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Tempo di lettura:3 minuti, 48 secondi

Con il termine meditazione, derivante soprattutto dalla pratica yoga, oggi si intende un’attività che predispone la mente individuale alla calma e all’ascolto interiore.
Tante sono le proposte ed i metodi più diffusi, anche molto diverse tra loro, ed ognuno sembra indirizzarsi verso quelle che rispondono alle proprie esigenze e al proprio modo di sentire.
In questo articolo cercherò, partendo dalle origini e da gli echi più evidenti e manifesti nel tempo, di risalire all’essenza di questa pratica, per discuterne insieme a voi della sua importanza ma anche per chiarire le intrinseche difficoltà che incontra ogni principiante che intraprende questo percorso di conoscenza.

Come faccio a meditare?
In fondo, in un primo momento, basterebbe provare a farlo, sedendosi più comodamente possibile, gambe incrociate, schiena dritta ed occhi socchiusi.
Quanti di voi hanno provato a farlo e cosa è successo che vi ha fatto desistere? In tutte le religioni, e nella spiritualità in genere, si parla di meditazione. Che può essere rivolta ad un dio, tramite un particolare credo, o semplicemente all’intenzione di ascoltare più in profondità noi stessi.

Probabilmente è più facile e semplice indirizzare la propria coscienza -in movimento perenne- verso un immagine personificata che racchiude attributi positivi, un suono, una raffigurazione dipinta o una scultura; anche un simbolo, pensiamo alla croce…
La mente in questo caso sembra sostenuta e resa stabile da una sorta di struttura che sintetizza per noi uno o più significati, o sensi profondi dello spirito.

Diversamente accade quando invece proviamo a non fare assolutamente nulla, come nello yoga ad esempio (ma non nel pranayama o arte del respiro). Così facendo notiamo che siamo assaliti dall’inquietudine, dagli assilli quotidiani, o dalle sensazioni spesso sgradevoli del corpo. Come se scoprissimo che uno sconosciuto risiede in noi e comincia subito a protestare. In sanscrito, la parola dhyana, può essere tradotta come concentrazione…

Ma verso che cosa debbo concentrarmi visto che ora non dovrei fare assolutamente nulla se non mantenere la postura corretta? Per dominare l’inquietudine tante sono le tecniche, e forse la più efficace è il controllo del respiro diaframmatico. Tuttavia io vi invito a restare semplicemente presenti, testimoni consapevoli di ciò che accade.
Raramente ciò risulterà piacevole…

Proviamo comunque ad andare oltre, a resistere, restando fedelmente neutrali innanzi a ciò che accade.
In questo caso avremmo fatto il primo passo verso la meditazione. I risultati non contano. Il secondo passo consiste nello smettere di aspettarsi qualcosa. Nell’immergersi, nostro malgrado, in un ascolto sempre più sensibile del nostro spirito, nel concentrare in esso tutte le nostre risorse fisiche e mentali.
Allora certamente e nel tempo, qualcosa di meraviglioso ed inaspettato accadrà.

Solo dopo aver abbandonato l’universo variegato delle possibilità che conosciamo…
Perché meditare significa soprattutto diventare dei completi ignoranti.
Ce la facciamo a lasciare il mondo delle verifiche e dei premi, delle gratificazioni e dei desideri? Delle avversioni e resistenze personali?
Meditare significa ricominciare ogni volta e sempre da zero.

Cosa possiamo conoscere attraverso la meditazione? Innanzi tutto possiamo conoscere noi stessi e conquistare la nostra vera natura di esseri illuminati, ed infine possiamo abbracciare la realtà nella sua totalità; passo, dopo passo, aldilà del tempo e dello spazio.
Comunque, anche senza arrivare a tanto, in ogni caso, sessione, dopo sessione, saremmo sostenuti da un’ apertura della coscienza relativa. Che in primo luogo determinerà in noi quella forza che non ci farà più sentire così succubi ed impotenti quando attraversiamo le difficoltà.
Vi pare poco?

Perché si può cominciare ad avere una fiducia incrollabile in noi stessi solo quando siamo anche in grado di vedere con chiarezza tutte le nostre debolezze.
Per lasciarle finalmente cadere…
Meditare da soli.
Non credo che siano in molti che lo fanno. Anche tra gli insegnanti di yoga, ed è un vero peccato.
Qualcuno pensa forse che i santi o gli eremiti del passato hanno sprecato il loro tempo?
Da dove pensate abbia origine la nostra stessa ricerca interiore? L’anelito a comprendere, a conoscere ed amare incondizionatamente?

Semplicemente, il mondo dello spirito è molto più vasto del soggetto stesso…
Comunica, attraverso il prana, all’interno dell’inconscio collettivo, e a livello antropologico con l’infinito stesso. Proprio a partire dalle nostre pulsioni immediate.
Questo accade da sempre; anche quando non ne siamo consapevoli, poiché è del tutto istintiva ed innata nell’uomo la ricerca del tutto.
Che ad un livello primitivo e grossolano della mente, è evidente nei desideri…
Meditare con coscienza significa volare via, andare oltre.
Superare le passioni che ci determinano per scoprire l’eterno illimitato che in ogni attimo si succede!

Ariele Pittalà

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