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Chiunque abbia praticato o stia praticando yoga, ad un certo punto comprende che proprio modificando alcune posture nel corpo, qualcosa accade nella struttura della mente e, arrivando a creare un equilibrio corporeo, si arriva ad avere una diversa padronanza del mente e dei suoi contenuti.

Da quel momento si comprende che l’idea del mondo che ci definisce è profondamente connesso, in quando vibrazione, energia, con la realtà della vita.
A quel punto è possibile spostare il focus della propria attenzione dall’identificazione con il corpo e la mente, all’osservazione distaccata delle due dimensioni, cogliendo la comprensione di non essere né il corpo né la mente, ma di essere semplici testimoni di movimenti e modificazioni che si possono padroneggiare, “addomesticare”.

Ecco allora che lo Yoga illumina, amplifica la visione, la consapevolezza, rivelando prospettive più profonde, divenendo un vero sentiero, la cui mappa è egregiamente espressa nel testo classico “Yoga Sutra” di quel gran genio di Patanjali.

Una mappa riassumibile in otto passi che semplici non sono se si vuole cogliere il significato più profondo ed intrinseco di tale sentiero:

  • Yama (autocontrollo)
  • Nyama (osservanze)
  • Asana (posture)
  • Pranayama (regolazione energia vitale)
  • Prathyara (ritiro dei sensi)
  • Dharana (concentrazione)
  • Dhyana (contemplazione, meditazione)
  • Samadhi (ritorno all’origine, realizzazione).

Otto passi che portano al risveglio, un faro di illuminazione che lascia meravigliati sia per le evidenze che lo accompagnano , sia per la comprensione del fatto che la luce, la verità, la conoscenza che si cerca è all’interno di noi.

Si tratta di incamminarsi in un viaggio nello spazio interiore, per raggiungere il centro intimo di sè stessi, nella sua purezza, luce e innocenza.
Occorre però alleggerire il bagaglio di strati e strati di condizionamenti, convinzioni prese a prestito, convenzioni, conflitti che impediscono di conoscere chi siamo veramente, di ritrovare l’autenticità, la purezza dell’essere e brillare nella luce della nostra unicità.

Potrebbe essere un percorso non facile, perché richiede un costante e determinato intento di lasciare andare, di togliere, di recidere qualcosa dentro di sè, di trasformare all’interno.
Non si tratta di creare autenticità, purezza,  ma di distruggere il velo che copre il nostro essere autentico, togliere le impurità. E per impurità si intendono quegli elementi estranei che non sono nostri per natura, ma degli intrusi.

Si tratta di rinunciare all’idea falsa di chi siamo, alle identificazioni, dipendenze, attaccamenti, entrando nello spazio della comprensione e consapevolezza.
Comprensione che non siamo il corpo, perché siamo consapevoli che è solo un veicolo per questo viaggio terreno che ci rende separati e distinti; non siamo i nostri pensieri e le nostre emozioni perché essi, arrivano e se ne vanno, ma quando siamo presenti non attecchiscono, non hanno presa su di noi.

Quando si realizza che non siamo né il corpo né i pensieri e le emozioni, l’ego svanisce, perché esso non e altro che l’identificazione con questi tre strati.

Ecco allora che siamo “a casa”: stabili, illuminati dalla luce del nostro essere, padroni di noi stessi, capaci di stare al mondo autonomi senza esserne soggiogati. Liberi e consapevoli.

Namastè,

Marina DemariaYogaperTe Studio Asti.

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