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Pranayama: il controllo del soffio vitale

Prima di proporvi delle tecniche di respirazione Yoga (Pranayama) è bene fare un’introduzione fondamentale…

«Sbagliare» la respirazione mentre si esegue un asana vuol dire privare l’esercizio di gran parte della sua efficacia o addirittura renderlo più difficile: ma per apprendere a respirare correttamente durante le sedute di Yoga e prepararci agli esercizi specifici del pranayama è bene seguire un bravo Insegnante.

Gli antichi Maestri chiamano l’energia vitale prana e il controllo volontario e cosciente di essa pranayama.

Avrete provato, qualche volta, ad entrare in un luogo che per molto tempo era rimasto chiuso senza venire aerato: avrete notato, in tale circostanza, come facilmente si viene oppressi da una sensazione di difficoltà respiratoria.

Frasi come «Si soffoca, qua dentro!» vi sono venute spontanee: eppure, se analizzassimo quell’aria, scopriremmo che l’ossigeno vi è presente nelle solite proporzioni.

Ma allora, di cosa si tratta?

Perché avete avuto la sensazione di respirare un’aria «morta»?

E’ soltanto un’impressione, un fatto psicologico? Lo yoga risponde di no: esso vi dice che quell’aria è davvero morta perché manca di prana.

Al contrario, quando lungo la riva del mare, nel folto di un bosco, o presso le acque spumeggianti di un torrente di montagna, respiriamo a pieni polmoni e subito ci sentiamo pervadere di vitalità, non è soltanto perché respiriamo un’aria pulita e fresca, ma soprattutto perché respiriamo più prana, più energia.

Vi sono infatti luoghi dove il prana è particolarmente abbondante e altri, come purtroppo le case di città, dove esso è quasi assente: ecco perché è così importante praticare Yoga a finestre spalancate, in modo da permettere al prana di fluire liberamente.

Va poi sottolineato che la maggior quantità di prana presente nell’ambiente è  nelle ore fresche che precedono l’alba, fra le tre e le cinque del mattino.

Questa è l’ora denominata Brahma-Murta, particolarmente indicata per la meditazione.

Il respiro e le sue fasi

Osservatevi mentre respirate: la vostra inspirazione è corta o profonda? E viceversa: espirate con facilità? Quali problemi presenta per voi l’inspirazione o l’espirazione libera, completa e naturale?

Il respiro è direttamente collegato agli stati emozionali, perciò quando siamo agitati nervosi o depressi, il respiro sarà corto, superficiale e a volte addirittura sembrerà mancare. Viceversa, quando siamo più rilassati e sereni, anche il respiro diviene libero, calmo, tranquillo e regolare.

Un respiro superficiale e corto, favorisce tutte quelle forme di disturbo mentale come la depressione, il panico, l’ansia, ecc…

Diventa quindi necessario saper muovere il proprio respiro secondo alcune tecniche Yoga che facilitino l’allungamento e la profondità del respiro stesso, per ritrovare serenità d’animo e una mente più lucida e positiva.

Il pranayama rappresenta la quarta tappa del Raja Yoga  e può essere considerato un’arte molto sottile e profonda di trasformazione completa dell’essere.

Include una serie di tecniche respiratorie e di concentrazione mentale che permettono il movimento e la dilatazione volontaria degli organi respiratori, in una maniera ritmica.

E’ composto da una serie di inspirazioni (puraka), espirazioni (rechaka) e ritenzioni del soffio (kumbhaka), in una successione prolungata, sottile e sostenuta.

La tradizione yogica afferma che puraka (inspirazione) stimola l’organismo, rechaka (espirazione) elimina l’aria viziata con le energie che le sono associate, oltre che le tossine, mentre kumbhaka (apnea) distribuisce l’energia nell’intero corpo e calma profondamente la mente.

Il respiro di base nello Yoga si chiama Ujjayi o respiro del vittorioso.

Si esegue esclusivamente dal naso come quasi tutte le tecniche Yoga. Assomiglia ad un respiro lievemente nasale in cui l’atto completo del respiro viene calmato e rallentato.

Questo, permettere di percepire meglio la propria respirazione che in questo modo può essere controllata e guidata per tranquillizzare gli stati mentali e ricaricando meglio il corpo.

Non è facile quanto sembra, visto che comporta una costante consapevolezza a cui si è poco abituati.

Ma non è impossibile se ci dedichiamo con regolarità all’esercizio del giusto respiro.

Osservando ogni nostro respiro e restando consapevoli che l’anima ci mantiene in vita attraverso l’alito vitale e che il respiro è Dio stesso, la mente diverrà tranquilla e calma.

“Oh, Signore, Ti porto nel mio cuore, Questo ti può trasformare in pensiero. Non lo farò!

Ti avvolgo con lo sguardo, Ti trasformerei in spina. Non lo farò!

Ti porterò nel mio respiro, Cosi che diventerai la mia vita”. (Rumi)

Ritmo e respiro

Il respiro fluisce ritmicamente e naturalmente per quarantacinque minuti. Quando il respiro fluisce di più attraverso la narice sinistra, la mente tende ad essere più tranquilla e meno attiva e noi diventiamo più pigri, quando fluisce attraverso la narice destra, si tende ad essere molto più irrequieti perché la mente ed il cervello sono molto più attivi.

Quando il respiro passa dalla narice destra è giorno (attività – Pingala Nadi) e quando passa da quella sinistra è notte (quiete – Ida Nadi). Se quando volete meditare il respiro si trova a fluire attraverso la narice destra, sperimenterete più agitazione e più pensieri nella mente, mentre quando fluisce dalla sinistra sperimenterete dei momenti di sonnolenza.

Potrete meditare bene quando il respiro passa da ambedue le narici con la stessa pressione e intensità.

Questo lo si ottiene con la pratica del respiro alternato (Nadi Shodhana Pranayama) che regolarizza il giusto equilibrio. In alcune tecniche di Kriya Yoga, il respiro passa in modo uguale e con simile intensità sia dalla narice destra che dalla sinistra. Viene fatto salire grazie ad alcune tecniche di visualizzazione su fino alla testa e giù fino alla base della colonna vertebrale e questo porta ad uno stato di quiete che conduce ad una meditazione più profonda.

Grazie all’apporto abbondante di ossigeno generato tramite la disciplina e l’espansione della respirazione, nel nostro corpo si producono trasformazioni chimiche benefiche oltre a generare stati superiori di coscienza.

Alla fine, ogni tecnica di pranayama ha la capacità di aumentare il nostro “deposito” di energia, il prana, migliorando cosi lo stato di salute e di vitalità e conquistando gradualmente quelle qualità come: la calma, la serenità, l’obiettività, la positività e la profondità di pensiero. Per acquietare la mente, qualsiasi tecnica yogica abbiate scelto di seguire, dovreste ugualmente focalizzare l’attenzione sul respiro. Con ogni inspirazione assorbite cose positive e con ogni esalazione liberatevi di ogni negatività. Così facendo sarete sempre in compagnia del Sé interiore che respira per voi. Dopo aver reso stabile il respiro, si entra in stadi di meditazione profonda, si compiono delle esalazioni molto lente, lunghe e profonde ed il respiro diviene così impercettibile che se mettiamo un dito sotto il naso, non sentiamo alcuna esalazione. Questo è il tipo sottile di respiro a cui si riferiscono i Maestri e che apre le porte alla Realizzazione del Sé. In questo stadio non esiste nessuna interferenza mentale, nessun pensiero che disturbi, solo una grande tranquillità.

Nello stato di Samadhi si è completamente assorti nella pura Consapevolezza. Il respiro è come una fune tra la Consapevolezza e noi.

Quando il respiro si fa sempre più impercettibile e lento, anche la distanza fra noi e Dio diminuisce e, non appena il respiro sparisce quasi del tutto, non esiste più alcuna distanza tra noi e Dio. Durante la vita, l’anima (Jivatma) e la mente mantengono l’Energia Vitale all’interno del corpo fisico; al momento della morte, il respiro è l’ultimo atto che definitivamente mette fine all’esistenza terrena, lasciando il corpo fisico. Sia il prana che la mente e l’anima (Jivatma) lasciano il corpo fisico insieme per riassorbirsi nell’Uno, nel Sé Supremo, nella Fonte di ogni esperienza.

Respirazione attraverso il naso

Uno dei motivi per cui nello Yoga si utilizza principalmente il naso e meno la bocca è che attraverso il naso, quindi le due narici, il respiro sale e rinfresca  il cervello. Un cervello fresco è importante per rendere calmo il sistema nervoso.

Si sa che il calore è considerato un inquinamento della mente ad esempio sotto ad un attacco di “rabbia”, o di altre emozioni simili, il cervello si scalda, il volto si scalda, tutto il corpo aumenta la sua temperatura.

Questo è considerato un “calore” dannoso. Respirando attraverso il naso, questo calore, lo si può tramutare in freschezza e quindi in “calma mentale”.

Un’altra ragione per cui si utilizza il naso è che si riesce meglio ad allungare il proprio respiro sia durante l’inspirazione che durante l’espirazione. Grazie ad una lenta e graduale immissione del respiro attraverso le narici, diventiamo più coscienti e consapevoli di questo meraviglioso atto che è il respiro, mentre con la bocca, assorbiremmo troppo velocemente la stessa quantità di aria, di prana, così da rendere meno evidente la fase di “consapevolezza” che sarebbe più breve.

Alcune persone hanno l’abitudine di respirare dalla bocca più che dal naso e quasi sempre sono persone che tendono alla pigrizia e distrazione più evidenti rispetto a chi ha una respirazione che fluisce dal  naso, più lenta e più profonda. Nelle respirazioni yogiche, la bocca  si usa spesso per respiri più dinamici che muovono decisamente il “prana” con intensità e ritmi più elevati come ad esempio Kapalabhati. A dire il vero anche con alcuni respiri attraverso la bocca è comunque possibile rinfrescare il cervello, solitamente però queste respirazioni si usano di più per stimolare ed attivare il calore interno, (benefico) aumentando la quantità di “prana” nel corpo.

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