Il suono nel cuore – anāhata chakra

La parola anāhata indica il misterioso suono nel corpo eterico, il quale inizia senza un corpo fisico. Ana è il prefisso negativo in sanscrito e ahata significa il battito o la vulnerabilità. Con questa negazione la traduzione della parola anāhata esprime un suono senza vulnerabilità o senza un tocco.

Non dobbiamo confondere questo suono con il rumore del battito fisico dell’organo del cuore, creato dalle quattro valvole cardiache: la mitrale, la tricuspide, l’aortica e la polmonare. L’apertura e la chiusura delle quattro valvole produce un tono alto che il medico può sentire con lo stetoscopio.

Il centro anāhata è localizzato vicino alla colonna vertebrale direttamente all’altezza dell’organo fisico del cuore. La scienza non può individuare un centro metafisico, perché è invisibile e senza sostanza fisica. L’energia nel cuore si crea con differenti correnti fra il pensiero e la volontà. Fisicamente il pensare funziona con le percezioni e le sinapsi del cervello, mentre la volontà è legata a tutti i processi del metabolismo. Per sviluppare l’anāhata chakra l’individuo deve sistemare questi due poli verso un’armonia. Non è sufficiente cercare solo un equilibrio tra metabolismo e sistema nervoso. Uno sviluppo dello spirito con una giusta crescita delle rappresentazioni nel pensare e una buona disciplina nella volontà sono inevitabili. Se l’armonia fosse un mero collegamento tra due diversi poli, allora mancherebbe il progresso spirituale. Per questo motivo l’armonia è il risultato di uno sviluppo dello spirito, dell’anima e del corpo fisico.

Come nasce questo suono metafisico nel centro del cuore? I mondi superiori sono organizzati in un ritmo come una grande e perfetta musica. Tramite la coscienza di questa sfera metafisica il praticante sente le differenti melodie del cosmo e percepisce in se stesso una ripercussione nel centro del cuore.

Perché possiamo sentire un suono fisico, ad esempio la caduta di un sasso che batte sul pavimento? Un battito ha sempre un inizio e una fine. La scienza spiega il suono con le vibrazioni nell’aria e con la capacità dell’orecchio di reagire ai sensitivi movimenti nell’aria. Tutti i movimenti nel mondo fisico creano una vibrazione e un’oscillazione nell’aria. Ma che cosa succede nel cosmo? Ci sono diverse distanze tra i pianeti, esiste un certo ritmo e alla fine una grande sinfonia. La proporzionalità nello spazio cosmico crea una musica, senza vibrazione e senza battiti. I pianeti nel cosmo non si toccano.

L’individuo in pādāngusthāsana, la posizione sulla punta dei piedi, vive intensamente il rapporto tra l’esteriore e l’interiore. In questa posizione in equilibrio i sensi avvertono tranquillamente l’esteriore mentre le percezioni si interiorizzano nel cuore.

Il suono nel cuore è come la musica sovrasensibile del cosmo. Il praticante può sentire o, per meglio dire, può intuire questa musica con un modo di pensare abbastanza libero dal condizionamento del corpo fisico. Questo pensiero è una sorta di meditazione. Il corpo fisico si ritira e allora la consapevolezza avverte la sua esistenza nell’intero cosmo. Tutto suona in questo cosmo e il suo risuono o riverbero raggiunge il centro del cuore.

Heinz Grill

Scrittore tedesco, alpinista e maestro di yoga vive in Trentino da più di 20 anni. Il suo lavoro è rivolto alla ricerca e all’insegnamento di un’attività spirituale dell’individuo nel suo contesto sociale. Tratta nei sui libri diversi argomenti, spiritualità, yoga, respirazione, alimentazione, architettura, meditazione ed anche l’arte del movimento nell’arrampicare.

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2 thoughts on “Il suono nel cuore – anāhata chakra”

  1. il link messo alla parola padagusthanasana porta a un altro esercizio Padahastasana.
    Padagusthansana è una posizione sulla punta dei piedi che è conosciuta per l’attenzione armoniosa tra le percezione fuori e l’interiorizzazione necessaria per l’equilibrio.

    1. Buongiorno, la ringraziamo per la segnalazione.
      Il link è stato corretto, ma segnaliamo che esistono alcune varianti di Padangusthasana. Probabilmente quella a cui si riferisce lei è Utthita Hasta Padangusthasana, mentre esiste una variante (per quel che ci risulta) simile a Padahastasana, ma nella quale si afferrano appunto gli alluci.
      Sarà opportuno inserire su Yogapedia.it una pagina di “disambiguazione” ed indicare tutte le varianti.

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