Questo numero di YM è dedicato alla fluidità e a Vanda Scaravelli, storica insegnante di Yoga che si dedicò con particolare attenzione allo studio colonna vertebrale. Quindi per la parte dedicata agli asana ho pensato a una sequenza fluida per la colonna.

LA NOSTRA COLONNA
La spina dorsale ha tre funzioni: sostenere il corpo, permettere il movimento e custodire il midollo spinale e gli organi interni, ammortizzando traumi e microtraumi. Può compiere quattro movimenti: flessione in avanti, inarcamento all’indietro, piegamento laterale e torsione. La pratica degli asana come metodo per mantenerla in buona salute è ormai validata, oltre che dall’esperienza di tutti i giorni, anche da rigorosi studi scientifici.

YOGA & COLONNA
Per molti Yogi l’età dell’individuo è in relazione alla funzionalità della spina dorsale. Non ho esperienza diretta di questo fatto, ma senz’altro si vive meglio senza essere afflitti da dolori e con una buona mobilità. Inoltre sono situate in loco le tre principali Nadi in cui scorre il Prana, la cui cura è fondamentale nello Yoga, specialmente nella tradizione Tantrica. Secondo questa tradizione esse vanno purificate ed equilibrate in modo da permettere la risalita della Kundalini.

L’INTENZIONE
All’inizio di una pratica si può formulare un proponimento, grande o piccolo che sia. Possiamo dedicare questo momento alla nostra colonna, apprezzando il fatto che svolge tante funzioni indispensabili senza che neppure ce ne accorgiamo. Prendiamo quindi coscienza di questa sua utilità. Magari espandiamo questa gratitudine al resto del nostro corpo: ai nostri organi, al cuore che batte incessante, ai polmoni che respirano, al cervello che pensa, ai miliardi di cellule che ogni secondo della nostra esistenza compiono migliaia di azioni tenendoci in vita senza che noi facciamo nulla di particolare. Espandiamo ancora e ringraziamo le piante che ci forniscono nutrimento e ossigeno, il sole che le fa crescere e ci scalda, la pioggia, le nuvole, le stagioni, le api, la terra, i nostri antenati umani e non… e poi tutti gli uomini e le donne che ogni giorno e compiono milioni di altre azioni per noi. È stupefacente. Siamo grati della vita e dimostriamo questa gratitudine prendendoci cura di questo dono con la pratica dello Yoga e con tanti altri gesti gentili nei confronti del nostro corpo e di tutto il nostro universo.

LA SEQUENZA
Questa breve sequenza ha lo scopo di mantenere (o incrementare) la mobilità della colonna tonificando al contempo i muscoli dorsali. La sequenza è mirata a questa parte specifica, ma il nostro organismo è un tutt’uno quindi bisognerà prendersene cura globalmente. Per esempio, un fastidio alla schiena può essere originato da un problema dell’anca o da una cattiva occlusione dentale o da altre cause. E ancora, per la stabilità e l’allineamento del corpo sono essenziali anche i muscoli addominali.

MALASANA: gambe aperte più della larghezza delle spalle e ginocchia piegate, le mani formano il Namasté e gomiti a contatto con le cosce.

PARIGHASANA: porto il ginocchio destro a terra, la gamba sinistra si stende lateralmente, inspirando le braccia si allungano parallele verso il cielo e con l’espiro fletto a sinistra il busto. Il braccio sinistro si appoggia alla gamba mentre quello destro disegna un mezzaluna, lo sguardo va alla mano in alto. Con l’inspiro torno al centro e ripeto dall’altra parte. Con un nuovo inspiro le braccia e la gamba destra tornano allineate al centro, incrocio caviglie e dolcemente porto i glutei a terra.

PARIVRTTA SUKHASANA: appoggio mano destra dietro la schiena e quella sinistra al ginocchio sinistro, con l’espiro ruoto a destra. Inspirando torno al centro e ripeto dall’altra parte. Al termine torno al centro con l’inspiro.

PASCHIMOTTANASANA: distendo gambe in avanti, mani ai lati del corpo, con l’inspiro le braccia salgono al cielo e con l’espiro fletto in avanti il busto. Con l’ispiro esco dalla posizione riportando il busto in posizione eretta. Porto la schiena lentamente verso terra attivando gli addominali, srotolando vertebra dopo vertebra. Una volta arrivato a terra rotolo a sinistra portandomi pancia a terra.

SHALABASANA: braccia lungo i fianchi e gambe leggermente divaricate. Inspiro attivo le tutte catene muscolari posteriori sollevando testa, spalle, petto, braccia e gambe. Se voglio rimanere nella posizione respiro solo con gli apici polmonari per evitare di dondolare. Espiro sciolgo la posizione, rotolo a destra ritrovandomi disteso a pancia in su.

HALASANA: attivo bene gli addominali, con l’espirazione attivo le braccia facendo forza verso il pavimento e con le gambe dritte porto i piedi dietro la testa. Cerco di tenere il busto ben dritto con gli ischi che puntano al cielo per riuscire a respirare più agevolmente. Al termine fletto leggermente le gambe e con schiena curva rotolo deciso in avanti riportandomi in MALASANA.

ISTRUZIONI PER L’USO
Il flow può essere inserito in una sequenza più lunga oppure ripetuta più volte come pratica a sé stante. In questo caso nelle prime ripetizioni tenere la posizione per poco tempo e non affondare troppo. Dopo alcune ripetizioni più dinamiche che muoveranno l’energia nel corpo, si può passare ad un’esecuzione più lenta e profonda che ci permetterà anche di scivolare gradualmente in uno stato meditativo. Le sequenze di asana ripetute sono i mantra del corpo e hanno sulla mente il medesimo effetto di quelli recitati.

SERENDIPITA’
Il mio obiettivo iniziale era costruire una sequenza per la salute della colonna vertebrale a livello fisico, ma durante le prove mi sono reso conto che, dopo aver compiuto cinque o sei ripetizioni, sedere a gambe incrociate e schiena dritta diventa molto confortevole. Una notevole quantità di energia sorregge senza sforzo la schiena e pure le anche vengono scaldate e ben allargate dalla sequenza. Accadono un sacco di cose buone senza cercarle, apprezziamole!

PACE – SATTVA
Al termine della pratica godiamo di questa preziosa condizione con una meditazione, con una recita di mantra oppure con un quieto Pranayama come ad esempio Nadi Shodana Pranayama.

DADHICHI
Dedico con gratitudine questa sequenza al saggio Dadhichi, il cui mito mi ha commosso. Egli sacrificò la sua vita affinché i Deva (dei benevoli) potessero sconfiggere gli Asura (demoni); infatti solo le armi ricavate dalle sue ossa adamantine avrebbero potuto sconfiggerli. In particolare dalla sua spina dorsale fu ricavata il Vajra, l’arma che permise di sconfiggere Vritra, il re dei serpenti a capo dei demoni. A tale episodio è dedicata Laghu-Vajrasana, il piccolo fulmine, un impegnativo inarcamento che compare nella seconda serie dell’Ashtanga Vinyasa. Anche la seduta in Vajrasana ricorda il sacrificio del generoso Rishi che si sedette in tale posizione per entrare in Samadhi e sacrificare il proprio corpo per il bene del mondo.

Luca Pesacane

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