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Illustrazione di Francesco Ragni

“Tamaso ma jyotir gamaya”

Tutto intorno a noi si muove, le situazioni cambiano in positivo come in negativo, in questo mondo nulla rimane così com’è, le potenti forze naturali decompongono qualsiasi cosa dal più piccolo oggetto al più grande impero, questa è la realtà oggettiva a cui tutti noi dobbiamo far fronte. Da che mondo è mondo, un susseguirsi di cambiamenti sono accaduti, creazioni e dissoluzioni si sono succedute e naturalmente succederanno inevitabilmente. Gli antichi testi vedici dichiarano che il fattore tempo regna sovrano in questo mondo, se questo fattore potrebbe essere personalizzato, non ci sarebbe personalità più potente.

C’è un bellissimo versetto nella nella Bhagavad-gita (8,16) che ci porta alla vera comprensione: “Dal pianeta più alto al pianeta più basso sono luoghi di sofferenza dove nascita e morte si susseguono.” Cosa stanno a significare queste parole così enfatiche; dal pianeta più elevato il luogo dove Brahma il creatore di questo universo risiede (i Veda spiegano che l’universo in cui viviamo è stato creato in un tempo particolare e verrà distrutto dopo un certo periodo di tempo), fino ai sistemi planetari inferiori (dimore di esseri differentemente evoluti) sono luoghi in cui il tempo regna sovrano e verranno distrutti quando sopraggiungerà il momento. Naturalmente considerando tutto questo panorama cognitivo fatto di creazioni e distruzioni, comprendiamo che la vera felicità non è in questi luoghi.

Cosa intendono i Veda come reale cambiamento? Il cambiamento interiore, il prendere coscienza della temporaneità della nostra vita esteriore, riconoscendo l’eternità del reale, cioè la vera vita, l’essenza presente in tutti gli esseri che non è soggetta al decadimento, alla distruzione e alla morte. Nei Veda, in particolare nella Bhagavad-gita, questo è il cambiamento che dobbiamo accogliere, cioè una nuova presa di coscienza dell’eternità del reale (la vita, l’anima) e la temporaneità dell’illusorio (il corpo come microcosmo e l’universo come macrocosmo).

Nel tempo che viviamo al presente, indubbiamente ci sono dei cambiamenti in atto: come persone evolute spiritualmente, dobbiamo prendere coscienza di queste forze potenti che ci spingono in due direzioni contrapposte, verso l’elevazione o verso il degrado.

In una storia che viene raccontata tra gli indiani d’America, i saggi pellerossa dicono che dentro il cuore di ogni uomo risiedono due cani, uno buono e uno malvagio, che costantemente sono in lotta tra di loro per il sopravvento. Il cane malvagio rappresenta le nostre tendenze verso l’avidità, la collera, l’orgoglio, la lussuria e l’invidia mentre il cane buono sono le nostre virtù: la compassione (la misericordia), la sobrietà (l’umiltà), la purezza (la pulizia), la veridicità (l’integrità). A volte il cane cattivo ha il sopravvento su di noi e a volte quello buono ha la meglio, ma chi vincerà questa lotta? I saggi indiani dicono che colui che nutrirai avrà la forza di vincere e che lasciando a digiuno il cane malvagio vinceremo.

In questa società queste due forze sono in atto: il bene divino e il male demoniaco. Ma noi possiamo, con le nostre scelte, volgerci verso una direzione o l’altra.

La tendenza naturale di tutti noi è seguire una guida, un’autorità. La Bhagavad-Gita 3.21 spiega: “Qualsiasi azione compia una grande personalità, l’uomo comune segue le sue tracce. Tutto il mondo segue la norma che egli stabilisce con il suo esempio.” Questa è una grande verità; nel bene come nel male, noi seguiamo un’autorità. Con questo presupposto, dovremmo comprendere come essere guidati da una personalità che abbia sviluppato tutte le migliori qualità, la più grande compassione verso gli altri esseri, una vera umiltà che è la comprensione della nostra insignificanza di fronte al tutto, assenza di orgoglio, un abbandono ad una volontà superiore essendo privo di invidia.

Cosa ne pensate? E’ possibile trovare una tale personalità?

In effetti questo è l’unico cambiamento possibile per giungere ad un grande bene, ad un benessere globale. Ricordo le parole di una canzone di George Harrison intitolata “Beware The Darkness” (Attenti all’oscurità). Una frase molto significativa di questa canzone è: “Guardatevi intorno, prendetevi cura di voi stessi, state attenti agli avidi leader, essi vi portano dove non dovreste andare, state attenti all’oscurità.”

Questo penso sia la sostanza per il vero cambiamento, l’essere coscienti del bene e del male che sta intorno a noi, scegliere con determinazione e costanza un sentiero che porta alla luce interiore ed essere felici di percorrerlo nonostante le difficoltà che naturalmente incontreremo, cercando di costruire in questo mondo fallibile qualcosa che non sia soggetto alla distruzione.

OM TAT SAT

Walter Montagner (Vasudeva Datta das), studioso dei testi vedici della Bhakti (come la Bhagavad Gita e lo Srimad Bhagavatam), pratica e insegna il Bhakti yoga secondo la scuola Gaudiya Vaishnava da più di quarant’anni.

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