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Una Cura per l’Anima, ovvero Riflessioni di un giovane yogi attratto dal Lato Oscuro della Forza

Io lo yoga l’ho scoperto quasi per caso. Cioè, allo yoga non ci pensavo proprio, piuttosto mi ci sono trovato. Da bamboccino, quando mio papà mi diceva «Cerca i tre lati positivi della giornata», e me lo ripeteva tutte le mattine, oh giuro tutte, io già facevo yoga, pure se le posizioni non le prendevo e di discipline olistiche non ne sapevo niente; cioè, stavo alle elementari ed erano gli anni ottanta, lo yoga mica andava così di moda. Eh. Però il babbo era il mio insegnante, pure se lui anche oggi di yoga non mastica manco una parola, ché di filosofia di vita e farsela prendere a bene è un vero maestro.

Da ragazzino non è che ero troppo positivo, il grugno perennemente scocciato e lo sguardo tenebroso ci stavano sempre, tipo il buon Dylan di Beverly Hills 90210; capirete quindi bene che trovare i tre lati positivi, la mattina appena sveglio, con un piede nella fossa, aspettando le otto ore di scuola, non è che mi garbava troppo. Però stavo là, sbrodolato sul letto e con le caccole agli occhi, a concentrarmi forte, a cercare almeno una roba bella. ‘Sta cosa dei tre lati positivi mi ha tenuto compagnia per tutta la vita, non m’ha mai abbandonato e alla fine, negli anni, devo dire m’è servita.

Trova i tre lati positivi della giornata, fallo appena sveglio, quando di alzarti dal letto non c’hai voglia. Tutte le mattine, falla diventare la tua pratica quotidiana. La percezione delle cose t’assicuro un pochetto migliora.

‘Nsomma con lo yoga io ho sempre avuto uno strano rapporto: ci siamo innamorati ormai tanti anni fa e, come in tutte le storie d’amore, abbiamo avuto i nostri periodi di crisi. Però poi alla fine ci siamo sempre rimessi insieme. Oggi, che sono insegnante, a me lo yoga non mi abbandona mai. È una filosofia di vita ecco. Una cosa che ti porti addosso come la coperta di Linus. È una protezione e una disciplina; è una cura. O forse neanche una cura, una stampella che ti sorregge nei momenti difficili, quelli proprio dove vedi tutto nero nero. Perché lo yoga tira fuori le cose, ti fa piangere come se non ci fosse un domani e ti fa ridere a crepapelle. Ti cura davvero, ti guarisce l’anima e devi essere pronto ad accettarla ‘sta cosa, perché mica è sempre facile.

Io con lo yoga sono cresciuto, da che ero un giovane yogi sbarbatello oggi sono un giovane yogi non più sbarbatello e con qualche capello grigio (che poi in verità a me la barba cresca a chiazze quindi riflettendo sono ancora un giovane yogi sbarbatello ma coi capelli grigi). Lo yoga mi ha aiutato in tanti momenti. È diventata la mia abitudine personale. Nel Kundalini yoga ripetiamo la stessa pratica per quaranta giorni, tutti i giorni, e se ti fermi prima ricominci. È una disciplina e ha le sue regole, è una cosa che devi rispettare. Ogni mattina appena sveglio faccio il mio kriya. Pure quando non mi va, lo faccio lo stesso. Ogni volta quando finisco sto un po’ più su. Mi alzo in piedi che la vista è mezza appannata, ma soprattutto mi sento meglio. Il cuore è rilassato, il respiro si normalizza, i pori della pelle si aprono, il sorriso è stampato sul viso. E questo mi basta, perché lo yoga è come mio padre, ti mostra i tre lati positivi della giornata, ti fa vedere il mondo con occhi diversi, ti educa alla pazienza e al rispetto; ti aiuta a non giudicare subito gli altri e a capire che in tutti c’è qualcosa di bello. A me ha insegnato a non odiare. Mi ha curato da ‘sta malattia di guardare storto la gente, mi ha dato la possibilità di perdonare, di trovare il lato positivo anche nelle persone più brutte. Credo lo yoga t’ingrandisca il cuore, ché prima di misurare le carenze gli altri devi pensare a te stesso e alle storie brutte tue. Quelle che c’hai dentro dico, i demoni e i vari scheletri nell’armadio…

Lo yoga mi ha dato la possibilità di capire che se certe cose succedono significa che devono succedere, anche le più grosse, quelle che ti fanno male, quelle che non ti danno pace la notte, quelle pesanti pesanti pesanti. Le robe che sì ti fanno tremare tanto è il dolore. Io di dolore ne ho provato, eccome se ne ho provato, ma lo yoga era là a dirmi «Resisti!».

Di resistenza si tratta. Di guardare il mondo con gli occhi dello stupore e dell’accettazione. Questo succede. Come quando sorridi e il sorriso tuo illumina la stanza intera. Ecco, credo lo yoga sia un grandissimo sorriso che illumina la camera del cuore nostro. Dove il cuore se ne sta ciancicato e rattrappito, pieno di cerotti marroni ma ancora bello pulsante.

Sì, lo yoga ti aiuta. Ché è una roba potente e senza paragoni, ‘na storia d’amore appunto.

Simone Sestieri (Raj Ardas Singh)
INSTAGRAM: Simone Sestieri
FACEBOOK: Riflessioni di un giovane yogi attratto dal Lato Oscuro della Forza

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