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Da circa quattro anni insegno Yoga Kundalini, con un gruppo di volontari, nella Casa Circondariale di Montorio, sia nella sezione femminile che in quella maschile.

L’insegnamento dello Yoga in carcere non è certo una novità, ma credo sia interessante osservare come, anche in questo ambito, si renda evidente una modalità di genere.

Innanzitutto, secondo i rapporti dell’Associazione Antigone, le donne presenti nelle prigioni italiane sono un gruppo marginale rispetto alla popolazione maschile e solo una parte di loro sconta la pena in uno dei quattro istituti femminili. La maggior parte di loro è distribuita tra le sezioni ricavate all’interno delle carceri maschili. Le donne, dunque, vivono in un contesto pensato per gli uomini, che talvolta le esclude da certe opportunità lavorative e culturali e che inasprisce ancora di più il quadro di grande marginalità sociale da cui provengono.

Per fortuna, a Montorio, le lezioni di Yoga sono fruibili in entrambe le sezioni, tuttavia gli spazi sono completamente diversi. Per gli uomini, infatti, il corso è inserito nell’ambito del progetto “Cavalli in carcere” di Horse Valley Verona e, quindi, si pratica all’aperto, in un piacevole spazio verde, circondati dagli animali. Per le donne questo spazio non è accessibile e si pratica in un’anonima stanza che prende luce da un piccolo cortile racchiuso da mura di cemento, in cui non sempre ci è permesso entrare.

In generale, la detenuta è una donna fortemente limitata nella sua femminilità. Spesso creano da sole, con elementi di fortuna, piccola bigiotteria o anche i turbanti per lo Yoga Kundalini.

Ciò di cui soffrono di più è l’allontanamento dai figli e il fatto di essere in carcere per essere state coinvolte da un compagno violento in un’attività illecita. La violenza fisica è un problema comune e una delle paure più profonde.

Lo Yoga permette di lavorare sulla consapevolezza del corpo in modo dolce e di ritrovare uno spazio protetto e tranquillo all’esterno della cella, ma soprattutto dentro di sé. Il nostro obiettivo è quello di fornire gli strumenti per poter ritrovare questo spazio anche all’interno della sezione e una volta ritornate a casa, per favorire un reinserimento sociale dignitoso e duraturo.

I gruppi sono eterogenei, ci sono differenze di età, culturali, religiose e linguistiche. A volte qualcuna fa da interprete per qualcun’altra. Questo rallenta i tempi della lezione, ma favorisce lo spirito di gruppo. Una delle difficoltà per gli insegnanti neofiti può essere quella di adattarsi ai tempi lunghi e alle piccole emergenze del carcere. È necessario affinare la capacità di ascolto per riuscire a trasmettere il senso più vero della pratica, sempre con la massima delicatezza e nel rispetto del loro drammatico vissuto.

La percezione del corpo è uno degli elementi più delicati in un contesto in cui gli spazi sono molto limitati e in cui la condivisione è un obbligo. A volte è utile fornire loro una sorta di mappa utilizzando le linee del tappetino, il pavimento, la parete. Definire in modo semplice lo spazio in cui ci si muove, lo rende familiare e favorisce la conoscenza di sé e dell’altra.

L’integrazione di corpo e mente attraverso il respiro, diviene un valido, seppur faticoso, strumento di conoscenza individuale, ma, soprattutto, sostiene la capacità di ritrovare uno spazio di calma e concentrazione anche nella difficilissima condizione della detenzione.

Entrando nello specifico della pratica, ho sperimentato che, in condizioni di particolare tensione, funziona meglio un rilassamento col movimento. La possibilità di muoversi con la musica è particolarmente apprezzata dalle donne, mentre la posizione più difficile da mantenere è savāsana. La danza favorisce l’emergere di ricordi piacevoli, mentre la posizione di immobilità produce ansia. Ho sperimentato che è meglio ridurre il rilassamento in savāsana a tempi molto brevi, oppure guidarlo in Yoga Nidra.

Lo Yoga Kundalini, chiamato anche Yoga della consapevolezza, offre un’efficace tecnologia costituita da krya, pranayama, mantra  che utilizzano differenti modalità di concentrazione. Le sequenze più efficaci, a mio parere, sono quelle che lavorano sulle paure e sulle proiezioni oppure quelle per l’apertura del cuore e per la gratitudine.

Utilizziamo anche la meditazione, che è parte integrante delle classi di Yoga Kundalini e mi stupisce sempre come tutte riescano ad entrare velocemente e con facilità nello spazio meditativo.

Lo spazio angusto ed affollato della cella e un tempo che alterna reiterazione di azioni sempre uguali e lunghi intervalli vuoti rendono anche una stanza anonima un dono inaspettato e assai prezioso.

Paola Sofia Baghini (Vedya Ravi Kaur)

Bibliografia e sitografia minima:

  • Shakta Kaur Khalsa, Yoga per donne, Macrolibrarsi
  • Ronconi, Ruffa, La prigione delle donne. Idee e pratiche per i diritti, Ediesse
  • www.antigone.it

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