Il corpo che abito è un corpo “rotto” in seguito ad una caduta da 4 metri all’età di 13 anni con conseguente trauma vertebrale e schiacciamento del midollo spinale, la diagnosi fu paraplegia e come scarpe imparai ad indossare una sedia a rotelle.

Ho riparato il mio “corpo rotto” come si usa nel kintsugi: anch’io, come nella pratica giapponese, ho fatto in modo che la stessa divisione o rottura sia diventata poi la preziosità del  mio corpo che ha smesso di camminare.

I piedi d’argilla rendono prezioso l’oro della statua, ci diceva O. Wilde. La bellezza della perfezione è nell’imperfezione.

Atleta paralimpica dal 1987 al 2013, scelsi come disciplina il Tennis Tavolo (ping pong), gioco molto veloce e super tecnico, la pallina ha variazioni di effetti infiniti e c’è un immenso bisogno di concentrazione, calma, freddezza, autostima come in tutti gli sport, non c’è tempo per pensare, tutto è troppo rapido.

Ovviamente a quel tempo ero tutta proiettata verso l’agonismo, mettevo in quella direzione la rabbia di non poter più camminare, correre, mi ero inventata una strategia positiva , lo sport è meraviglioso ti fa stare bene, ti insegna umiltà, disciplina, benessere e … tanto altro.

Incontrai la pratica dello Yoga nel centro di Mario Di Grazia nel 1992 (l’anno delle Paralimpiadi). Cercavo qualcosa che calmasse la mia ansia, la paura di vincere o perdere. Le partite possono durare anche un’ora se gli atleti sono di pari-livello e io non ero un’atleta fredda e determinata vincevo dove potevo perdere e perdevo dove potevo vincere, aver avuto un incidente in così giovane età non mi dava equilibrio. Camminavo funambola su una corda immaginaria in equilibrio precario.

Diventai naturopata e cominciai a sentir parlare di Yoga e un giorno per caso (anche se ho imparato che  il caso non esiste) ebbi proprio lì un appuntamento fondamentale della mia vita.

Il centro  dal nome Saddana non era accessibile: aveva dei gradini. Fui accolta subito amorevolmente e aiutata anche a scendere sul tappetino. Le barriere nello Yoga non esistono. E… proprio su quel tappetino guidata dalla voce del Maestro Mario dimenticavo cosa potevo o non potevo muovere, attraverso la pratica e la meditazione scoprii negli anni, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, l’infinita bellezza di questa pratica.

Prima dell’incidente cavalcavo e sognavo di diventare un fantino, riuscii a realizzare il sogno sportivo con il tennis tavolo e ribaltai così la mia vita.

Ebbi una carriera di enorme soddisfazione per 20 anni tra le prime 10 al mondo, riuscii a vincere tante medaglie tra cui una alle Paralimpiadi di Barcellona 92, innumerevoli Campionati Europei, Mondiali e centinaia di tornei internazionali, viaggiai tantissimo e conobbi tantissime realtà. Conclusi la mia carriera agonistica ai World Master Games a Torino nel 2013 con persone senza disabilità, vinsi 2 ori e 1 argento, la mia sete di agonismo finì nel modo migliore.

Continuai  e continuo ad allenare atlete e atleti, la mia vera medaglia d’oro era ed è proprio l’insegnamento. Dentro me affiorava il desiderio di diventare anche Insegnante di Yoga, difficile sì, ma non impossibile .

Le scuole erano titubanti ad accogliermi in quanto sulla sedia a rotelle, ma non mollai come è nel mio carattere e incontrai finalmente una scuola che me lo permise.

Sarò sempre grata allo CSEN e ai miei insegnanti Aurora Lo Sapio, Luigi Torchio e Monica Sabbadini che mi accolsero con gioia e senza nessuna difficoltà o pregiudizio.

Nella tesi finale presentai un metodo che divenne poi un libro.

Nacque così nel 2018 “Yoga a Raggi Liberi” un piccolo libro che rende il Saluto al Sole accessibile a tutti con l’accoglienza delle diversità. Questo libro come dice sempre Cecilia Martino (l’editing) è un “manuale di yoga che si legge come un libro di poesie“.

Il metodo da me inventato e brevettato è dedicato esplicitamente ai 12 Asana del Surya Namaskar, che sono innanzitutto movimenti di consapevolezza, estremamente benefici per il corpo-mente. Gli Asana che ho ideato per il Saluto al Sole a dispetto della loro apparente semplicità sono frutto di molto impegno e di un infaticabile lavoro di ricerca personale che si è avvalso anche della collaborazione di vari specialisti dopo averlo provato ogni giorno per mesi su me stessa e su tantissime persone con disabilità motoria, neurologiche (gravi o meno gravi), paraplegia, distrofia, sclerosi multipla, atassia ecc…

Finalmente un Saluto al Sole che si può praticare da seduti!

Ho un ricordo bellissimo accaduto proprio in questo momento di pandemia con una bambina di 9 anni, Olga, che aveva rotto una gamba e voleva continuare a praticare Yoga con i suoi compagni almeno su zoom, così mentre loro facevano il saluto al sole in piedi, lei lo faceva una sedia. E ha voluto impararlo bene per poi farlo fare anche ai suoi compagni. I bambini come sappiamo bene non hanno le rigidità degli adulti, mi ha insegnato tanto.

Tornando al libro, vorrei aggiungere che nessun vocabolo, dalla prima all’ultima pagina, è stato scelto a caso così come le citazioni dei grandi Filosofi e Insegnanti Spirituali.

Con l’amica editing Cecilia e tutto il gruppo che mi ha aiutata a realizzarlo, siamo stati per mesi una vera comunità spirituale, ogni singola fiammella ha fatto la sua parte, un vero sangha.

Alcune importanti case editrici erano molto interessate, ma potevano uscire solo nei mesi di  Settembre o Dicembre, il mio desiderio invece era di presentarlo per la Festa della Mamma: lo volevo donare a mia madre per onorare i 10 anni della sua scomparsa, a lei che ha lascito il corpo troppo giovane.

Il mio meraviglioso sangha mi ha aiutato a realizzare il sogno: Raimondo Rosa antichissimo e profondo amico spirituale ha curato l’impaginazione, l’amica preziosa Veronique Torgue la copertina, il mio giovane amico Federico Solito il logo, Maren Olmann le fotografie, Luca Goia le rappresentazioni delle posizioni e, infine, Cecilia Martina curatrice del testo. Eravamo davvero tutti uniti per diffondere questo piccolo metodo innovativo, le trasformazioni sono cambiamenti di visione di scelte e diventano ancora più urgenti quando si affrontano temi legati alla “diversità” e la poesia intesa qui come Visione e non come semplice versificazione, ha una forza motrice eccezionale.

Ho portato il libro e il metodo in tante scuole di Yoga d’Italia, in varie Unità Spinali, alla Casa dei Risvegli Luca De Nigris di Bologna, alle settimane multi-sport di Freewhite a Sestriere, nelle scuole, in due edizioni del Festival della Cultura Paralimpica a Roma e all’Università di Padova, a Castellana Grotte in uno straordinario evento culturale, all’Università di Scienze Infermieristiche di Torino, all’Associazione Aism.

Infine a settembre 2020 grazie all’Associazione di Alba SportAbili che ha creduto nel progetto, abbiamo realizzato un mini corso per insegnanti Yoga per far conoscere le differenti disabilità, così da praticarlo nelle scuole e accogliere persone con disabilità motoria o con qualche problematica.

Il metodo, il Saluto al Sole di Yoga a Raggi Liberi non è brevettato a fini di lucro e qualsiasi insegnante può usarlo: per me l’importante è divulgare il benessere per tutti e non per pochi perchè anche un corpo diverso non perfetto potrà praticare Asana straordinari.

Come citava Iyengar: “Il corpo è il nostro tempio e gli Asana sono le nostre preghiere”, e con qualsiasi corpo si abiti aggiungo. E’ meraviglioso sentire che sempre più insegnanti sono interessati a far praticare Yoga anche a persone con disabilità.

Credo che le accademie Yoga dovrebbero dedicare alcune ore di studio alle diverse condizioni neurologiche o ortopediche in modo da divulgare sempre più questa pratica da portare anche negli Ospedali non solo sottolineando i benefici di pranayama e della meditazione, ma anche diffondendo gli Asana che il corpo in quel momento può praticare.

Lo Yoga ci insegna grazie a consapevolezza e presenza costante a mangiare in modo consapevole, alla non violenza, ad osservare le proprie attitudini e reazioni senza giudizio e a tantissimo altro. Dovrebbe esistere come materia scolastica e in alcune nazioni questo già accade e sono fiduciosa che accadrà anche in Italia.

Esiste anche un video del Saluto al Sole di Yoga a Raggi Liberi montato da Edmondo Perrone altro meraviglioso amico del sangha, dove si vede la differenza degli Asana da seduta (praticati da me) e da in piedi (da altra insegnante).

Ringrazio infine Yoga Magazine per questa possibilità di articolo perchè l’invisibile diventa più visibile grazie a persone come Sibilla che cercano di divulgare anche differenti informazioni.

Concludo questo articolo con una citazione del libro: “il saluto al sole è il nostro ritorno a casa, e possiamo farlo ciascuno con la forma provvisoria di cui dispone, con il corpo che momentaneamente lo veste, amandolo fino all’ultima cellula perchè in ognuna di quelle cellule c’è l’esistenza divina. Siamo parte di un tutto come una matrioska.”

Che tutto in voi sia gioia!

Namaste

Patrizia Saccà

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One thought on “Praticare Yoga con il corpo che si abita”

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