Agli occhi pieni di vita dei viaggiatori. Un viaggio in solitaria nel Sud Est Asiatico

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Tempo di lettura:7 minuti, 46 secondi

È impossibile racchiudere in poche pagine tutto quello che ho visto, sentito, provato in quei mesi di viaggio in Sud Est Asiatico. Vorrei però condividere con voi alcuni pezzi salienti dei miei scritti perché condividere è diventato per me un motto di vita e magari, chissà, riuscirò anche a fornirvi qualche spunto di riflessione e d’ispirazione.

11 giugno 2016, Milano

Oh ragazza, sii coraggiosa, sii cosciente ed accetta che tu sia alla ricerca di Qualcosa. Qualcosa dai caratteri del tutto indefiniti e dai contorni delimitati solo dalla consapevolezza di ciò che quel Qualcosa non è. Ma continua a cercare. Sii coraggiosa.

26 novembre 2016, in un parco di Bangkok

E nel caos, nel frastuono, nel delirio, un’oasi di silenzio, di pace, di respiro.

28 novembre 2016, Chiang Mai

Mentre aspettavo su quella piccola panchina il taxi rosso che mi avrebbe portata al tempio buddista Doi Suthep, dove avrei trascorso 21 giorni per un ritiro di meditazione Vipassana (una piccola nota per introdurvi subito alla mia pazza personalità, dove per “pazza” s’intende ultra-critica e ultra-performativa nei confronti di me stessa: prima di quell’esperienza, non avevo mai meditato in vita mia e, come al solito, avevo deciso di passare da niente a tutto!), conobbi un’insegnate di yoga americana. Come per magia, si trasformò nella mia guida spirituale di quei momenti che precedevano la mia entrata nel tempio. Mi accompagnò fino alle porte dorate e mi disse: “Questo cambierà del tutto la tua vita, per sempre. Ricordati di una cosa: quando è difficile ed insopportabile, significa che sta funzionando. Ora vai. Sei pronta. I tuoi occhi brillano.”

I miei occhi erano davvero brillanti e pieni di lacrime. Piansi. Pensai: “sta iniziando, sono nel posto giusto. Sono dove dovrei essere nel momento in cui dovrei esserci!”.

Mangiai un pezzo di mango essiccato, sapendo che sarebbe stato uno degli ultimi per un tempo che sembrava illimitato ed indefinito. Poi il tutto iniziò.

Non ti arrendere per favore, non cedere
anche se il freddo brucia
anche se la paura morde
anche se il sole si nasconde
e taccia il vento
ancora c’è fuoco nella tua anima
ancora c’è vita nei tuoi sogni.
Perché la vita è tua e tuo anche il desiderio …

Mario Benedetti

A distanza di mesi da quel giorno, riguardai il mio diario e mi accorsi che la lacerazione dei miei scritti rifletteva molto bene la mia lacerazione emotiva, psicologica, fisica e spirituale durante i 10 giorni più interminabili, terribili, pesanti, sconcertanti della mia breve vita di 24enne. Ma fu lì che mi risvegliai.

Come avrete notato, i 21 giorni iniziali si trasformarono in 10 effettivi. E la mia mente del tempo diceva: “non ce l’hai fatta a concludere, che fallimento. Non dirlo a nessuno almeno, eh!”.

Contro quella mente però si stagliò un’altra voce impetuosa che, per la prima volta nella mia vita, mi fece accettare e amare me stessa e ciò che ero stata in grado di fare nella sua grandiosa totalità, cioè meditare 10 ore al giorno, digiunare, affrontare le paure più recondite e il mio inconscio più buio senza nessuna guida, sperimentare rilasci di energia sotto forma di dolori, paralisi fisiche e voci in testa, convivere con l’idea che stessi impazzendo.

 

16 dicembre, Pai, Tailandia

Ieri, dopo un buonissimo Pad Thai, sono andata a Art in Chai, un delizioso caffè pieno di energia positiva. Musica hippie dal vivo, chai speziato, gente di ogni età seduta per terra a piedi scalzi ondeggiando e cantando tutti insieme. Sorrisi, vestiti larghi e colorati, odore di incenso e dolci essenze, volti segnati da sofferenze ma lottanti di felicità. Mi sono commossa specialmente perché mi sono ritornate in mente quelle giornate e serate di molti anni fa passate con gli amici di famiglia a cantare, ridere, esplorare, giocare, scherzare, abbracciare la natura, sentirsi parte di una comunità … sentirsi parte di una comunità! Questo ora mi manca a causa del mio eccessivo individualismo, nutrito anche dal sistema educativo universitario e dal sistema culturale in cui ho vissuto, in particolar modo negli ultimi anni. Non mi ero mai accorta di quanto una comunità fosse importante e di quanto sia possibile vivere e creare una comunità.

23 dicembre, Risaie di Sapa, Vietnam

In questo mese, mi sono resa conto che tutte le conversazioni intense che ho avuto con persone apparentemente totalmente diverse da me, mi hanno fatto sentire come se la mia vera me fosse altra da ciò che mi sono costruita artificialmente, specialmente in questi ultimi anni universitari. Mi sono accorta forse di essere molto più simile e di voler essere più simile, in termini di approccio alla vita, ai “falliti e agli emarginati” – definiti tali ovviamente da una società che si basa su determinati (dis)valori. Cioè?

  • Accorgersi che la vita sia un percorso individuale E comunitario
  • Perseguire amore e attenzione verso se stessi, verso gli altri e verso il pianeta
  • Coltivare la propria spiritualità e connessione con la terra
  • Praticare yoga e meditazione
  • Mangiare cibo sano, naturale e vegetariano/vegano
  • Apprezzare la semplicità e l’essenzialità

 

16 gennaio, Ubud, Bali

Questa sera sono andata allo Yoga Barn e ho preso parte alla Gala Spirit Night. Tre ore di musica tribale, con strumenti ancestrali. Ho pianto al suono di una musica che parlava di una danza d’amore tra un uomo e una donna. Ho pianto per la dolcezza di quell’amore. Ho pianto perché ho sentito che ciò che cerco in termini di relazioni umane esiste e si è esplicato davanti a me in quella danza.

Poi ci siamo stesi a terra ed ha avuto inizio un’esperienza stupenda: il mio corpo è caduto in torpore, assopito, calmato. Intorno a me, l’aria era colma di suoni mai sentiti. La vibrazione di un gong mi è penetrata nelle gambe e nelle braccia, scuotendo tutte le mie cellule. Un canto antico greco con una voce melodiosa di donna mi ha risvegliato. Mi sono accorta che per qualche secondo non riuscivo a muovere le braccia e le gambe, come se in quel momento io non fossi più il mio corpo. Ero diventata un’onda di calma e di serenità.

 

26 gennaio, Gili Air, Indonesia

Delle volte mi chiedo cosa stia facendo qui, delle altre lo so alla perfezione, delle altre ancora ne intuisco solo vagamente il motivo. In questi ultimi giorni sono stata intrappolata dalla pianificazione dei prossimi mesi, dalla crescente ansia di dover iniziare a pensare “alla vita vera”, al mio futuro lavoro, a come integrare ciò che sto imparando durante il viaggio. È un continuo oscillare tra il trovare serenità con me stessa e il doverla ricercare, tra il voler stare da sola quando ci sono persone e il voler stare con persone quando sono sola.

Ho notato, parlando con diversi viaggiatori, che molti cercano nel viaggio risposte e ricercano se stessi. Come me. Ma come farlo?

Il fatto che mi stia prendendo del tempo per pormi queste domande spero sia utile e porti a chiarezza, e non invece a desolazione nel non avere risposte … c’è anche da dire che forse non dovrei pretendere di avere tutte le risposte subito, specialmente essendo queste macro domande esistenziali!

Molte persone che ho incontrato sono ultra trentenni, che hanno iniziato e vissuto una vita che si è rivelata non soddisfacente. Poi ci sono invece i giovani ventenni che sembra viaggino per provare brividi, forti emozioni, per divertirsi, per rimandare e dimenticare decisioni e responsabilità. Poi ci sono io … come al solito non mi sento appartenente a nessuna parte. Io, che non ho ancora esperito una vita così restrittiva da prendere drastiche decisioni. Io, che percepisco già la liquidità e la fragilità di quel divertimento giovanile. Dove andare ora? Quale sarà la prossima avventura?

Sospinta da un’intuizione interiore, mi ritrovai di nuovo nell’isola paradisiaca di Bali dove trascorsi i successivi due mesi al centro Yoga Barn a Ubud, sperimentando diversi stili di yoga, di meditazione, rituali sciamanici e kirtan.

Avevo già praticato yoga in ufficio l’anno precedente, ma l’aspetto spirituale ed energetico era stato del tutto estromesso dalle lezioni. Sentivo che per me sarebbe stato un ottimo percorso di vita, ma non avevo mai avuto la possibilità di interessarmene a pieno, fino a quel momento. Lo yoga diventò un tassello fondamentale della mia quotidianità e del mio processo di scoperta interiore. Mi aiutò a trovare alcune risposte a quelle domande che mi tormentavano … ma mi aiutò anche a formularne moltissime altre!! E scoprì che questo è un bene: continuare a farsi domande. Le risposte arriveranno se e quando devono arrivare.

 

28 marzo, Ubud, Bali

Sul tetto di casa mia, naso in su a guardare le stelle nel buio più nero

Su quel tetto in Ubud
ascoltavo estasiata
il silenzio costellato di cinguettii
il silenzio inondato di ronzii
il silenzio incastonato di guaiti
il silenzio circondato di silenzio.

Il silenzio di Madre Terra.
Poi comparvero le stelle
e i miei occhi di bambina si persero
in estasi.

E Tu eri lì con me.
Tu eri dovunque.

 

29 marzo, Bangkok, Tailandia

Si ritorna da dove si è partiti, Bangkok. Quasi nello stesso giorno del mese. Queste sono forse le uniche due variabili costanti nell’equazione. Solo quattro mesi, ma una persona così diversa e più incredibilmente vera. In cammino verso il mio percorso di Verità …

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