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Tempo di lettura:7 minuti, 25 secondi

Guru patinati che giocano a fare risvegliati su un’isola delle Seychelles. Guru luccicanti che saltellano in tutine aderenti, mezzi nudi, tutti soddisfatti nell’esibire abilità fisiche.

Yoga in spiaggia, yoga al tramonto, yoga in barca a vela, Yoga sul cucuzzolo e Yoga nei resort più fighi.
Yoga dove l’oggetto di contemplazione non è lo yoga ma… la copertina.

Non compri un buon libro scritto, perché di quel libro non leggi il contenuto ma osservi solo la copertina grafica.
Tutti che si affannano a riprendersi nei luoghi più o meno suggestivi, aspettando eventi… più o meno suggestivi…

Per “suggestionare”.
Perché si vuole fare colpo, perché fa figo instagrammarsi così, perché fa colpo e attrae gente alla ricerca di evasione.
Perché questo è… una ricerca di evasione.
Allora la gente che cerca evasione continuerà a saltare da un evento suggestivo a un altro, nella continua ricerca di suggestioni ed emozioni , senza mai migliorare nulla della propria vita.

Avete mai visto fare gli Yogi e i Guru da un letto d’ospedale?
E con difficoltà economiche?
E con lutti e disgrazie?
Avete foto, racconti, esperienza diretta di cosa sia essere “Yogi” nei momenti difficili?
Qualcuno di voi si.
Ma pochi… pochissimi.

Lo Yoga mira a filtrare le tue capacità di giudizio, togliendo le impurità (klesa) che sporcano di emotività e ricordi le tue facoltà di giudizio, non per annientarle appunto ma per purificarle.

Per far sì che il tuo emisfero destro, adibito ad estrapolare la realtà e ad integrarla, adibito ad uso dell’intuito, sia ricettivo e ti faccia percepire una visione più ampia, più lucida e più neutra di ciò che accade attorno a te, è imprescindibile la pratica costante.

La maggior parte degli insegnanti ed dei praticanti esperti continua però ad acchiappare farfalle… inseguendo proprio quei “filtri emotivi” che non ci permettono di vedere le cose per ciò che realmente sono.

Quando la capacità di giudizio si amplia e diventa una visione neutra a servizio dell’intuito, riesce a penetrare realmente la realtà discernendo ciò che è da ciò che non è in maniera quasi lampante.

È un giudizio inteso come capacità di visione, che non è inquinato dai ricordi, dalle emozioni disturbanti e distraenti, he non causa reazione emotiva, non inquinato dall’attaccamento o dalla repulsione facenti parte dei filtri emotivi e mentali che lo Yoga vuole rimuovere.

Secondo gli Yoga Sutra di Patanjali, la sofferenza (duhkha) è inesorabilmente umana, causata da una errata identificazione di Sé con il mondo materiale e coi pensieri.

La vita di una persona che risiede nell’ignoranza e quindi lontano dallo yoga, è in uno stato di insoddisfazione e disagio continuo, che porta alla ricerca continua di appagamento nel mondo esterno.

Quindi il Guru e l’insegnante “realizzato” che si esprime solo attraverso evasioni e appagamenti legati al mondo materiale, non è un Guru ma continua a risiedere nella sua ignoranza.

Mi è capitato raramente, però è successo, di vedere insegnanti, e Guru continuare a praticare ciò che professavano anche da un letto di ospedale, vedere la mia insegnante che arrivava in taxi a lezione perché aveva la gamba rotta, o vedere alcuni Maestri noti del Kundalini Yoga continuare il loro seva e insegnamenti anche in pieno lutto.
Mostrandosi comunque fermi, lucidi e armoniosi.

La fiducia e la grazia che accompagnano un insegnante di questo spessore non ha eguali!

Lo Yogi trasmette i suoi insegnamenti anche a partire da uno stato di sofferenza, e quando può (se la Asl permette) li porta anche nei luoghi di sofferenza.

Il concetto che lo Yoga trascende la realtà per arrivare allo spirito, incanalando questo spirito Divino nella materia, credo sia stato un po’ frainteso.

È nella materia che realizziamo i desideri più spirituali, ed è nello spirito che realizziamo i desideri materiali.
Questa è l’alchimia che avviene nello yoga!

Attraverso la materia manifesto, esprimo e realizzo dei desideri divini, portando luce, Gioia armonia e cambiamento sul piano materiale. Lì vedrai manifestarsi Yama e Niyama, intesi come cambiamento del rapporto con te stesso, e il mondo esterno.
Il distacco, il lasciar andare, il contenimento, l’impegno, il godere dei sensi per un fine più alto, sono manifestazioni dello spirito nella materia e nei mondi inferiori.

E attraverso i mondi superiori manifesto ciò che accade nel mondo materiale, purificando i veleni, le sporcizie e le impurità dei nostri istinti animali, portando praticità, concretezza e semplicità, umiltà, nello spirito. Una elevazione alla luce che parte da una profondità della materia oscura.

Sarebbe più utile, mio avviso, un Guru che elargisce i suoi preziosi insegnamenti anche da un momento di sofferenza, dal buio della materia, da un luogo di dolore o da un momento di difficoltà.

Eppure, tutto ciò è invisibile.
C’è, ma in rari casi.

Nel mondo business del mercato olistico si vede solo la manifestazione della materia… viaggi, copertine patinate, foto in location suggestive, yoga in barca a vela…
Yoga in Africa piuttosto che Yoga tour in Giappone… viaggi… concerti… luoghi suggestivi.

Innanzitutto, do per scontato che uno Yogi pratichi ovunque esso vada, e che quindi non abbia bisogno di una vacanza yoga per poter praticare…

Se andassi in Lapponia, mi dovrebbe venire spontaneo sedermi a meditare sotto l’aurora boreale, non ho bisogno di cercare il viaggio organizzato che mi porti a fare questa esperienza!

Così come dovrebbe essere naturale farlo dal Marocco o dal salotto di casa di zia Peppina.

Ma nessuno ci racconta della sua meditazione fatta nel salotto di casa di zia Peppina.
Nessuno ci parla da un letto di ospedale o da una banca dove gli è stato negato il muto, o dalla strada dove si ritrova perché l’hanno sfrattato.

Certo, un Guru dovrebbe avere una vita serena e armoniosa e quindi difficilmente trovarsi in questa situazione, mi dite voi, giusto?

Beh, non è sempre così, le leggi del Karma fanno dei giri lunghi… e non sai mai l’universo quali prove darà a questo Maestro per poterle superare.
Ci sono Maestri che hanno sofferto molto prima di arrivare all’illuminazione e a trasformare veramente la propria esistenza.

Esistenza dove il bene e il male comunque, si susseguono alternandosi ciclicamente come previsto dalla natura.

Eppure questo bene e male che si alternano, non dovrebbero alterare eccessivamente l’equilibrio dello Yogi.

Ma alcuni Guru e insegnante fermano l’insegnamento al minimo problema. Una difficoltà e…
Il concetto di Bhakti (devozione) e Seva (servizio) si cancellano come un colpo di spugna.
Fine delle proiezioni patinate su scenari suggestivi.

Strano, penso… gli Yoga Sutra e qualsiasi altro testo sacro buddista ci donano tecniche operative specifiche per superare la sofferenza, attraverso la pratiche di disciplina morale (yama e niyama), lavoro alchemico sul corpo (asana), sospensione del respiro (pranayama), controllo e focus dei sensi (pratyahara), concentrazione totale (dharana), meditazione (dhyana) e samadhi (sospensione, unione).

Secondo Goraknath la sofferenza dipende proprio da questa ignoranza (avidya) che rende gli uomini dipendenti dai piaceri mondani (maya) temporanei, e che si estirpa solo con la pratica costante.

Se basta la pratica costante, cosa allora è andato storto in questi percorsi?

Evidentemente la pratica costante e l’eliminazione dei klesha, non ha liberato lo Yogi e il Guru dal ciclo di sofferenza ma lo hanno ancorato ancora più alla ricerca di attaccamento / evasione /distrazione / fuga tramite queste immagini evasive.
Non lo hanno liberato, lo hanno imprigionato.

Forse perché hanno dimenticato la prima grande regola del Karma Yoga: il lavorare senza curarsi delle ricompense.

Questo disciplinarsi nel Seva senza curarsi delle ricompense, nonostante i grandi effetti potenti che lo Yoga ci dona e che vanno usati per una lunga vita sana e felice, potrebbe essere la chiave di svolta per comprendere questo.

Da un lato, i doni e le siddhi, le qualità che emergono e che ci donano una vita più sana, più lunga e gioiosa.
Il sottile equilibrio di continuare costantemente a lavorare senza aspettarsi nulla, senza volere ricompense e senza aspettative.

Forse, è questo che talvolta va storto, anche i Guru e molti insegnanti ri-cadono nella dinamica (infantile) del potere, delle aspettative e delle ricompense.

Così vediamo Guru che si mostrano “fintamente” realizzati e splendidi mentre insegnano dalla loro barca a vela, e più raramente Maestri che insegnano dal letto di ospedale.

Questo equilibrio psichico che dipende dalle forze di Prana e Apana, dall’equilibrio fra ciò che ricevo e ciò che elimino.
Come se questo equilibrio si invertisse, aumentando il prendere e il trattenere.

Mentre per la lunga vita e la salute, e il successo di uno Yogi è più importante Apāna, il lasciar andare, purificarsi, non aspettarsi nulla di rientro.

Quando sentiamo che queste corrente si invertono, forse dovremmo ripartire da qui, dal lavoro su Apana, e dal non aspettarsi nulla di rientro, dal procedere per Seva.

Io la risposta non c’è l’ho, e non la voglio nemmeno.
Voler semplificare sempre tutto con risposta fa parte dell’ego e da un desiderio recondito di controllo (Apāna in squilibrio).

Mi basta il monito, di osservare negli altri ciò che non vorrei io per me.

Carolina Paoletti (Amar Devi Kaur)

 

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