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Spesso ci lamentiamo delle nostre condizioni, della quotidianità che viviamo, di quello che abbiamo e di quello che invece vorremmo e sembra ci sia sempre una gran quantità di cose per cui essere insoddisfatti, mentre troppo poche siano quelle per cui essere felici, ma ci siamo mai chiesti perché? Abbiamo mai realmente sospeso il giudizio, per un momento, per fermarci ad osservare attentamente?

Nella frenesia della vita moderna, così densa di stimoli e tanto avida di performance di successo, abbiamo forse smarrito il cammino, quel sentiero illuminato dalla concretezza dell’essere presenti nel momento, quel famoso “qui ed ora”, capace di rendere tutto più vero.

Se anche tu quindi, ti sei trovato o ti trovi a questo punto, non temere poiché la soluzione è già a portata di mano, racchiusa in una sola parola: gratitudine.

Alle orecchie più allenate sicuramente la connessione con la parola “cuore” sorgerà immediata e spontanea, a quelle un po’ meno, invece, ecco spiegato subito il motivo di un collegamento così diretto.

La gratitudine è, infatti, un sentimento, una vibrazione, probabilmente la più alta che possiamo provare, è una spinta che in maniera spontanea ci induce a sollevare lo sguardo da terra per rivolgerlo verso l’alto, è un flusso infinito di ricchezza interiore che trova immediata espressione nell’amore per la vita.

Aprirsi alla gratitudine quando la nostra vita rispecchia pienamente i nostri sogni e desideri è semplice, meno facile, invece, quando il mondo che ami sembra aver deciso di prendersi gioco dei tuoi sentimenti e delle tue emozioni.

E allora come fare? Come riuscire a provare gratitudine se tutto intorno sembra essere ostile?
È necessario fare uno sforzo, ebbene sì, impegnarsi nell’osservazione consapevole partendo da dentro, rivolgendo lo sguardo all’interno di noi stessi perché, come ben sappiamo, qualsiasi cambiamento, per essere tale, affonda le sue radici nel profondo e proprio come un fiore che per sbocciare necessita di terra fertile, il terreno sul quale far germogliare questa trasformazione siamo proprio noi.

Attraverso la pratica dello Yoga possiamo trovare la via per conseguire un equilibrio psicofisico, qualità indispensabile per il benessere e questa strada passa proprio attraverso il concetto di gratitudine.

Nella pratica yogica incontriamo questo pensiero espresso con il termine sanscrito “Santosha”, che descritto negli Yoga Sutra di Patanjali, ci riporta ad un’idea di “soddisfazione”, di “appagamento”, ad uno stato di accettazione ed apprezzamento di ciò che già siamo e di ciò che già possediamo e che nella pratica degli asana si traduce nel riconoscimento dei limiti del proprio corpo nella sua completezza, con la consapevolezza che lasciando andare il bisogno di maggiore flessibilità e apprezzandosi per ciò che si è, i progressi avverranno con più naturalezza.

Lo yogi è chiamato ad osservare questo stato di contentezza e appagamento non solo nella pratica sul tappetino, bensì durante la vita di tutti i giorni poiché siamo davanti ad una norma di condotta morale.

E allora, come fare per integrare nella nostra quotidianità questa pienezza?
Grazie ad una consapevole e costante introspezione, accompagnata da una visione più aperta che va oltre il mero giudizio, soprattutto quello negativo, oltre la critica e la scontentezza di ciò che si possiede e l’ostinazione di voler capire ad ogni costo tutto quello che accade, passo dopo passo, possiamo avvicinarci alla meta e veder fiorire i primi germogli di questo splendido fiore, la gratitudine, appunto.

Oggi, dopo diverso tempo trascorso ad occuparmi con costanza e dedizione del sottosuolo dove affondano le radici di questo prezioso fiore, posso affermare che anche se in alcune giornate il sole non bacia tutti quanti i suoi petali, il suo profumo accompagna sempre i miei pensieri ed i miei gesti.

Ho imparato quanto sia importante accettare ciò che arriva, che non significa affatto non provare delusione o sconforto di tanto in tanto, piuttosto andare oltre, provando a riconsiderare obiettivamente tutto quanto già si possiede, ciò per cui essere grati e felici, osservando che spesso ciò che sentiamo mancarci, risulta essere superfluo ed effimero.

Perché dunque non ritenersi fortunati della vita che abbiamo, che viviamo e che giorno dopo giorno abbiamo l’onore di creare a nostro gusto, colorandola dei nostri colori preferiti?

Osservazione, accettazione, lasciare andare e fiducia: elementi fondamentali che daranno vita al tuo bocciolo e gli offriranno nutrimento.

Una volta intrapresa la strada del cambiamento saranno profonde la gioia e la leggerezza, una genuina felicità e se dopo queste parole avessi ancora dei dubbi, ecco un semplice esercizio per iniziare subito: sorridere!

Il potere del sorriso
Il sorriso è un potente strumento al nostro servizio, è associato ad uno stato mentale di calma, di soddisfazione, di amore e di gioia e soprattutto non costa nulla ed è piacevolmente contagioso!

Si dice che tenere il broncio coinvolga ben 72 muscoli, mentre sorridere solamente 12. È chiaro che essere tristi e/o arrabbiati risulta energeticamente più dispendioso, piuttosto che restare in una condizione rilassata.

Pazientemente, emanando gratitudine, sarà più facile accettare le parti meno soddisfacenti dell’esistenza ed interiorizzare le difficoltà in maniera consapevole, attribuendo loro la capacità di renderci più forti e fiduciosi nei confronti del destino; aprirsi al bene e alla gioia diverrà spontaneo.

La gratitudine, in quanto flusso infinito della positività, raddoppierà la potenza del bene ricevuto, insegnando il più alto modo di vivere, affidando tutto al cuore e ad una comprensione più ampia e morbida di noi stessi e della realtà.

L’Universo agirà come una cassa di risonanza e la frequenza delle tue vibrazioni chiamerà a te infiniti altri motivi per provare gratitudine, per praticare “Santosha” e per far sbocciare il TUO fiore.

Rossana Lella Arca,
Balyogando

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