Il suono della OM è tornato a vibrare negli spazi aperti della città di Roma, come in molti altri luoghi d’Italia, per la settima edizione dello Yoga Day, evento internazionale lanciato dal presidente indiano Narendra Modi in sede ONU nel 2014 e celebrato fino ad oggi nel mondo intero.

L’International Yoga Day è stato però bruscamente interrotto per più di un anno dalla pandemia da COVID-19, come del resto è avvenuto per tutte le varie modalità collettive di condivisione di questa antica disciplina. Allievi e praticanti hanno vissuto nel tempo sospeso di lezioni on line, di momenti di riflessione e di consapevolezza interiore (speriamo si sia verificata almeno questa possibilità) oltre che di paura e di stupore, possiamo immaginare, di trovarsi nel mezzo di una pandemia che si pensava medievale e invece era qui, nel nostro mondo “evoluto”, a farci stare con il fiato sospeso.

Scriveva Albert Camus, “L’epidemia non mi insegna nulla se non che bisogna combatterla al suo fianco…nessuno al mondo ne è immune. E che bisogna sorvegliarsi senza tregua per non essere spinti, in un minuto di distrazione, a respirare sulla faccia d’un altro e a trasmettergli il contagio. È il microbo a essere naturale. Il resto, la salute, l’integrità, la purezza, se lei vuole, sono un effetto della volontà che non si deve mai fermare. L’uomo onesto, colui che non infetta quasi nessuno, è colui che ha meno distrazioni che può. E ce ne vuole di volontà e di tensione per non essere mai distratti; si, Rieux, essere appestati è molto faticoso; ma è ancora più faticoso non volerlo essere. Per questo tutti appaiono stanchi: tutti, oggi…” (La peste).

È l’impressione che si ha guardandosi intorno, c’è stanchezza e allo stesso tempo desiderio di vivere.

A Roma, a Castel Sant’Angelo, c’è stato finalmente un momento di respiro, un sospiro di sollievo, un desiderio unanime di esserne fuori, nonostante non possa dirsi completamente sventato il pericolo, una volontà nascente di volgere in positivo questa esperienza.

A questo evento, organizzato dall’Unione Induista Italiana-Sanatana Dharma Samgha e dall’Ambasciata dell’India in Italia, hanno partecipato tante scuole di yoga romane in rappresentanza di diversi orientamenti e tradizioni: Federazione italiana Gitananda yoga, Ananda, Federazione italiana yoga, 3HO, Brahma Kumaris, Bhaktivedanta, Sarva Yoga, Light on yoga (Iyengar), Self Realization fellowship, Sri sri yoga. Sul palco, inoltre, erano presenti il senatore Lucio Malan, il consigliere comunale Daniele Diaco, l’ambasciatrice Neena Malhotra e Riccardo Serventi Longhi che ha guidato la pratica.

Yoga per il benessere? Yoga per l’evoluzione spirituale? Il Mahant Paramahamsa Svami Yogananda Ghiri ha ricordato nel Satsamga on line il senso dello yoga tradizionale, come parte essenziale della tradizione religiosa indù; senza lo yoga non ci sarebbe l’induismo.

I presenti hanno osservato il rito del Protocollo di yoga definito dal governo indiano a livello internazionale. Accanto a loro, il dono dell’Unione Induista Italiana: una piantina aromatica (menta, rosmarino, salvia, timo), un gesto gentile e significativo della coscienza ecologica così importante e necessaria oggi, che l’Unione Induista vuole stimolare e diffondere con azioni concrete e con la campagna “Ecologisti all’infinito”, che l’ente religioso intende portare.

Lilamaya, volontaria Unione Induisti Italiana

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