dire che cosa non è. Ma il buddismo zen potrebbe insegnare a questa umanità ammalata di tempo e di fretta a riconnettersi con le cose così come sono. Lo zen è una pratica di autogoverno della mente in cui non c’è più scissione e dualismo tra soggetto e oggetto.

Che cos’è il buddismo zen?

Lo zen è qualcosa che non si afferra, esattamente come se provassimo ad afferrare l’argento vivo tra le mani. Non si potrebbe dire che sia una religione né una filosofia in quanto non conta di un corpo di dottrine, afferma D.T.Suzuki. Non prevede un sistema logico e dualistico di comprensione del reale. E’ una ricerca del sé più profondo fatta senza alcuna pretesa esplicativa e senza erudizione. Essere zen non significa sposare una concezione “nichilista” del Mondo. Per spiegarne meglio il concetto l’autore riprende una lettera di Yengo (Yuan-wu, in c;1566-1642) e scrive di fare in modo, disciplinando noi stessi, che il nostro corpo arrivi ad essere inanimato come la natura, una pietra o un pezzo di legno e quando ogni forma di idea sarà scomparsa da noi stessi, allora saremo in grado di percepire una fulgida luce.

Lo zen non è assenza di pensiero, e quindi, nichilismo, ma è assenza di preclusioni e limiti sul piano astratto. L’unica via per realizzare lo zen che per il bene di Buddha, il Buddha va ignorato. Non avrebbe senso una pretesa di afferrare il concetto della divinità intellettualmente. Questi assunti ricordano molto la concezione Agostiniana del tempo: “se mi chiedi che cos’è non lo so, se non me lo chiedi allora lo so”.

Abbracciare lo zen è un gesto rivoluzionario che implica la fuori uscita dal parlare e pensare attraverso i luoghi comuni. Ciò che lo zen persegue è una mente pura, ma al di sopra del concetto di puro ed impuro. “Ciò a cui tende lo zen è di realizzare una tale sorta di sintesi nella vita concreta e quotidiana di ognuno, e di non considerare la vita alla stregua di una esercitazione metafisica.” 3  Lo zen è in grado di ripulire la nostra mente da idee, giudizi, astrazioni, concetti. Non va confuso però con forme di naturalismo che non contemplano affatto uno sforzo da parte dell’uomo.

“Una volta a un illustre insegnante fu chiesto:”Ti sei mai sforzato di disciplinarti alla verità?”
“Sì, l’ho fatto”.
“Come ti eserciti?”.
“Mangio, quando ho fame; quando sono stanco, dormo”.
“Questo è quanto ognuno fa; ma si può dire che gli altri si esercitino al modo in cui tu ti eserciti?”.
“No”.
“Perché no?”
“Perché quando essi mangiano, essi non mangiano, ma pensano a molte altre cose che li portano ad essere turbati; quando dormono, essi non dormono ma sognano mille e una cosa. Questo è il motivo per cui essi non fanno come me.” 4

Credo che in queste ultime righe sia concentrata l’essenza dello zen e dell’attenzione totale al momento presente. Agire o non agire in maniera zen potrebbe riportarci ad una dimensione concreta della realtà, spogliando di significato gli idola che l’essere umano ha costruito attraverso feticci mediatici che inquinano le nostre menti.

Sabrina Sannelli

NOTE

1 Introduzione al Buddismo Zen, D.T.Suzuki, Ubaldini Editore, Roma 1970, p.43

2 Ivi, p.44

3 Ivi, p.59

4 Ivi, p.87

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