Lo Yoga Egiziano, il metodo curativo di Babacar Khane

Il calciatore egiziano Mohamed Salah, dopo la vittoria del Liverpool sul Chelsea, si è rivolto al pubblico  esultando su una gamba sola e unendo le mani in una preghiera ad occhi chiusi.

Credo che Salah (che ha ammesso di aver ottenuto grandi benefici dalla pratica dello yoga) non sia al corrente, come molti altri praticanti,  dell’esistenza dello “Yoga egiziano”.

Secondo il maestro yoga Babacar Khane e la moglie, l’egittologa Genevieve Khane, lo yoga trova le sue fonti nell’antico Egitto, dove i faraoni pare lo praticassero assiduamente. Tutto ciò viene dimostrato nel loro primo libro sull’argomento intitolato “Lo yoga dei faraoni: il risveglio interiore della Sfinge”, pubblicato nel 1983 da Editions Dervy.

Quando Babacar Khane e Genevieve usano il termine yoga o yoga dei Faraoni d’Egitto, altri cultori di questo genere di yoga preferiscono parlare di yoga “Kemetic”, termine derivato dal nome “Kemet”, che si riferisce alla antica lingua parlata dai faraoni.

Genevieve Khane tuttavia precisa di non aver mai parlato di yoga kemetico, ma di yoga egiziano poiché il primo è solo una versione dello yoga egiziano che si è sviluppata negli Stati Uniti. Già nel 2700 aC, infatti, si trovano rappresentazioni della postura del loto (padmasana) nei templi egizi mentre risalgono al 2000 aC raffigurazioni sempre in una tomba egizia della postura del cobra (bhujangasana).

I coniugi Khane si sono impegnati a studiare attentamente le radici egiziane dello yoga riferendosi, in particolare alla produzione dello storico ed egittologo senegalese Cheikh Anta Diop , che ha rappresentato uno dei cardini per spiegare la spiritualità e la religione egiziane.

Yogi Babacar Khane nasce il 2 gennaio 1935 da una famiglia di murid della Tariqa Tijaniyya, i cui fondatori, sostiene, avrebbero praticato yoga.

La Tijaniyya si diffonde inizialmente nel Maghreb e nell’Africa occidentale, mentre dopo la morte dello Sheikh fondatore raggiunge l’Egitto e anche il lontano Estremo Oriente, ma è soprattutto nell’area sub-sahariana che conosce la sua maggiore espansione.

Qui si diffonde grazie ad al-Hâjj Malick Sy fondatore nel 1902 di quello che diventerà un centro religioso d’importanza internazionale a Tivaouane, a Ovest di Dakar, attorno a cui si è strutturata la branca più numerosa della Tijaniyya in Senegal, ancora oggi guidata da discendenti di Sy che ne perpetuano l’eredità spirituale.

Secondo Yogi Babacar, El Hadj Malick Sy avrebbe insegnato ai propri discepoli tecniche di respirazione analoghe alle pratiche yoga del pranayama che molti sufi considerano un mezzo per sviluppare la concentrazione.

Anche personalmente ho ritrovato queste analogie tra lo yoga e la tradizione islamica e sufi avendo personalmente approfondito insieme a mia moglie lo studio sulle comunanze tra le posizioni della preghiera rituale islamica “salat” (nella variante sunnita e sciita) e alcune asana dello yoga. Abbiamo effettivamente avuto modo di appurare diverse analogie, soprattutto di come entrambe vadano seppur con variazioni nelle posture, a lavorare per curare alcuni organi interni. In particolare abbiamo trovato interessante nei nostri seminari soffermarci sul “Il libro della guarigione sufi. Manuale teorico-pratico” di Hakim M. Chishti Shaykh. In esso vi sono spunti molto interessanti su come le posizioni delle salat se tenute per una particolare durata di tempo possano aiutare l’auto-guarigione del credente islamico.

Tornando a Babacar, egli entra in contatto con il pensiero del guru indiano Paramahansa Yogananda e intraprende, già dagli anni sessanta, approfondite ricerche su yoga e spiritualità creando successivamente un proprio metodo combinando hatha yoga, kung-fu cinese e, appunto, yoga egiziano, di cui era specialista di fama mondiale. Babacar sostiene che senza preparazione, la pura pratica di hatha yoga può causare problemi fisici. Inoltre, lo yoga egiziano è una buona base per completare la pratica dell’hatha yoga.

Secondo Babacar :”Le posizioni dello yoga indiano da sole non erano appropriate, ma le posture dell’Egitto, combinate con il kung fu, erano perfette. E già nel 1965 mi sono impegnato a studiare l’approccio culturale, filosofico e religioso della mia pratica “.

Successivamente i reumatologi cominciano ad interessarsi alle attività del cosiddetto Maestro Yogi Khane. Tra questi, il gerontologo e reumatologo francese Philippe Baumgartner che, durante un congresso medico tenutosi a Dakar nel 1964, invita Babacar Khane a presentare alcune posizioni yoga. Il metodo del maestro Yoga, infatti, si rivela ideale per il trattamento di alcune patologie quali reumatismi, sciatica, dolore cervicale e nevralgico, ansia o esaurimento nervoso. Così, il medico francese propone a Babacar Khane di lavorare con gli anziani in un centro termale ad Aix-les-Bains, in Francia.

È qui che Babacar Khane inizia a viaggiare attraverso l’Europa proponendo vari seminari nelle scuole di yoga. Dal 1974 per quattro anni lavora come membro del comitato educativo della Federazione francese di yoga (FNEY).

Babacar Khane fonda l’International Yoga Institute nel 1960 a Dakar ora gestito dai suoi fratelli, Asse e Ousmane Khane. Diverse filiali sono state successivamente aperte in Francia, Belgio, Germania, Spagna, Canada e Svizzera, dove il maestro ancora oggi risiede viaggiando per corsi di formazione e conferenze. Prova anche a operare in Guinea, sempre negli anni ’60, ma il suo progetto si conclude in un fallimento: “la situazione non era favorevole”. Nel 1969 apre un’altra struttura in Costa d’Avorio, ma chiude nel 1974.

Babacar propone le proprie lezioni di yoga alla televisione pubblica senegalese RTS dal 1978, ma anche su canali televisivi greci, spagnoli e tedeschi. Per cinque anni, allo stesso tempo, su invito del ministro algerino Abdelmadjid Aouchiche, svolge attività di formazione in Algeria.

“Quando ho iniziato a Dakar, la maggior parte dei seguaci erano uomini senegalesi. Successivamente, per ben venti anni, sono state le donne espatriate a seguire le mie lezioni”.

Il maestro Yogi Khane, ancora molto attivo nonostante più che ottuagenario, continua ad aprire centri di formazione nel continente africano essendo anche membro onorario del World Yoga Council pensa alla Costa d’Avorio, alla Repubblica Democratica del Congo, al Marocco, all’Egitto o al Sudafrica.

Massimo Mannarelli

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