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In queste poche righe cercherò di esporre una forma di conoscenza così com’è presentata nei Veda, testi che sono alla base delle varie discipline yogiche.

I Veda non sono una raccolta di conoscenza umana. È detto che la conoscenza vedica discende dal mondo spirituale. Si chiama anche Shruti e si riferisce a una conoscenza ottenuta attraverso l’ascolto. Non si tratta di una conoscenza sperimentale, la Shruti è considerata la madre (la madre rivela l’identità del padre). In modo simile se vogliamo conoscere qualcosa che sia al di sopra della nostra esperienza sensoriale, dobbiamo accettare l’autorità dei Veda. Non c’è ragione di sperimentare ciò che è già stato sperimentato. I Veda sono chiamati apauruseya, cioè non sono prodotti da una creatura di questo mondo. Questo mondo è in sostanza un’energia che ha origine da un energetico che è la sua fonte. I Veda affermano che questa fonte si manifesta in due aspetti: uno aspetto impersonale e uno personale. Da questa forma personale emanano le vibrazioni sonore spirituali. Il suono spirituale, aprakrta è completamente differente dal suono materiale, prakrta. Gli studiosi di fisica conoscono solo il suono prakrta, quelli prodotti nello spazio materiale, perciò dobbiamo sapere che i suoni vedici emessi sotto forma di espressioni simboliche, non possono essere compresi da nessun abitante dell’universo, se non da chi abbia ricevuto l’ispirazione sovrannaturale aprakrta trasmessa oralmente attraverso la successione dei maestri spirituali. Nessun studioso profano è in grado di tradurre o rivelare il vero significato dei mantra o inni vedici, perché questi ultimi possono essere compresi solo se si riceve l’ispirazione cioè l’iniziazione da un maestro spirituale autentico. Il vedanta sutra (scrittura che contiene l’essenza della conoscenza vedica) afferma che il suono è l’origine di tutti gli oggetti di possesso materiale e che grazie al suono è possibile mettere fine all’esistenza materiale.

L’intera manifestazione materiale ha avuto origine dal suono (anche nella Bibbia è detto : “In origine era il Verbo…”), il suono, quando è dotato di una particolare potenza, può anche mettere fine alla schiavitù materiale.

Il Bhagavata Purana (una importante scrittura vedica) ci dà importanti spiegazioni precisando che dal suono si manifesta l’etere e dall’etere l’aria. Il suono è l’origine dell’etere e dall’etere ha origine l’udito. L’udito è l’organo principale per ricevere la conoscenza.

I saggi che possiedono la vera conoscenza definiscono il suono come ciò che esprime l’idea di un oggetto e ciò che indica la presenza di un oratore che resta invisibile ai nostri occhi: il suono costituisce la forma sottile dell’etere. Le forme sottili nascono dall’elemento etereo. L’aria, il fuoco, l’acqua e la terra, sono manifestati a partire dalla forma sottile. Le attività della mente le attività psicologiche- il pensare il sentire e il volere- si svolgono anch’esse sul piano dell’esistenza eterea.

La nostra schiavitù nella vita materiale è cominciata dal suono materiale e ora dobbiamo purificare questo suono con la comprensione spirituale. Il suono esiste anche nel mondo spirituale, e se ci avviciniamo a questo suono, la nostra vita spirituale avrà inizio e tutti gli altri elementi necessari al nostro progresso spirituale diventeranno accessibili.

Dobbiamo capire che il suono è all’origine di tutti gli oggetti materiali destinati al piacere dei sensi, ma se il suono è purificato, può generare tutto ciò che abbiamo bisogno per una vita spirituale.

I principi fondamentali dello yoga sono enunciati nelle Shruti vediche, le shruti sono l’enunciazione principale dei veda, la rivelazione perfetta priva di errore, al di là della materia. Shruti significa shabda: ciò che può essere afferrato con l’ascolto, la forma sonora della verità rivelata, che è discesa dall’alto.

È naturale che i Veda ci dicano che possiamo avvicinare la realtà suprema soltanto attraverso il suono. Altrimenti negherebbero la loro stessa validità. Se non dicessero che possiamo ottenere la verità solo attraverso il suono, allora quale sarebbe la loro ragione di esistere, dal momento che essi sono suoni incarnati? Per cui se riusciamo ad identificare la loro reale caratteristica, troveremo che i Veda principali dicono che attraverso la coltivazione del suono possiamo ottenere la trascendenza. Possiamo arrivare a capire questo solo attraverso sabda pramana (la rivelazione). Solo il suono può esprimere la realtà. I Veda non possono che affermare questo, altrimenti sarebbero una inutile giungla di suoni. Shruti significa quello che può essere ricevuto attraverso l’orecchio, e quel suono è assoluto. Gli Shruti dichiarano che solo attraverso il suono possiamo ottenere il fine supremo.

I codici principali (sutra) degli Shruti ci informano: “nikhila sruti mauli ratna mala”, mauli significa “le scritture principali”. Esse sono innumerevoli gemme o gioielli che compongono una collana. Grazie al loro splendore svelano, illuminano la via della nostra evoluzione. Proprio come una lampada illumina la via al viandante, così i principali Shruti ci aiutano a percepire che solo attraverso il suono possiamo ottenere una consapevolezza al di là dell’immaginabile.

Rupa goswami (grande filosofo illuminato del quindicesimo secolo) dice che saremo frustrati se studiamo i Veda in modo superficiale. Ma se ricerchiamo con una mente positiva, per la grazia dei sadhu (maestri), scopriremo che gli Shruti principali ci conducono verso la concezione che l’unico oggetto di tutti i suoni vedici è quel suono centrale: AUM (OM).

Ci sono diverse sezioni dei Veda che elargiscono notizie del regno assoluto, ma deve esserci un centro. I suoni principali emettono una luce che, come una torcia, ci mostrano un suono centrale, rappresentazione del Tutto Supremo, e questo è l’Omkara. Innumerevoli anime liberate lo circondano, offrendo il loro omaggio a quel suono centrale dal quale tutti i mantra sono originati per darci qualche idea dell’aspetto sonoro del centro assoluto, la forma sonora del Divino. Questa è la tesi di questo grande saggio Sri Rupa goswami.

La parola sacra dei Veda rappresenta dunque la manifestazione sonora del Divino. È Dio stesso fattosi strumento sonoro per consentire agli esseri umani di spezzare i vincoli dei condizionamenti e giungere nuovamente alla percezione della realtà attraverso la pura coscienza. La parola divina (chiamata vac, o sabda brahman), ha funzione creatrice: è la matrice dell’esistenza, non diversa dalla sostanza che essa designa, anzi la realtà stessa. Nella Manu samhita è spiegato che da essa ebbero origine i nomi degli oggetti e delle azioni; numerose Upanisad e il Vedanta sutra identificano nella vibrazione spirituale, la primigenia potenza creatrice dell’universo, vac, che viene prima degli uomini e dei deva (esseri celestiali), prima dell’avvento dei tempi.

Per i rishi vedici (veggenti) il potere della parola sacra e pari al potere dell’intuizione/illuminazione. Essi hanno sviluppato una elaborata scienza del suono, non semplicemente del suono in sé, ma del suono e della luce e della loro fusione nella meditazione, attraverso la quale si perviene ad un ascolto e una visione interiore. I rishi ascoltano e nel contempo vedono i Veda. Far risuonare la parola sacra equivale infatti a illuminare. La parola sacra, vac, si articola in quattro stadi principali:

  • Para: il livello trascendentale;
  • Pashyanti: la visualizzazione interiore;
  • Madhyama: l’elaborazione del concetto;
  • Vaikhari: l’enunciazione della parola.

Generalmente noi siamo consapevoli soltanto dell’ultimo di questi stadi, quello più esterno o manifesto, nel quale sono celati tutti gli altri. Affinché l’illuminazione avvenga è necessario che la persona, salendo gradino dopo gradino, riesca ad arrivare in cima a questa scala mistica del verbo sacro fino ad accedere al livello più elevato, quello in cui la parola non è più solo un insieme di elementi fisici, in questo caso lettere dell’alfabeto o suoni, ma è una ierofania, una manifestazione del sacro, in quanto rivela la verità ontologica, suprema ed è un riflesso del Divino.

Gli antichi saggi e gli yogi praticavano il canto dei suoni spirituali, o mantra, come metodo di auto realizzazione per raggiungere i livelli più elevati di illuminazione. Questo stesso metodo è a disposizione in quest’era post-moderna, e molti lo stanno già praticando in modi più o meno consapevole. Devono solo assicurarsi di avere delle guide illuminate, edotte del metodo e della meta da raggiungere, appartenente ad una tradizione spirituale autentica.

Walter Montagner

Vasudeva Datta Das

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