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In questi ultimi decenni, la pratica dello yoga è entrata nella società occidentale, stabilendosi come metodo per ottenere del benessere psicofisico, essenzialmente tramite la pratica delle posture (asana). Il beneficio derivante da questa pratica chiamata hatha yoga è tangibile; milioni di persone ne hanno tratto giovamento. Questo tipo di yoga affonda le sue radici nella cultura dell’antica India, dove è chiamato astanga yoga, letteralmente, lo yoga dalle otto fasi. L’hatha yoga costituisce la terza fase. Se vogliamo veramente trarre beneficio da questa pratica di ginnastica posturale delle asana dello yoga, dobbiamo diventare consapevoli delle fasi precedenti, chiamate yama e niyama. Queste due prime fasi sono fondamentali per poterci elevare sulla scale di questo yoga dalle otto fasi.

  • Yama: indica tutto ciò che è di ostacolo all’evoluzione, costituisce una base morale essenziale affinché si possa affrontare la fase successiva;
  • Niyama: sono le “osservanze” che si devono adottare, l’accettazione di ciò che è positivo per una purificazione psicofisica;
  • Asana: dopo aver accettato un certo “modus vivendi”, seguendo i primi due stadi, entriamo nel terzo livello, dove si approfondisce la conoscenza del proprio veicolo, il corpo umano;
  • Pranayama: esso consiste nella pratica degli esercizi respiratori, tramite i quali lo yogi giunge a controllare la mente;

Le fasi successive, (5) pratyahara, (6) dharana, e (7) dhyana progressivamente portano lo yogi a concentrarsi profondamente, conoscendo la propria natura spirituale e realizzando lo yoga nel significato stesso della parola, l’unione del sé trascendente (atma) con il Sé Supremo, l’anima di tutte le anime, chiamato Paramatma (Anima Suprema).

Ed infine, l’ultima fase è il (8) samadhi, dove lo yogi, distaccato dal mondo, gode di una felicità incontenibile, a contatto con l’Anima Suprema.

Questa breve sintesi di ciò che costituisce l’astanga yoga può suscitare in noi molte domande: cos’è l’atma? Cos’è il Paramatma? Domande importanti poiché c’illuminano riguardo allo scopo dello yoga. In questo breve articolo, non voglio approfondire questi temi, i quali possono essere trattati in un futuro. Per ora volevo solo stimolare una introspezione sul vero scopo e significato che ci prefiggiamo nella pratica dello yoga, che dovrebbe essere la conoscenza del sé e del Sé Supremo.

L’astanga yoga non è l’unica disciplina di autorealizzazione. Ci sono altre forme di yoga, tanto per citarne alcune tra le più importanti, come sono spiegate nel testo più essenziale appartenente alla rivelazione vedica, la Bhagavad Gita. Questo testo ci introduce alla conoscenza del karma yoga, letteralmente lo yoga dell’azione e ci precisa che ci sono diverse forme di karma yoga, a diversi livelli. A un livello inferiore, è l’azione offerta al Divino, affinché possiamo ottenere un’elevazione a un piano di virtù, per una propria gratificazione, come il raggiungimento di un piano paradisiaco di esistenza, dove il godimento dei sensi non è impedito dalle cause della sofferenza caratteristiche del nostro piano di esistenza, quali la malattia, la vecchiaia, ecc. Il livello più elevato della pratica del karma yoga è chiamato niskama karma yoga, cioè l’azione compiuta, non per il proprio piacere, ma unicamente per il servizio divino verso l’Assoluto, definito nella Bhagavad Gita come il Signore Beato, Krishna, l’Infinitamente Affascinante.

Porre enfasi sull’autorevolezza della Bhagavad Gita è molto importante poiché è il libro fondamentale della rivelazione vedica, e accettando e seguendo i suoi insegnamenti, vengono evitate molteplici speculazioni che fuorviano dal sentiero stabilito dai rishi (saggi) vedici, i veggenti luminari della scienza di autorealizzazione spirituale. La Gita inoltre c’introduce al jnana yoga, o yoga della conoscenza, del discernimento tra spirito e materia. I seguaci di questo yoga sono conoscitori delle Upanishad e del Vedanta Sutra. Questi jnani aspirano a realizzare la loro identità spirituale, atma o atman, come non differente dall’Anima Suprema (Paramatma) e a fondersi in questo Paramatma, perdendo la propria individualità. Come una goccia d’acqua a contatto con l’oceano diventa a sua volta oceano.

Ora, cari lettori, cerchiamo di andare un po’ più in profondità!!

La Bhagavad Gita spiega un’altra forma di yoga, che Krishna definisce bhakti yoga. Bhakti è sinonimo di “amore devoto”. Questo yoga ha la finalità di sviluppare questo amore latente che ognuno di noi possiede indipendentemente dalla razza, credo, colore ecc. nel profondo del nostro essere. Questo amore può essere risvegliato tramite delle procedure, seguendo delle pratiche di sadhana (pratica regolata dalle ingiunzioni scritturali), cantando dei mantra, accettando la guida di un guru autentico, a patto che sia fatto in modo coscienzioso e con sentimento. La pratica della bhakti come enunciata nella Gita costituisce il livello più avanzato di autorealizzazione. Krishna, chiamato anche Yoghesvara (il Signore dello yoga), definisce il bhakti yogi come il più elevato tra gli yogi:

yoginam api sarvesam

mad-gatenantar-atmana

sraddhavan bhajate yo mam

sa me yuktatamo matah

“Di tutti gli yogi, colui che con grande fede dimora sempre in Me e Mi adora servendoMi con un amore trascendentale è il più intimamente legato a Me ed è il più grande di tutti.” (Bhagavad Gita 6.47)

Krishna definisce tre livelli di realizzazione dell’Assoluto, con tre termini:

  • Brahman: che significa “spirito”, la realizzazione del sé, dell’atma infinitesimale;
  • Paramatma: l’Essere onnipresente, onnisciente, onnipotente, infinito, emanazione plenipotenziaria del Divino;
  • Bhagavan: il Divino nella Sua forma spirituale trascendente e suprema, ma pur sempre una persona.

Questi sono tre successivi livelli di realizzazione di un’unica sostanza spirituale.

Al primo livello, quello del brahman, realizziamo che esiste un’energia che pervade tutta la creazione materiale e spirituale. È come una grande luce che sostiene ogni cosa. È la sorgente di ogni luce, solare, lunare, elettrica… La nostra natura essenziale è anch’essa composta da questa luce. Le Scritture vediche ci esortano nel non identificarci con questa luce in termini quantitativi. Non siamo il Tutto. Noi siamo eternamente individui infinitesimali, mentre il brahman è infinito. Ma qualitativamente, siamo della sua stessa natura.

Il secondo livello ambito dagli astanga yogi, la realizzazione del Paramatma, può assumere diversi aspetti. Ad un livello inferiore, si ricerca la fusione dell’anima individuale (atma) nel corpo trascendentale del Paramatma. Il più elevato è l’unione con l’Anima Suprema, in un sentimento di venerazione e riverenza, comprendendo la Sua supremazia e grandezza.

Infine, il terzo livello, e il più elevato, è la realizzazione di Bhagavan, il Divino nella Sua forma originale e primordiale. Krishna, nella Gita, dichiara di essere Lui stesso questo Supremo Bhagavan (cioè Colui che possiede le sei perfezioni: bellezza, ricchezza, saggezza, rinuncia, potenza e fama).

bahunam janmanam ante

jnanavan mam prapadyate

vasudevah sarvam iti

sa mahatma su-durlabhah

“Dopo numerose nascite e morti, colui che ha la vera conoscenza si sottomette a Me [Krishna, Bhagavan], sapendo che Io sono la causa di tutte le cause e tutto ciò che esiste. Un’anima così grande è molto rara.” (Bhagavad Gita 7.19)

Naturalmente sarebbe necessaria uno studio molto più approfondito per comprendere il soggetto in esame. Il mio compito è solo quello di stimolare la vostra curiosità, poiché la conoscenza alla quale mi riferisco non è frutto di una mia elucubrazione mentale ma è l’insegnamento contenuto nella letteratura vedica.

La letteratura vedica è composta di vari corpi letterari: i quattro Veda (Rig, Sama, Atharva, e Yajur), il Vedanta Sutra, 108 Upanishad, 18 Purana per un totale di 400.000 sloka di 4 versi ognuno (di cui il più importante per la scuola della bhakti è il Bhagavata Purana o Srimad Bhagavatam, composto da 18.000 sloka), poemi epici come il Mahabharata (composto da 100.000 sloka e che include la Bhagavad Gita, è l’opera più imponente dell’intera letteratura mondiale) e il Ramayana, solo per citarne alcuni tra i più importanti.

Mi auguro che possiate approfondire questa conoscenza sublime, portando a piena maturazione il frutto della vostra pratica yogica.

OM TAT SAT

Walter Montagner (Vasudeva Datta das)

studioso dei testi vedici della bhakti, pratica ed insegna il bhakti yoga secondo la scuola Gaudiya Vaishnava da più di quarant’anni.

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