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Lo yoga, che ha radici antichissime è nato in un contesto, l’India, in cui l’ambiente naturale era dominante e l’approccio terapeutico all’individuo era integrato con la ricerca spirituale

Sempre più persone oggi sentono il bisogno di conoscere se stessi, intuendo che la salute del corpo passa attraverso l’ascolto sensibile delle proprie emozioni.

Inoltre comprendono anche il valore della frequentazione di un ambiente naturale incontaminato per trovare armonia, equilibro, quel benessere che nasce da una più profonda integrazione con la realtà.

1) Lo yoga può essere una terapia valida anche quando ci sono disagi gravi, limitazioni e patologie

L’Approccio medico orientale delle origini, prevedeva che qualsiasi squilibrio della mente conducesse all’insorgere di sintomi fisici riferiti alla storia del soggetto in questione, e che la cura, caso per caso, fosse risolta attraverso la comprensione, e relativo scioglimento, da parte dello stesso, di un determinato problema personale, in aperto contrasto con lo scorrere dell’energia cosmica; vedi dharma 1 per la cultura indiana, o Tao per quella cinese.

Questo vale pure per lo sciamanesimo, che addirittura ha origini nel paleolitico; dunque anche in questo caso stiamo parlando di un viaggio interiore e spirituale per trovare aiuto e guarigione.

Il sapere diffuso e la cultura contemporanea sembrano sempre più scoprire i limiti di approcci scientifici che non siano in grado di rispondere direttamente ed in modo convincente alla complessità dell’esistenza. Questo anche se l’economia globale e mondiale girano nella direzione della tecnologia controllata da lobby, ed istituzioni governative sottomesse. Insomma è chiaro che è scossa, alle fondamenta, la stessa idea di progresso ed evoluzione oltre che scienza di medica derivante.

Allora, cos’è dunque che rende così particolare e curativo oggi un approccio integrato come lo yoga, il benessere in natura tramite un’ escursione, e la ricerca spirituale scaturita tramite la meditazione, attività remote da perdersi negli albori dell’umanità?

2) Come comprendo il mio vero Sé

C’è una diretta relazione tra la salute, le mie emozioni e il modo in cui andrò ad incontrare la realtà.

Senza voler affrontare il discorso complesso di come il karma agisca in ognuno noi, posso dire francamente, grazie anche all’esperienza d’insegnante yoga, che il corpo fisico reagisce, dinnanzi a particolari situazioni difficili dal punto di vista psichico, creando strategie di difesa e sopravvivenza.

Nel caso della colonna vertebrale, ad esempio, e ciò accade soprattutto nell’infanzia di fronte ad un particolare evento traumatico. Se non sarò in grado di sostenere il peso emotivo che ne consegue reagirò con la tensione muscolare, sino d inibire parte della mia stessa sensibilità per evitare la sofferenza, compromettendo la stabilità mentale, nel tempo.

I genitori in questo caso assumono un ruolo essenziale di protezione, peccato però che, nella maggior parte dei casi, non siano consapevoli della stessa ferita cronica, nutrita negli anni rifiutando inconsciamente anche loro la realtà così come essa è.

Sostenere ed incoraggiare, spingere alla fiducia sarebbe essenziale, tuttavia è possibile solamente quando si è consapevoli dei propri blocchi emotivi.

Nel campo della psicoanalisi si definisce rimozione e nevrosi un problema del passato che continua ad influenzare il nostro presente.

La storia umana sembra ripetersi, e questo per affermare, dal mio punto di vista d’indagine, che il Sè è al di la della nostra ristretta coscienza, e persino della nostra esperienza personale e sensibilità, anche se abbracciarlo è il nodo cruciale.

3) L’Arte di deporre le armi

Dunque, per essere sani e comprendere chi siamo veramente, e per essere felici, dobbiamo prima individuare contro cosa stiamo lottando, in cosa siamo rimasti rigidi o bloccati.

Non è necessario individuarne la causa diretta, quanto piuttosto compiere quel salto quantico silenzioso, e qui lo yoga, la meditazione e l’ambiente naturale giocano un ruolo essenziale, affinché si creino le condizioni, familiari al nostro spirito, di riconoscersi tramite una resa: fine del conflitto.

4) Divenire ciò che accade

Mi rendo ben conto che discutere di argomenti così complessi è arduo, tuttavia noi tutti, nel profondo amiamo la vita, e vogliamo arrivare a comprenderne il significato. E’ un processo inevitabile, cruciale per la nostra stessa evoluzione come esseri umani in cammino.

Nella filosofia e nella pratica dello zen si parla di esperienze kensho, significato che spesso viene tradotto con: vedere l’essenza, per tutte quelle esperienze profonde in cui ci sentiamo coinvolti in modo lirico in ciò che accade.

Tuttavia aggiungo che qui non si tratta di vedere l’essenza MA DI ESSERLO nel modo più letterale del termine.

Potremmo anche affermare che questo tipo di esperienze di fusione con i fenomeni naturali siano tappe obbligate tramite cui la consapevolezza personale si perfeziona volta per volta, sino a giungere all’illuminazione e l’estasi.

5) Cosa accade nei retreat o ritiri di yoga e meditazione in natura

Capisco bene che per la maggior parte di persone la pratica dello yoga, della meditazione e delle escursioni in natura, sono solo delle brevi parentesi, rispetto all’insieme che caratterizza le loro vite.

So che anche l’incontro di più giorni ben riuscito, resta ai margini del loro modo di condursi.  Non è facile nutrire il proprio spirito quando si compiono per lo più azioni determinate dalla società.

Queste possono essere il lavoro, i doveri di famiglia o quel tempo libero che chiamiamo genericamente svago, che reputiamo comunque primari ma che comunque condizionano la nostra vera natura.

Ma io chiedo, a mia volta, pensate che ci possa essere qualcosa di più necessario di liberarsi dalla sofferenza che si finisce di incontrare se non smantelliamo i fantasmi delle illusioni personali, o le ossessioni di quell’ego che crede di essere qualcosa che non esiste?

Non credo, e per farlo ci vogliono tre particolari condizioni essenziali:

RACCOGLIMENTO, DETERMINAZIONE NEL CERCARE IL VERO, ASPIRAZIONE NELL’ESSERE UTILI.

Solo dopo essere andati in questa direzione e avendo appreso come integrarle non saremo più distratti.

6) Mantenere l’equilibrio

Nella storia del Buddha storico spesso si è parlato della via di mezzo come una conquista a cui l’immenso saggio è arrivato dopo aver attraversato l’oceano delle esperienze terrene e l’eccesso dell’auto-rinuncia ascetica.

In effetti, e questo viene ben compreso nella meditazione, possiamo affermare che è l’impermanenza dei fenomeni il tratto che caratterizza l’esistenza.

Male e bene si alternano come un pendolo oscillante, spesso sono intrecciati. Da dove potrà nascere dunque la mia sicurezza personale?

In cosa troverò rifugio innanzi i problemi che incontro se non nella costatazione che farei meglio a non identificarmi con niente?

Ma allo stesso tempo…

Avrò la forza di rimanere stabile di fronte alle difficoltà senza cadere in un pensiero, in un’azione inutile ed aleatoria perché alla resa dei conti si tratta di fuga?

La forza di un essere umano si misura con la sua capacità di essere presente e al contempo di essere libero.

Allo stesso modo la sofferenza che egli prova scaturisce dal voler evitare il dolore che incontra, che a ben vedere è lì per insegnarci qualcosa di fondante.

Diversamente, coltivando la giusta intesa tra quello che accade e il nostro cuore -ed è un lavoro che va fatto per l’intera esistenza quello di abbracciare l’altalena delle contraddizioni- “La Via del Drago 2 si spalancherà davanti a noi come un prodigio!

Ariele Pittalà, Kensho Yoga

NOTE

1Ordine naturale e modo in cui tutti fenomeni si manifestano, o legge attraverso cui si attua in modo perfetto l’universo.

2Espressione usata da Dogen, patriarca zen, nel testo Fukanzazengi per indicare chi si è liberato da tutte le illusioni e complicazioni mentali sino a trovare l’illuminazione.

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