Il Nada Yoga, o Yoga del suono, è una pratica che si avvale con assoluta efficacia, e scrupolosità, del suono e della voce, come risorse primarie per migliorare l’equilibrio psicofisico ed energetico della persona. Usare con maestria, suoni e voce, come utensili di guarigione. I mantra e la musica, vengono utilizzati con cura, al fine di raggiungere la meta massimale dello Yoga: l’integrazione della personalità, la ri-connessione con il Divino e il totale compimento spirituale.

Conosciuto (rinomato) appunto come “Yoga del suono”, si tratta di un’antica tecnica indiana di musicoterapia, introdotta negli anni ‘70 in Occidente da Wenu Mukunda, valoroso ed abile suonatore di Vina, studente brillante, che sin da bambino aveva studiato la musica classica indiana. Una sorta di sistema metafisico indiano ma, identificabile (nei tratti e nei lineamenti), come ad un autentico zibaldone dove convergono e convivono con armoniosità: un sistema filosofico, una medicina e una forma di Yoga.

La parola sanscrita “nada”, viene abitualmente tradotta con suono: in realtà, i suoi contenuti, sono variegati e molteplici. C’è un aspetto di Nada, che possiamo, con attenzione, esperimentare attraverso i sensi (l’udito, il tatto): ma ce ne sono anche altri, via via più sottili e raffinati, che possiamo saggiare solo scendendo in punta di piedi, negli stati più profondi della nostra mente. È di vitale importanza, comprendere all’interno della nostra saggezza, che lo Yoga, è innanzitutto uno stile di vita, uno stato di coscienza sporgente verso l’unità, l’armonia e l’equilibrio: uno stato di coscienza tendente al calamitico.

Attraverso le vibrazioni vocali e strumentali e soprattutto, attraverso la cosiddétta “nostra torcia dell’interiorità”, riusciremo con estrema naturalezza, a proiettarci all’interno di un percorso che si prodigherà sempre più (con gradualità, ed abile tenacia), alla ricerca del Suono Spirituale e alla ricerca del nostro vero Sé, sotto forma di suono e flusso energetico, fino ad arrivare alla totale percezione dell’estasi interiore. Tutto questo, ci permetterà poi di entrare a stretto contatto (in maniera diretta, sincera e proficua), con il nostro suono interiore, la nostra vibrazione ipersensibile, e il nostro riverbero; potremo così, riuscire a purificare i nostri chakra e ad armonizzare le nostre energie, innalzando ai massimi gradi il nostro stato vibrazionale, emotivo e mentale.

Mettersi in silenzio, ascoltare ogni minima percezione riposta con cura e delicatezza all’interno del nostro parsimonioso involucro; là, dove tutto vibra con assoluta certezza, e certosina coerenza; con la frequenza esatta della vita, che si manifesta con semplicità e candore attraverso un’armonia pacifica perfettamente sintonizzata con la vita stessa: questo è Nada Yoga. Una Disciplina Musicoterapeutica. Ad esempio, pensiamo ad una comunicazione attiva attraverso l’uso della musica e/ o degli elementi musicali, quali: suono, ritmo, melodia ed armonia.

Tutto questo, si amalgama all’interno di un contesto dove suono e calore, tendono a sviluppare un unico corpo: etimologicamente “NA”, che deriva dal sanscrito, si riferisce al Prana (energia vitale), ed è l’energia che in gran parte, tutti noi, prendiamo dal respiro, mentre la sillaba “DA”, fa riferimento ad Agni, ovvero, il Dio del Fuoco, che rappresenta il calore che sostiene la vita. A tal proposito, Venu Mukanda, sostiene: “Quando Prana e calore si accorpano, si partorisce il suono: un sònito vicino/ lontano. Infatti, quando vogliamo trasferire un pensiero in parole, si alza lievemente e gradualmente, la temperatura corporea”.

Fabio Strinati
Puoi ascoltare alcune delle sue composizioni “ispirate” al Nada Yoga su Yogapedia.it

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