Il celebrare è svolgere un rito per onorare qualcuno o qualcosa e lo si può fare in vari modi, verbalmente o attraverso uno scritto come questo e in ogni modo ciò che conta è il gesto del ricordare e, quindi, del  solennizzare.

Nell’epoca moderna dove capita che lo scopo principe dello Yoga sia stato quasi dimenticato, onorarlo è certamente appropriato. La celebrazione della vita e quella dello Yoga, se ci riflettiamo, non sono dissimili perché la vita offre allo Yoga la possibilità di essere strumento per condurci a realizzare il senso della vita stessa e quanto di più profondo è custodito in essa, ovvero quel Brillio che ci permette di essere, anche se è sconosciuto ai molti.

D’altro canto, celebrare lo Yoga significa ritornare a dare ad esso il riconosciuto onore di essere un sistema complesso, articolato ma, nel contempo, ricercato e lineare per togliere tutto ciò che ostacola la reale visione della dell’esistenza stessa.

Nel mondo moderno lo Yoga e divenuto un fenomeno di massa ed è stato diffuso come una ginnastica  propedeutica a……

Quindi esso è stato ammantato di una grande illusione e l’attenzione è stata posta  sulla superficie del contenitore, quando Yoga invece è l’unione delle parti frammentate e divise che sono all’interno dei contenitori, senza dimenticare che, per proteggere il contenuto è necessario prendersi cura del contenitore, come ci insegna l’Hatha Yoga.

Per la società moderna noi siamo numeri, lo si è visto anche nella recente pandemia, dove si contavano gli infetti, i guariti , i morti, dimenticando che dietro ogni numero c’erano persone con una vita che, fino ad allora, aveva scorso nel tempo pregna di tutte le sue emozioni, sentimenti, paure, agitazioni, realizzazioni e della sua storia.

Magnificare è ritornare a dare il giusto valore alla vita di tutto ciò che esiste. Quindi non bisogna utilizzare lo Yoga in maniera partitica, a seconda di ciò che ci aggrada risolvere, perchè finiamo per depauperarne il significato stesso che è unire.  Se ci riflettiamo è come se cercassimo continuamente di dividere questa complessa scienza, quando invece è stata intuita, sperimentata e studiata dagli yogi che si sono susseguiti nei secoli, per ritornare a Satya, la Verità. Dobbiamo continuare a coltivare la  consapevolezza che lo Yoga è quel percorso  che avviene durante i tempi delle nostre vite per portarci dall’ignoranza alla conoscenza. Infatti la vera cerimonia può avvenire quando diveniamo consapevoli del perché del percorso e mentre lo esploriamo, come pellegrini ricercatori della Realtà ultima, durante tutto il cammino, onoriamo con gratitudine ciò che lo Yoga ci offre per arrivare alla meta, il Samadhi, in cui celebreremo  la conquista della libertà, l’esperienza della pura gioia, ciò a cui ogni essere aspira.

Come i Veda ci insegnano la gioia non è possibile trovarla nelle cose secolari intrise di maya, perché noi stessi siamo incarnazioni dell’eterna ananda e avendo dimenticato questa verità ricerchiamo nel mondo la gioia occasionale. Asana, Mudra, Bandha, Pranayama, Dharana, Dhyana, per citarne alcuni, sono strumenti che lo Yoga ci offre per esperire e portarci alla meta della realizzazione. Le loro origini sono molto antiche e possiamo considerare queste pratiche  interdipendenti.

Le Mudra, in particolare, spesso ci vengono proposte come un medicamento che apporta un determinato beneficio per una determinata problematica e non come parte di una sadhana.  Tuttavia nel loro significato più profondo, divengono un gesto che sigilla l’esperienza sottile dell’espansione del soffio vitale affinché non ci sia dispersione, ma continui a coscientizzarsi entro noi per agevolare il risveglio della Shakti, come spiegato nella Gheranda Samitha.

Il Kularnava Tantra ci espone il significato della parola Mudra che potremmo sintetizzare in causare piacere, gioia. Ma che tipo di gioia o piacere  può procurare una mudra? Innanzitutto quando commemoriamo lo facciamo per il piacere di rendere tributo a qualcosa che abbiamo riconosciuto essere importante  per la società. Riguardo a ciò nel 2016 l’Unesco ha riconosciuto lo  yoga  patrimonio orale ed immateriale dell’umanità riconoscendo l’importanza della filosofia dietro l’antica pratica dello yoga dichiarando: “  …. Praticato a tutte le età,senza discriminazione di sesso, classe o religione, lo yoga associa posizioni, meditazione, respirazione controllata, recitazione di parole e altre tecniche mirate a offrire benefici, ad attenuare i dolori e a consentire di raggiungere uno stato di liberazione”. Quindi anche l’Unesco ha riconosciuto che le pratiche dello Yoga mirano a consentire di raggiungere uno stato di liberazione.

L’abilità di un praticante ricercatore nel percorso yogico è quella di accogliere, veicolare e abbandonarsi al soffio vitale, custodendolo con un sigillo affinché non vada disperso all’esterno ma possa agevolare il risveglio della Kundalini. E’ come lavorare per arrivare a un risultato e poi attestarlo con un prezioso gesto di consapevolezza cioè una Mudra. Noi pensiamo che le varie pratiche dello Yoga siano scollegate, ma se non fosse così? Se tutto avesse un senso ed una consequenzialità per addivenire alla meta ultima per cui gli antichi yogi avevano vissuto ricercandola?

Nella società moderna non sempre diamo valore a ciò che abbiamo e anche alle conoscenze che sono arrivate fino a noi. Per esempio non diamo valore al tempo della vita e lo sprechiamo e in questo modo non la celebriamo.

Celebrare significa ricordare, onorare, qualcuno  o qualcosa per il suo valore e oggi dobbiamo chiederci, con sincerità ed umiltà, qual è il valore che stiamo dando alla nostra vita e  se l’amiamo, qual è il valore che diamo allo Yoga, come strumento per realizzare il significato della vita stessa?  In una società che è abituata a dividere invece che unire, abbiamo diviso lo Yoga come se i testi antichi non fossero altro che dei ricettari e quindi abbiamo pensato questo Asana serve a questo, questo Pranayama serve a quest’altro, questa Mudra è utile per questo ed abbiamo dimenticato la ricerca, la sperimentazione, il percorso  e la meta.

Oggi più che mai dovremmo chiederci se stiamo rispettando la storicità dello Yoga e perché lo stiamo praticando. Le Mudra, che fanno parte, secondo l’Hatha Yoga Pradipika di una yoganga, non sono solo dei gesti o sigilli, ma sono anche simboli la cui pratica richiede una consapevolezza più raffinata e una conoscenza più sottile del soffio vitale, del suo alitare all’interno di noi e del suo direzionarsi. Praticare Yoga significa acquisire  la cognizione che ogni sospensione del respiro, ogni allocazione del corpo, ogni gesto fatto con esso, ha un suo profondo perché e in questo senso, celebrare lo Yoga significa praticarlo ovunque e non solo su un tappetino. In fondo l’Assoluto ci offre il tappetino della vita per praticare e far si che la teoria si trasformi in esercizio, ricordando che la teoria senza la pratica non è molto utile e che la pratica senza la teoria può essere pericolosa. Una Mudra può essere un gesto che richiama un determinato stadio di consapevolezza raggiunto oppure può aiutarci a sviluppare quel determinato stato di coscienza. Tuttavia se decidiamo di celebrare dovremmo gestualizzare per comunicare uno stadio di raggiunta consapevolezza. Possiamo considerare una Mudra come un gesto di anelito a ritrovare quella gioia che giace nascosta dentro di noi.

Ad esempio Shanti Mudra ci ricorda che non possiamo essere gioiosi se non c’è pace dentro e fuori di noi e che per questo è necessario celebrare la vita di ogni essere, in qualunque dimensione si trovi e augurare a tutti di vivere nella pace e nella gioia. Dobbiamo ricordarci che il corpo è transeunte rispetto all’abitante dello stesso. Possiamo attuare Shanti Mudra passando dalla pratica individuale a una pratica che possa essere di beneficio per tutti gli esseri ovunque siano. Così  nell’apertura abbandonarci ad una gioiosa celebrazione della vita che scorre nel Tutto, non solo onorandola, ma applicando uno dei principi dello Yoga, che è quello di non cercare la diversità nell’unità, ma l’unità nella diversità di ogni essere. Shanti Mudra è consigliata nel tempo in cui predomina Sattva, all’alba, quando l’aria è rarefatta. Mentre il sole sorge anche la forza del soffio vitale sorge dentro di noi risvegliando le nostre parti latenti ed assopite e ci apriamo, con un gesto di offerta di ciò che siamo, anelando all’unione con il Cosmo. Shanti Mudra ci consente di aprirci alla vita universale e addivenire alla realtà che la vita non è un subire qualcosa, ma è un vivere quel qualcosa e quindi dovremmo gioire di questa esperienza a cui si dice anelino anche i Deva. Si dice che le Mudra siano il linguaggio dei Deva, un linguaggio fatto di gentilezza e quando possiamo dire di celebrare davvero con lo Yoga la vita? Quando riconosciamo che dentro di noi c’è una fonte eterna di verità e che questo sogno chiamato vita, non deve rimanere tale, ma può essere realizzato grazie ai sottili ammaestramenti dello Yoga.

Adriana Crisci

mail: adrianacrisci4@gmail.com

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One thought on “Celebriamo con Shanti Mudra l’unità dello Yoga”

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