Con la parola “fluire” penso ad uno scorrere armonioso, sciolto, continuo e senza intoppi. Mi appare l’immagine di un fiume, allegro e piacevole da osservare e ascoltare, mentre le acque scendono, riempiendo le sponde in un movimento continuo.

Mi ricorda lo scorrere della vita, il susseguirsi di eventi, senza nessun trattenimento, senza che lo scorrere stesso abbia interruzioni.

La stessa sensazione sento a volte nella pratica degli yoga asana. Innanzitutto un fluire di movimenti, dove il corpo entra in un ritmo, direi un ritmo universale, con la chiara sensazione che quel ritmo non lo si crea, ma si entra a farne parte.

Come saltare sopra ad un treno che è già in corsa, per esserne trasportati.

Quando si pratica con questa fluidità la mente è nel corpo, insieme a tutto il pensare, l’agire, il sentire, il percepire. Ne risulta l’unione ricercata dagli yogi. Unione tra Atman e Brahman? Tra coscienza individuale e coscienza cosmica? Non lo so. Per quanto ho potuto esperimentare direi unione tra corpo e mente, qualche cosa che è riproducibile e che tutti hanno facoltà di sperimentare, provare e sentire fino ad esserne pienamente consapevoli.

Non sempre pratico asana in sequenza (ashtanga vinyasa), a volte sento la necessità di approfondire degli asana, mi soffermo e scelgo su cosa lavorare, e allora questa fluidità viene meno, perché l’attenzione è su altri aspetti, altrettanto importanti e non trascurabili e che, oltretutto, serviranno anche alla pratica stessa.

Ma perché è così importante fluire durante la pratica degli yoga asana?

Quando fluiscono i movimenti durante la pratica ho l’opportunità di lasciare andare ciò che normalmente trattengo e controllo, anche nelle posture.

Nel fluire dei movimenti tra una postura e un un’altra ho l’opportunità di essere presente nel corpo e nella mente, in unione.

Tutto ciò che alleniamo sul tappetino può esserci di aiuto, ispirazione, esempio ed educazione per la vita fuori dal tappetino. È così che dovrebbe essere. Ma non è scontato, e non c’è nessuna garanzia che sia così, ci vuole proprio l’intenzione per portare dentro la propria vita lo stesso atteggiamento della pratica yoga. Ricordarcelo, ricollegarci al nostro respiro per ritrovarci, ricordarci di dare voce al sentire del corpo. E’ così che diventiamo degli yogi, attenti ed ispirati da ciò che studiamo ed esperimentiamo.

A livello pratico come avviene la pratica fluida? Per esperienza personale, quando avviene è perché ci sono un insieme di elementi in concomitanza, allenamento del corpo e precisione delle posture, ma l’elemento più determinante è il respiro, anch’esso allenato, preciso e soprattutto non forzato, al punto che non vi è nessuna tensione a tenere ampiezza e lunghezza del respiro. Questo è l’elemento che fa da ‘trait d’union’ , che collega tutto e tutto inonda di presenza e consapevolezza. Quel qualchecosa che tutto ispira, che mi fa sentire e realizzare oltre che fare.

Quel qualcosa che mi fa sentire dentro di me, che trasforma il continuo pensare il corpo in essere il corpo.

Come?

  • Praticare quotidianamente per permettere al corpo di riconoscere le posture, allenare il corpo in modo di mantenere gli asana senza sforzo eccessivo (che interrompe la fluidità) e per allenare il respiro seguendo un ritmo nella pratica, contando i secondi di inalazione ed esalazione eventualmente con l’ausilio di un metronomo.

Questa fase è importantissima. Proprio come un musicista impara prima le note, le scale, e a restare nel ritmo, per puoi suonare un pezzo musicale tutto fluido scorrevole e piacevole, cosi è per la pratica fluida, imparo gli asana, li miglioro nell’allineamento e poi entrando nel ritmo del respiro avviene una pratica fluida, senza interruzioni.

  • Conoscere bene la sequenza degli asana che andiamo a praticare.
  • Portare attenzione alla precisione delle posture, l’allineamento, rispettare la meccanica del corpo (funzionamento delle articolazioni e muscoli: non serve per forza conoscere l’anatomia, anche se aiuta molto, ma è sufficiente un insegnante che spieghi questi aspetti) e tutto intensamente ma con gradualità per evitare di farsi male. Più è definito il movimento e più avverrà fluido lo spostarsi da una postura all’altra.
  • Durante la pratica non interrompere per fare altre cose (come ad esempio rispondere al telefono).
  • Se ci si distrae ritornare costantemente con l’attenzione al respiro.

Ecco questi sono alcuni aspetti essenziali per la pratica di una sequenza di asana in maniera fluida per coinvolgere la mente pienamente in ciò che si fa.

Spero che in qualche modo ciò che ho scritto qui possa essere di utilità.

Ti auguro una buona continuazione.

Valentina Silvestri

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One thought on “Fluire con il respiro: essere il corpo anziché pensare il corpo”

  1. Splendida e chiara la descrizione a parole di Valentina, quasi direi un vissuto messo in parole e non parole pensate e messe li senza essere nel corpo! Namaste Valentina

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