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Nella figura: Asana “Colei che sostiene il proprio mondo”

Dire che lo Yoga è simbolico è come dire che la terra è rotonda! Un’affermazione alquanto scontata viste le origini di questa millenaria disciplina che affondano le radici nell’osservazione degli aspetti della natura e nelle sue riproduzioni simboliche attraverso le posture del corpo: le asana.

Le posizioni yogiche prendono infatti vita dall’osservazione degli animali, da cui originano tutte le posizioni ad essi riferite come il cobra, il leone, la locusta; dall’esame degli elementi dei regni vegetale, da cui prendono forma le asana della montagna, dell’albero, della palma; dall’indagine delle geometrie del mondo da cui si formano le asana del triangolo e dell’asse; infine, dalla rappresentazione delle divinità, nascono le posizioni che portano il nome delle dee e degli dei indù.

Tutto è simbolico e anche le posture yogiche assunte dal corpo alludono a significati più profondi che attivano nel praticante energie, emozioni, immagini mentali, esperienze e vissuti personali o semplicemente la possibilità di attivare in sè il simbolismo richiamato.

Quando il praticante realizza l’asana assumendo la forma di un animale, di una pianta o di una divinità, sta infatti destando o attivando il significato energetico e profondo di quell’immagine in sé, utilizzando il corpo come raffigurazione tridimensionale: ad esempio la posizione del leone risveglia la forza, il coraggio, il cuore pulsante del divino-umano mentre la postura del coniglio evoca la paura, la tenerezza, la fuga. Tutto ciò avviene grazie all’attivazione olografica del simbolo che, per sua intrinseca natura è composto da due parti che vanno a ricongiungersi: l’una è il significante dato dall’asana, l’altra invece è il significato recondito e già presente nell’individuo (in questo caso il praticante) che essendo parte di un Uno indiviso, porta in sé, tutti i simboli della creazione, anche quelli apparentemente sconosciuti ma che invece sono soltanto latenti e vengono risvegliati proprio dalla forma ovvero dal significante.

Uno dei compiti dello yoga è dunque quello di andare a risvegliare quei simboli, tutti rappresentativi delle innumerevoli forme del Divino presenti nell’Universo.

Per anni mi sono chiesta come potevo utilizzare in modo più specifico e consapevole il potere dei simboli che le asana yogiche hanno la capacità d’evocare, soprattutto con studenti che stavano attraversando momenti difficili della loro vita o con gruppi che in alcuni periodi chiedevano di approfondire aspetti contingenti della vita. Ho quindi iniziato a “raccontare” le asana evocandone i significati più reconditi, scoprendomi poi ad improvvisare ‘immagini’ e dunque ‘forme’ che mi servivano in quel momento per evocare alcune consapevolezze, ‘creando’ nuove asana che potessero essere simboliche di quel momento, per quella particolare sessione di yoga; asana e movimenti che ‘dicevano’ che ‘parlavano’ attraverso il corpo. Fu così che iniziai, anni or sono, a trascrivere le nuove asana su un quadernone giallo al termine delle lezioni -per poterle fissare- e sul quale misi un’etichetta con scritto “Yoga Simbolico®”. Nessun aggettivo mi pare oggi più azzeccato per lo yoga che propongo: uno yoga che pone l’accento sui simboli e che racconta, narra, modificando così la percezione della realtà che ci raccontiamo. Uno yoga contaminato da tutte le mie passioni che vanno dall’arte allo sciamanesimo, dalla voce all’uso di strumenti ancestrali perché per me lo yoga è vita, unione, continua creazione, un divenire costante come il flusso della vita dove i linguaggi possono coesistere e mescolarsi in un meraviglioso sincretismo. Il punto non è cosa si fa ma ‘come’ lo si fa: con quale consapevolezza, con quale approccio, con quale spirito. Il ‘come’ per me fa la differenza.

In tutto ciò la comunicazione, la narrazione, la parola che è Verbo, giocano un ruolo fondamentale: l’insegnante, oltre all’azione didattica può evocare immagini e creare emozioni che trasformano lo studente portandolo a compiere un salto dimensionale, ad aprire il cuore, a sciogliere nodi, paure, ricordi perché, ricordiamolo, tutto è immagine e quindi simbolo, e le immagini si possono sempre cambiare modificando così tutta la propria vita.

Nel Manuale dello Yoga Simbolico® scritto a quattro mani con Andrea Marini, Naturopata e formatore, ho raccolto una parte delle asana, delle respirazioni, dei tocchi e delle meditazioni da me create nel corso del tempo, tutte dedicate ai Quattro Elementi ovvero Terra, Acqua, Aria e Fuoco e ai loro simboli perché ritengo quanto mai necessario al giorno d’oggi andare a risvegliare la nostra vera natura divina che è, innanzitutto, presente in Natura. E’ importante riconoscersi nei quattro elementi per sentirsi Uno con la nostra Madre Terra generatrice e trasformatrice, per ritornare a rispettarla sentendosi parte di essa e non staccati, divisi, come questa cultura imperante dell’artificio e del virtuale vuole.

Sequenza di “Colei che ringrazia Madre Terra”

Le posture che propongo in questo manuale hanno dei nomi che ‘le dicono’, ovvero che ‘le raccontano’, che creano cioè una ‘narrazione’ attorno alla forma perché evocano immagini e significati ancestrali profondi: è il racconto attorno a fare la differenza, perché, come ben sanno gli sciamani, la parola ha il potere non solo di evocare ma anche di invocare nuove realtà.

E’ questo che intende fare lo Yoga Simbolico: creare racconti che parlando attraverso i simboli alla nostra essenza più profonda, alla nostra anima che è psiche, risveglino in noi la consapevolezza che ‘siamo’ i quattro elementi e quindi la Natura stessa e che non possiamo distruggerla o salvarla senza fare lo stesso con noi stessi.

Oggi siamo ad un bivio e la nostra stessa sopravvivenza è vincolata al livello di consapevolezza che abbiamo: in questo contesto diventa quanto mai urgente ritornare alla Natura per salvare Lei e con essa anche noi, perché non possiamo operare nessuna salvezza all’esterno finché non attuiamo un’ecologia profonda ed interiore dentro di noi, senza recuperare la Natura divina presente dentro e fuori di noi, visibile in miriadi di forme, di simboli. Questi simboli sono tutti presenti in noi, in quello che chiamo il corpo simbolico, una sorta di magazzino dove sono stipati dal Creatore tutti i simboli conosciuti e sconosciuti: bisogna soltanto ‘accendere la luce’ per vederli e per godere del loro immenso potere riequilibrante ed armonizzante.

La domanda che oggi ognuno di noi può porsi è: quale rappresentazione del mondo voglio sostenere?

Asana di “La Dea che porta la fiaccola”

L’asana di “Colei (o colui) che sostiene il proprio mondo” lavora energeticamente proprio su questa domanda. Mentre nella posizione sostieni questo tuo mondo simbolico con fatica, mentre vibri e

vorresti abbassare le braccia, chiediti qual è la rappresentazione del mondo che sostieni ogni giorno con i tuoi pensieri, le preferenze, gli acquisti, le dinamiche famigliari e sociali. Chiediti se ti va bene così, se vuoi ancora mantenere questa rappresentazione o se vuoi cambiarla. Tu hai il libero arbitrio, la libera scelta. Tu puoi fare la differenza, non dimenticarlo mai!

Inoltre, in questo tempo complesso e contradditorio, ricordati di onorare la terra e tutti i suoi doni con il movimento di “Colei che ringrazia Madre Terra” che le rende omaggio ed infine ricordati di tenere accesa la tua luce e di portarla nel mondo con l’asana “La Dea che porta la fiaccola” perché oggi anche una piccola luce fa arretrare il buio.

Gianna Tessaro, fondatrice dello Yoga Simbolico®

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