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Dai testi classici all’Occidente, lo Yoga mantiene il suo intento primario: trovare una soluzione al dolore.

Cos’è la prima cosa che i neofiti yogi e yogini sentono nominare appena poggiano piedi e tappetino in una classe di yoga? Il mantra universale OM (Aum), molto probabilmente, che di solito viene intonato all’inizio e alla fine di ogni sessione di pratica. Subito dopo vengono gli asana, che costituiscono la prima tappa dell’Hatha Yoga e la terza nell’ottuplice sentiero dell’Asthanga Yoga di Patañjali.

Il termine può essere tradotto letteralmente dal sanscrito in “posizione seduta”, più semplicemente “posizione”, e indica una postura corporea che contribuisce alla stabilità fisica e mentale e genera un senso di benessere. Ma c’è di più: quello che fa di una posizione qualsiasi un asana è l’atteggiamento mentale, un genere particolare di consapevolezza senza le interferenze determinate dall’attività del pensiero.
Ogni asana implica una fase dinamica, per assumere la postura e poi ritornare alla posizione iniziale, attraverso movimenti lenti, sicuri, dolci, in modo che non vi siano tensione o fatica. E una fase statica, che prevede una immobilità senza sforzo o tensioni, un lavoro profondo sia al livello del corpo grossolano che del corpo energetico. Qui è fondamentale la consapevolezza del respiro, qui inizia il tirocinio della mente.

Il grande maestro Patanjali sintetizza il significato degli asana in alcuni illuminanti Yoga Sutra, 196 aforismi per capire e studiare meglio noi stessi e gli altri.

“Sthira-sukham asanam” (Y.S. II-46). “Prayatna-saithilyananta- samapattibhyam” (Y.S. II-47). “Tato dvamdvanabhighatah” (Y.S. II-48).
“La postura (dovrebbe essere) stabile e comoda”. “Mediante il rilassamento dello sforzo e la meditazione sul senza fine”. “Da ciò la mancanza di attacchi da parte delle coppie di opposti”.
Il requisito fondamentale di un asana risiede quindi nella possibilità di essere condotta in maniera stabile e comoda, inducendo un equilibrio fisico e mentale tale da far emergere nel praticante un “sentimento oceanico”, che consente alla mente individuale di fondersi con il “senza fine”, priva del conflitto generato dalle “coppie di opposti”.

Gli studi condotti in India da Swami Kuvalayananda tra il 1924 e il 1966, e successivamente da altri ricercatori, hanno chiarito molti dei meccanismi psico-fisiologici attraverso i quali le pratiche yoga operano all’interno del corpo. Fondamentale è stato l’ausilio dell’anatomia, della fisiologia e della biochimica.
Anche fattori emotivi e psicologici, così come gli aspetti della personalità sono in stretto rapporto con la postura: per esempio, il disappunto e la depressione provocano una flessione parziale o totale del corpo, mentre l’eccitazione e le situazioni stimolanti) ne inducono l’estensione. In questa chiave diventa fondamentale il modello posturale che l’asana implica: ha il compito di educare il corpo e la mente, preparandoli alle pratiche più avanzate, prânâyâma, dhâranâ e dhyâna.

Educativi, rilassanti e meditativi, è questa la principale distinzione delle posture in base ai loro meccanismi anatomico-fisiologici e ai loro effetti.

Gli asana educativi o correttivi aiutano a instaurare una condizione di equilibrio nei diversi apparati del corpo, assicurando un sistema armonico e massima energia a livello organico. Si allena così il sistema nervoso (in particolar modo autonomo), per essere in grado di sopportare l’impatto dell’energia spirituale (kundalinî) quando questa verrà risvegliata. Di fatto questi asana inducono uno stato di stabilità e di pace mentale, come pure un senso di benessere, e condizionano le diverse articolazioni, i muscoli e i tendini, così da offrire una postura stabile e confortevole per le pratiche più elevate. Nelle posture capovolte, la posizione rovesciata del corpo stimola i meccanismi riflessi cardiovascolari. Il ritorno al cuore del sangue venoso viene facilitato, perché non deve vincere la forza di gravità. Il problema delle vene varicose non esisterebbe se si praticassero queste posizioni ogni giorno!
Gli asana educativi comprendono i vari movimenti della colonna vertebrale: piegamento in avanti o flessione (Paścima-uttâna-âsanaHala-âsana, yoga-mudrâ); piegamento indietro o estensione (Bhujanga-âsanaDhanur-âsanaUstra-âsanaMatsya-âsana); piegamento laterale a destra o a sinistra (Cakra-âsana – secondo la tecnica di Swami Kuvalayananda – e Kona-âsana); rotazione della spina dorsale rispetto all’asse verticale (Vakra-âsana di Swami Kuvalayananda, Matsyendra-âsana); posizioni capovolte e di equilibrio (Sarvânga-âsanaŚîrsa-âsanaViparîtakaraniMayûra-âsanaKukkuta-âsanaBaka-âsana).

 

Gli asana rilassanti sono indicati per il rilassamento cosciente del corpo e della mente, proattivo nell’esecuzione della postura correttiva. Rimuovono le tensioni fisiche e mentali e agiscono al livello della coscienza. Apportano nuove energie e rendono capaci di fronteggiare la routine del lavoro, stress e tensioni. Inoltre, favoriscono la pratica degli asana meditativi e del prânâyâma. Śava-âsana e Makara-âsana sono le due posizioni dello Hatha Yoga in grado offrire al corpo il migliore rilassamento, rispettivamente in posizione supina e prona.
Adottando un asana rilassante, è facile praticare la prânadhârana, che consiste nell’osservare passivamente l’atto del respiro. Il flusso dell’aria viene notato con consapevolezza dal soggetto, come se fosse un testimone. Soggetto e oggetto dell’osservazione coincidono.

Padma-âsanaSiddha-âsanaSama-âsanaSvastika-âsana: questi sono i più importanti asana meditativi, il cui obiettivo è offrire una posizione ben radicata e comoda per la pratica del prânâyâma, dhâranâ e dhyâna, in una condizione di perfetta vigilanza, in cui la mente è libera da interferenze disturbanti. Gli asana meditativi offrono un’ampia base triangolare per il corpo, formata dalle ginocchia e dalla zona pelvica, un fermo sostegno che ne assicura l’immobilità a prolungata. La spina dorsale è mantenuta ben diritta in posizione verticale, cioè presenta solo le curve fisiologiche, condizione importante per le pratiche spirituali più elevate.

Molte persone considerano gli asana alla stregua di veri e propri esercizi ginnici, Niente di più sbagliato! Tralasciando l’aspetto terapeutico, se gli asana sono eseguiti per mantenere il normale stato di salute fisica e mentale o per progredire nello yoga, essi differiscono dai comuni esercizi per la tecnica di esecuzione e il meccanismo di azione. Anche l’aspetto motivazionale è diverso. Uno su tutti fa la radicale differenza: gli asana non devono mai essere praticati con spirito competitivo, né si devono compiere sforzi eccessivi o cruenti per conseguire lo stadio finale della postura. Una tensione non dolorosa è il limite normale da tener presente nei movimenti, in modo da avvicinarsi gradualmente, giorno dopo giorno, alla perfezione del modello posturale. Per ritrovarsi, seduti sul fondo dell’anima.

Bibliografia
M. M. Gore, Anatomia e fisiologia delle tecniche yoga
Mahatma Kaur, La via del maestro

Viola Shanti

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One thought on “Prendiamo posizione

  1. Articolo complesso pieno di indicazioni, una base dalla quale partire per un mondo credo immenso di storia, arte filosofia della mente, del corpo. 🌺

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