Fino a qualche anno fa, quando una persona decideva di iscriversi a un corso di Yoga non si trovava a dover scegliere tra innumerevoli proposte e quindi non chiedeva all’insegnante che tipo di Yoga offriva. Semplicemente lo Yoga era lo Yoga, non esistevano corsi di Yoga e zen, Yoga e risata, Yoga sull’amaca, Yoga chi più ne ha più ne metta.

Alcune persone viaggiando in India avevano scoperto questa scienza di vita chiamata Yoga e ne erano rimaste talmente affascinate che sentirono, al loro ritorno in occidente, di dover condividere con altri ciò che avevano appreso e in questo senso l’esperienza era scevra e libera da molte disorientanti e non sempre corrette informazioni, pubblicazioni, video, etc…

L’antica scienza dello Yoga ha antichissime radici e l’illuminazione dello Yoga, come scrivono i testi classici, può essere di beneficio a color che vagano in quell’oscurità creata dalla molteplicità delle opinioni.

Ebbene, oggi, così come succede in un grande mercato dove impera il mercimonio, al cliente, spesso confuso e ignorante del vero fine dello Yoga, vengono offerti vari tipi di stili, spesso allettanti e promettenti, ovvero vari modi di indossare lo Yoga e di declinarlo. Quindi l’utente deve barcamenarsi nella scelta tra proposte super pubblicizzate e ha la possibilità di frequentare le lezioni de visu oppure online. Spesso confondiamo la verità con le idee politiche e se si afferma che lo Yoga è per tutti, ma non per molti ci viene detto che non abbiamo il senso del bene comune. Al contrario, proprio perchè compito di un insegnante è promuovere il bene comune dovrebbe chiedersi che karma sta producendo con il suo insegnamento e se sta trasmettendo lo Yoga oppure ciò che è altro dallo Yoga dei testi classici.

A proposito dei molteplici stili di yoga oggi proposti e praticati è interessante notare che “stìlus” per  gli avi romani era la penna che veniva utilizzata per incidere e quindi scrivere sulle tavolette ricoperte di cera, non essendoci ancora la carta e l’inchiostro. Nel tempo lo stile è divenuto il modo personale di scrivere, di esporre il proprio pensiero. Arrivando ai nostri tempi, lo stile è divenuto tutto ciò che definisce la persona e spesso riguarda la sua estetica, il modo in cui appare. Quindi più un corso di Yoga viene pubblicizzato con una forma estetica performante e promettente e più diviene attraente e appetibile e riscuote successo nel mercato dello Yoga, dimenticando che lo stile di un insegnamento incide non solo nei praticanti, ma anche nel tessuto sociale perchè diffonde una determinata immagine dello Yoga stesso. Potremmo dire che è più capace chi sa proporre e pubblicizzare al meglio il proprio stile di yoga e sicuramente avrà più iscritti ai propri corsi di chi insegna lo Yoga come da tradizione.

Negli anni lo Yoga è divenuto gli Yoga, ma non sempre la vasta proposta delle offerte è indice di qualità del prodotto, perchè un prodotto curato, creato con materie prime ricercate, rimane un prodotto di nicchia, così, scusate se oso, quando ci riferiamo allo Yoga, nella sua forma più antica e tradizionale, dobbiamo sinceramente ammettere che esso rimane una via per i ricercatori, mentre lo Yoga puramente ginnico è altro dallo Yoga pensato dagli antichi yogi, tanto che il Coni ritiene lo Yoga attività propedeutica e complementare ad altre attività ginniche. Oggi nel calderone denominato Yoga si possono trovare tante proposte che non hanno nulla a che fare con questa trasfigurata disciplina. Quindi, la domanda è, ma cosa è davvero lo Yoga? E’ uno sport, una scienza, una filosofia, un’attività propedeutica alla ginnastica o altro? Che valore hanno le pratiche Yoga? Servono a  raggiungere un certo benessere psico-fisico per addivenire ad una migliore condizione di salute oppure il migliore stato di salute fisica e mentale è necessario per raggiungere una condizione tale che ci permetta di procedere lungo un percorso più sottile e sofisticato che è quello che conduce al samādhi? Fino a pochi anni fa le principali scuole di Yoga erano sostanzialmente quattro  l’Hatha, il Karma, l’Jnana e il Raja.  Quando parliamo di questi Yoga ci riferiamo a sistemi complessi, non facili da praticare in profondità e poichè le esigenze di coloro che oggi decidono di praticare Yoga sono lontane da quelle degli antichi praticanti sono nati altri Yoga. I molteplici stili proposti e le loro pratiche,  nascono anche dalla interpretazione diversa  che le scuole hanno dato all’Essenza focus dello Yoga, in base al contesto culturale, religioso, politico, filosofico, economico del territorio dove i vari filoni sono nati.

E’ ovvio che nel mondo moderno si può parlare di spiritualità, ma non di religione, dell’Universo, ma non di Dio, di kundalini, ma non della liberazione e in un mondo senza molti riferimenti l’origine e lo scopo della Yoga sono stati obnubilati e quindi esso con sempre più frequenza è divenuto, un’alternativa  agli esercizi in palestra. Infatti quando si parla di tecniche per esempio si confonde la respirazione con il pranayama, la concentrazione con la meditazione e raramente si pensa che il susseguirsi delle tecniche o i gradini dello Yoga, così come indicati per esempio nell’Hatha Yoga Pradipika o nella Gheranda Samhita o nel Patanjali Yoga Sutra hanno un loro perchè.

Si sono estrapolate tecniche e meditazioni separandole dal contesto e rienterpretandole e sono nate così molteplici e promettenti proposte di varie scuole. Di conseguenza si sono creati anche differenti corsi di formazione, alcuni lampo per istruttori o insegnanti il cui compito è quello di diffondere i tipi di Yoga che creano business e non impegnano le persone come lo Yoga originario considerato oramai non più di tendenza, di moda. Sostanzialmente oggi si pratica Yoga per ricercare il benessere, la salute, la ricchezza e raramente si percorre il percorso dello Yoga e pratichiamo per raggiungere l’obiettivo per cui è nato lo Yoga.

Dovremmo chiederci: dov’è lo Yoga? Lo Yoga è nato per trasformare gli individui, per liberarli da maya, indicando tutte le tecniche per purificare, togliere, rafforzare la volontà, acquisire la concentrazione, prepararsi allo scopo di realizzare Satya ovvero la Verità sulla nostra esistenza. Tuttavia se  parlassimo dello Yoga per ciò che veramente è, non ci sarebbe più mercato e tanti corsi di yoga chiuderebbero i battenti, quindi alla fine è corretto definirlo un qualcosa di propedeutico al movimento fisico, perchè se continuassimo a sostenere che lo Yoga si preoccupa del fisico per entrare nello spirito il mercato dello Yoga nel mondo crollerebbe. Qualcuno è stato bravo nell’intuire che lo Yoga potesse essere adattato come offerta alla impellente domanda di risoluzione di stati di stress, insoddisfazione, infelicità dell’essere umano e così l’ingrediente principale è stato servito condito in maniera diversa e su molteplici piatti da portata per cercare di soddisfare ogni tipo di palato e per creare una delle più grandi operazioni finanziarie del mondo moderno LO YOGA BUSINESS. Per fare ciò si è dovuto diminuire l’importanza di alcuni termini dello Yoga quale per esempio il Samadhi oppure chi praticherebbe Yama e Niyama? Perchè non puoi proporre al consumatore dello Yoga di seguire le regole per uno stile di vita che si addice al dharma dell’essere umano. I differenti stili hanno estrapolato e riconvertito delle tecniche che però sono solo un mezzo e non un fine e quando diventano un fine portano a perdere lo scopo ultimo dello Yoga. Dobbiamo ricordarci che le tecniche sono dei processi, dei tentativi per raggiungere un qualcosa. Ci sono processi più impegnativi che implicano il ricercare e lo sperimentare e processi che vengono semplicemente istruiti ed applicati, senza dar luogo alla ricerca. Tuttavia senza il ricercare non può esserci lo Yoga. Il ricercare avviene dentro un’Asana, dentro un Pranayma, una meditazione, un rilassamento. Quindi le tecniche possiamo utilizzarle per raggiungere un qualcosa senza consapevolezza esperenziale oppure per raggiungere quel qualcosa con esperienza e conseguente consapevolezza. Dobbiamo ricordarci che la tecnica è importante, ma che Yoga è l’essenza intrinseca nella tecnica.

Gli stili sono molti, le vie sono tante, ma la meta può essere una se avremo la volontà di studiare lo Yoga, di affermarlo e diffonderlo per ciò che è e non per ciò che vogliamo sia.  A conclusione, se mi chiedete se esiste solo uno Yoga o molti, potrei dire che dipende se guardiamo le superfici dei tanti specchietti per le allodole e così ci disorientiamo oppure cerchiamo di continuare a scavare nella buca per arrivare alla sorgente. Lo Yoga è uno, ma i miraggi di maya ce lo propongono come molti, alla fine qualsiasi stile stiamo praticando dobbiamo essere consapevoli che non è la verità assoluta, perchè questa va oltre tutte le forme proposte, oltre le apparenze. C’è chi viaggia su un carretto, chi ha la possibilità di viaggiare su una ferrari o un aereo, ma alla fine, l’unica certezza che abbiamo è quella che tutti noi, proprio tutti, siamo destinati a lasciare i nostri corpi e ciò che sarà importante è quanto, grazie allo Yoga, delle nostre zavorre e delle nostre catene saremo riusciti a liberarci e quante altre ne avremo create.

Se credete che lo stile di Yoga che state praticando sia quello giusto per voi o sia il migliore, continuatelo, vuol dire che in questo momento è ciò che meglio si adatta alle vostre esigenze e  capacità, ma se oserete andare oltre, sappiate che lo Yoga sconvolge e trasforma, facendovi si percepire un senso di benessere ma mettendo in discussione anche tanti aspetti della vostra vita e che non è detto che riuscirete a continuare il percorso. Lo Yoga è ricercare, quindi, non fermatevi al primo negozio dalle vetrine luccicanti, ricercate, ricercate, sperimentate e magari scoprirete che in un posto sconosciuto e impensato, non alla moda, esiste una semplice stanza senza alcuna dotazione di confort e neanche un’insegna dove si studia  lo Yoga che va al di la dei molti Yoga.

Si può dire che al di sotto dei vari stili, così come al disotto delle onde dell’oceano, giace la perla dello Yoga. Quindi per suggere il nettare dello Yoga è necessario andare al di la della superficie e delle tecniche proposte, all’essenza, alla motivazione, ricordandoci che lo Yoga è al di la di ogni forma e apparenza.  Lo Yoga non è il come si fa, lo Yoga è ascoltare e unire tutte le parti frammentate dentro di noi al di là delle parziali visioni. Le visioni fanno parte degli Yoga, il sapere appartiene allo Yoga.

Adriana Crisci

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3 thoughts on “Un unico Yoga, lontano dallo Yoga Business”

  1. Ricordo la mia perplessità e il mio senso di disagio quando qualche anno fa, tra le offerte di una tv via cavo in una camera d’albergo di New York trovai una lezione di yoga in video. Per me che ho iniziato a praticare oltre 20 fa, quando si era ancora lontani dalla mercificazione ben descritta da Adriana Crisci nel suo bell’articolo, lo yoga è un’altra cosa, è principalmente un bisogno dello spirito. È paradossale che una disciplina il cui nome vuol dire “unione” si divida in tante branche spesso di difficile comprensione tuttavia, se ciò porterà qualche allievo ad approfondire il tema e a “suggere il nettare dello Yoga” ben venga anche questo. Il bisogno di spiritualità e di riflessione interna che dall’inizio della pandemia sembra crescere tra la gente va in questo senso.
    Penso comunque che occorra meglio disciplinare l’accesso all’insegnamento ed evitare che “maestri“ improvvisati possano creare dei danni.

  2. Verissimo! Lo Yoga è la cura e l’attenzione verso se’ stessi e gli altri, ragion per cui non può limitarsi ad una mera attività fisica, senza nessun contributo alla scoperta/riscoperta del proprio io. Affinché questo avvenga, è fondamentale che l’insegnante di Yoga abbia svolto lui per primo questo percorso ed abbia raggiunto quella maturità e quelle consapevolezze che possano stimolare i propri allievi nella giusta direzione, in un percorso non sempre semplice ma di sicuro arricchimento.

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