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Non sono nata Yogi. Per niente.

Chi non si è avvicinato allo yoga in giovane età ha potuto sperimentare sulla propria pelle e toccare con mano quanti preconcetti esistano intorno a questa disciplina. Nella “vulgata” comune, si pensa che lo yoga abbia a che fare con qualcosa di mistico, di trascendentale, di esoterico quasi. Insomma, con nulla che possa riguardare la vita quotidiana in senso pratico. Niente di più falso. E lo dico con cognizione di causa.

Parole come “karma” sembrano concetti astrusi o, ancor peggio, vengono adattati ad un modo tutto occidentale di intendere la vita. Nel caso specifico, ad esempio, capita spesso di sentire frasi tipo “è stato il karma” o “ci penserà il karma”, come se il karma fosse una mannaia che cade dall’alto per vendicare chissà quali ipotetici torti che ci hanno fatto. Non funziona così.

La parola “karma” di per sé non ha accezione negativa o positiva, è neutra. Si riferisce semplicemente al principio “causa – effetto” delle azioni compiute da ciascuno di noi. Significa, in poche parole, sperimentare su se stessi gli effetti dei propri comportamenti.

Nella tradizione buddhista esistono diversi tipi di karma. Oltre a quello individuale, esiste anche quello familiare, cioè tutti gli atti compiuti di generazione in generazione che causano effetti sui membri della stessa famiglia.

Esistono molteplici scritti sull’argomento karma, più o meno approfonditi, che lo affrontano dal punto di vista dello studioso della disciplina yogica. Tanti e anche molto interessanti si trovano all’interno di questa rivista. Quello che vorrei offrirvi è un punto di vista leggermente diverso, un punto di vista personale e assolutamente soggettivo, ma con cui forse più di qualcuno potrebbe identificarsi, perché non sempre un lettore è anche uno studioso della disciplina.

Come il karma può incidere sulla mia vita? Come posso riuscire ad intervenire sul principio di causa-effetto fino a trarne dei benefici? Con la consapevolezza.

Ho vissuto buona parte della mia vita lasciandomi trascinare dagli eventi. Seguendo il classico schema scuola-università-lavoro-famiglia. Come, del resto, tantissime persone. Tuttavia, succede che ad un certo punto, in seguito a determinate circostanze, scatta un click. In genere il click viene innescato sempre da eventi negativi che si manifestano nella nostra vita. Ma ho scoperto che non sempre eventi negativi, o drammatici, danno luogo, nel lungo periodo a conseguenze altrettanto negative o drammatiche. Ho scoperto il concetto di karma applicato alla vita quotidiana. Infatti, se da una parte è vero che il karma, nella sua pienezza, rappresenti una sorta di mistero, è anche vero, dall’altra parte, che abbia delle ripercussioni pratiche sulla nostra vita.

Ad ogni evento esterno corrisponde una nostra reazione e questa genera il nostro karma, presente e futuro. In sostanza, non possiamo controllare le cose che accadono nella nostra vita, ma possiamo sicuramente controllare le nostre reazioni verso ciò che accade. E le nostre reazioni condizioneranno le nostre azioni. E queste ultime incideranno sul nostro karma.

Cos’è che ci permette di far scattare il click ed incidere in modo attivo e positivo sulla nostra vita? La consapevolezza, il vivere il momento presente prestando attenzione alle nostre azioni, momento dopo momento.

Se di fronte ad un evento negativo ci chiudiamo in noi stessi e accumuliamo rabbia inespressa, magari anche prendendocela con il karma, non stiamo sfruttando appieno la possibilità che la vita ci sta regalando, ossia quello di volgere in positivo un evento negativo, consapevolmente.

Facciamo un esempio. Se mi ritrovo a perdere il lavoro, avrò davanti a me due possibilità. La prima è quella di disperarmi (atteggiamento peraltro lecito, purché poi si trovi la forza di reagire) e di prendermela con le ingiustizie della vita; la seconda è quella di fermarmi, respirare, chiedermi cos’è che potrei fare per uscire da una situazione di stallo e agire. Nei due casi, genereremo un karma futuro totalmente diverso. Nel primo caso, continueremo a dare spazio ad un karma negativo, innescando una sorta di circolo vizioso secondo il quale alla iniziale negatività se ne sommerà altra; nel secondo caso, agendo attivamente, potremo chiederci se questa, ad esempio, non sia l’occasione che stavamo aspettando da una vita e che magari non avevamo mai avuto il coraggio di esplorare, cioè l’occasione di poter fare un lavoro che ci gratifichi di più e non solo in termini materiali. In quest’ultimo caso, agendo con consapevolezza e determinazione, potremmo ritrovarci ad avere un futuro anche migliore di quello che avevamo immaginato e che magari, senza quell’iniziale evento negativo, non avremmo mai conosciuto. Iniziamo a generare un futuro karma positivo.

Ovviamente non sto dicendo che sia un processo facile. Sto dicendo, però, che, se esiste un karma generale sul quale non possiamo agire, esiste anche un karma, più intimo, su cui possiamo avere un certo controllo. Non sarà la bacchetta magica o il genio della lampada che ci invita ad esprimere tre desideri, ma è sicuramente un pensiero incoraggiante.

Vi invito quindi, quando si parla di karma, a riflettere su come il nostro atteggiamento, supportato dalla nostra consapevolezza, possa essere applicato alla nostra vita di tutti i giorni.

William James, psicologo e filosofo statunitense, diceva “comincia ad essere adesso ciò che vuoi essere domani” e il karma ti seguirà, aggiungerei io.

Namasté,

Marina Buccali
Insegnante certificata Yin Yoga e Yoga Nidra, consulente in Mindfulness

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