Spesso incontro persone che pensano che l’Ashtanga Yoga teorizzato da Sri K. Pattabhi Jois sia un tipo di yoga dove l’unico obiettivo sia quello di sudare faticando, per portare il praticante a superare il proprio limite. 

E devo ammettere che capisco il perché a volte passi questo messaggio. 

Troppo spesso da questa pratica si estrapola solo il concetto di dinamismo ed esibizionismo. Ma in realtà può nascondere un approccio ben diverso.

È innegabile che l’Ashtanga sia uno dei tipi di yoga più dinamici, ma c’è modo e modo di muoversi e soprattutto diventa fondamentale dove si sceglie di portare la propria attenzione.

Premetto che non penso ci sia un approccio giusto e uno sbagliato in assoluto. Ognuno trasferisce ciò che vuole e cerca anche nella pratica. Però dobbiamo fare attenzione a non far diventare la pratica degli Asana lo “scopo” dello Yoga, facendogli perdere la funzione di strumento. Penso che sia importante capire che un corpo flessibile e forte non sia per forza lo specchio di un praticante che si sia immerso profondamente nel nettare dello Yoga. Ovviamente le due cose possono anche essere parallele, ma se si porta il proprio focus solo su cosa sia in grado di fare il nostro corpo, si stanno perdendo alcuni aspetti degli Asana.

Il corpo, la sua postura, i suoi blocchi e il modo di praticare raccontano esattamente chi siamo. Ogni cicatrice, trauma, paura impressa sul piano emotivo modella la nostra forma. Quindi un blocco fisico è anche un blocco energetico ed emozionale. Partendo da questo aspetto la tendenza a spingere troppo quando si pratica diventa un arma a doppio taglio. Ovviamente nell’immediato si  avrà l’impressione che più si spinga e più si entri in profondità in una posizione. Ma proprio perché all’interno di quella parte è bloccata anche un’ emozione, (soprattutto se è un blocco profondo) se la si affronta come fosse un nemico, l’unica cosa che si otterrà a lungo termine sarà una dinamica di compensazione posturale nella quale il corpo aumenterà la protezione e di conseguenza la “chiusura” di quella zona, andando ad ipersciogliere tutto ciò che c’è intorno. L’impressione sarà di un effettivo allungamento e apertura ma sarà solo una sensazione fittizia. In realtà ogni blocco andrebbe visto come un nodo. Se proviamo a sciogliere un nodo tirando le estremità otterremmo solo una maggiore pressione interna. L’unico modo di sciogliere un nodo è perdere tensione al centro, creando spazio. E lo spazio negli asana si crea col respiro e non con i muscoli. Il concetto non dovrebbe essere quello di imporre una forma ma perdere la propria, per essere in grado di accogliere ogni tipo di movimento senza sforzo né tensione. Si deve cercare una connessione non una contrazione. Altrimenti saremo dei semplici esecutori che, per quanto perfetti, continueremo a riprodurre forme senza mai accogliere il cambiamento. Non è importante ciò che il nostro corpo sia in grado di fare costringendolo in schemi fisici e mentali, ma la capacità di perdere gli schemi per rientrare in un concetto di fluidità universale dove l’equilibrio e il centro si adatteranno di volta in volta a ciò che la vita ci dona sia sul tappetino che fuori. Nella pratica si dovrebbe ricercare un equilibrio tra energia Yin ed energia Yang, dovrebbe essere una danza di Shiva con Shakti in grado di trasmetterci il concetto che non si può conoscere un aspetto della pratica senza portare al suo interno anche il suo opposto. Quindi anche nell’Ashtanga Yoga il concetto di spinta, tensione, forza, controllo e densità deve essere riequilibrato con quello di abbandono, fluidità, leggerezza e vuoto.

Oltre al lottare bisogna anche imparare l’arte dell’abbandono altrimenti sarà una guerra. E come in tutte le guerre non c’è mai nessun vincitore…

Riccardo Gherardi

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4 thoughts on “L’altro volto dell’Ashtanga Yoga”

  1. Si concordo amo la sequenza della prima serie ed è bello entrare nel ritmo di asana e counter pose sciogliendo via via il corpo anziché forzandolo e con il corpo anche la mente scioglie invece che trattenere emozioni e pensieri.
    Grazie🥰 mi è piaciuto l’articolo! Namaste

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