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“Domani, continuerò ad essere. Ma dovrai essere molto attento per vedermi. Sarò un fiore o una foglia. Sarò in quelle forme e ti manderò un saluto. Se sarai abbastanza consapevole, mi riconoscerai, e potrai sorridermi. Ne sarò molto felice”.
— Thich Nhat Hanh

Ci ha lasciato Thich Nhat Hanh, il monaco buddhista vietnamita considerato il più popolare maestro Zen al mondo.

A darne notizia è l’Unione Buddhista Italiana che comunica “con grande dolore la scomparsa del grande Maestro Zen all’età di 95 anni presso il Tempio Tu Hieu in Hue, Vietnam. Thich Nhat Hahn – prosegue la nota – ha segnato la storia del buddhismo mondiale nel ventesimo e ventunesimo secolo con i suoi insegnamenti e la sua testimonianza”.

Nato in Vietnam centrale nel 1926, all’età di sedici anni fu ordinato monaco buddhista del Buddhismo Thiến, lo Zen/Chán vietnamita e da allora interpretò e promosse il Dharma quale strumento per portare pace, riconciliazione e fratellanza nella società, accogliendo anche diverse tradizioni.

Nel 1964, durante la guerra del Vietnam venne arrestato e torturato; si mantenne equidistante sia dal governo del Vietnam del Nord sia dal Vietnam del Sud e diede vita al movimento di resistenza nonviolenta dei “Piccoli Corpi di Pace”: gruppi di laici e monaci che andavano nelle campagne per creare scuole, ospedali e per ricostruire i villaggi bombardati, nonostante subissero attacchi da entrambi i contendenti (vietcong e statunitensi), poiché li ritenevano alleati del proprio nemico.

Nel 1967, mentre si trovava negli Stati Uniti, conobbe Martin Luther King, il quale, dopo averlo incontrato, lo candidò al Premio Nobel per la pace, e prese posizione pubblicamente contro la guerra in Vietnam. Due anni dopo, costretto all’esilio, diede vita alla Delegazione di Pace Buddhista, che partecipò alle trattative di pace di Parigi. Dopo la firma degli accordi, gli venne rifiutato il permesso di rientrare nel suo Paese da parte del governo comunista.

Si stabilì quindi in Francia, dove nel 1982 fondò Plum Village, comunità di monaci e laici uomini e donne nei pressi di Bordeaux, nella quale visse e insegnò l’arte di vivere in consapevolezza”.

Solo nel gennaio del 2005, dopo 39 anni di esilio, su invito ufficiale del governo vietnamita, poté far ritorno per tre mesi in Vietnam. Ritornò poi in Vietnam nel febbraio del 2007 per un tour di 10 settimane, durante il quale tenne discorsi davanti ad occidentali e vietnamiti, attratti dalle lezioni del maestro, di cui si giovarono per praticare il Buddhismo. Per una parte del soggiorno meditò e insegnò in un monastero posto su una collina a 140 km a nord di Ho Chi Minh.

Ai suoi ritiri parteciparono ogni anno migliaia di persone, provenienti da ogni parte del mondo. Era inoltre vegano e un fautore dei diritti degli animali.

Nel 2014 fu colpito da un ictus e venne curato sia in Francia sia negli Stati Uniti. Dopo tale evento, per suo desiderio tornò nella sua patria, il Vietnam, dove continuò a impegnarsi per migliorare il suo stato di salute, seguito costantemente dai monaci e da personale esperto in medicina ufficiale e in medicina tradizionale.

Il monaco buddhista ha quindi passato 39 anni in esilio, fondando la rete dei monasteri di Plum Village. Il più grande, nel sud-ovest della Francia vicino a Bordeaux, conta circa 200 monaci e monache e prima della pandemia di covid ospitava decine di migliaia di visitatori all’anno. Qui Thich Nhat Hanh passava la maggior parte del suo tempo, quando non era impegnato in conferenze e altri eventi pubblici in giro per il mondo. Altri monasteri della sua rete sono situati in Germania, Australia, Thailandia, Hong Kong e Stati Uniti.

Thich Nhat Hanh è autore di circa 130 libri, un centinaio dei quali in inglese, dedicati in gran parte al concetto di “consapevolezza”, sviluppata con la pratica della meditazione. Una condizione che non porta all’isolamento, ma al contrario ad un ruolo più attivo nel rapporto con il mondo.

Ardas Sadhana Singh (Marco Staffiero)

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