Ecco come viene descritto in vari siti lo Yoga Beat®: “E’ un metodo di insegnamento che racchiude molteplici tecniche yogiche al fine di includere la pratica Yoga in un ritmo, facendolo  diventare struttura portante della pratica. Lo Yoga Beat® si propone di avvicinare lo Yoga a tutti, rendendone l’apprendimento più immediato, divertente e coinvolgente. E’ rivolto a tutti coloro che vorrebbero affacciarsi alla disciplina, ma anche a chi è già esperto e vuole una pratica più  dinamica e completa. Lo Yoga Beat® infatti, convogliando al suo interno molte discipline Yogiche, workout e tecniche respiratorie, focalizzando l’attenzione sul ritmo, il coordinamento e il dinamismo, rende la pratica più stimolante e completa anche per l’allievo più esperto”.

Questo stile è stato “creato” da David Sye, figlio di Frankie Vaughan, cantante pop inglese che negli anni Sessanta ebbe successo con le sue melodie romantiche, e cugino di Amy Winehouse. Tale stile unisce le Asana tradizionali dello Yoga ai ritmi scatenati e vibranti del rock (so che per molti sarà veramente allucinante leggere questo avvicinamento tra Yoga e rock), la sua prima passione che coltiva tutt’oggi con la sua band No Mad Karma.

Ecco come racconta il suo avvicinamento alla pratica millenaria indiana: “Ho iniziato come insegnante di Ashtanga Yoga, a un certo punto sono stato invitato in India da Pattabhi Jois. Ma mio padre si è opposto, mi ha detto “Ti faccio conoscere io una persona, qui, a Londra”. Mio padre era una persona molto rigida, se decide una cosa bisogna fare quello che dice. Quindi ho conosciuto questa Clara Buck, un’ungherese. Mi ha fatto capire che lo Yoga era solo un mezzo, volevo diventare una persona migliore e ho preso lo Yoga come via verso questo miglioramento. Con lei ho scoperto tante cose. Non era impressionata da nessuna delle mie idee, neanche dalle più estreme. Mi ha fatto sentire un cazzone! Sono stato con lei per tutta la vita. E alla fine, di lei, mi porto dietro questo insegnamento:  Break the rules”.

In diverse interviste Sye racconta che ha fatto dello Yoga e della sua diffusione una missione, in zone e in contesti decisamente inaspettati ossia le zone di conflitto come Bosnia, Serbia e, addirittura, Israele dove è riuscito nell’impresa di riunire sul tappetino 150 palestinesi e 150 israeliani.

Egli sostiene che lo Yoga dovrebbe liberarci dalle regole, dalle convenzioni, dai condizionamenti contro il bisogno spasmodico di approvazione. Egli vede il suo Yoga Beat® come puro divertimento, una pratica guidata dalla musica e dai ritmi, che non usa posizioni fisse quanto piuttosto micromosse, movimenti continui che non bloccano i muscoli o disturbano il flusso sanguigno. L’obiettivo è di lasciarsi andare e divertirsi, ottenendo vitalità, equilibrio e flessibilità, indipendentemente dall’età o dall’esperienza.

Sostiene di non fidarsi dei santoni o dei Guru (anche se mi verrebbe da dire leggendo le interviste che si trovano nel web che lui si senta un po’ un guru) o della religione e racconta: “Guarda, sono stato invitato a fare un incontro a Londra con Amma, la hugging mother. Le ho chiesto se volesse venire nel Middle East, nella guerra, a portare conforto, a portare amore. Sai qual è stata la risposta? Un suo collaboratore mi ha chiesto quale fosse il livello di sicurezza in quelle zone. Se è una santona, di cosa dovrebbe preoccuparsi? Bisogna andare nei luoghi in cui c’è davvero bisogno, non solo a Londra, Parigi, Milano… altrimenti puoi anche buttare tutto nel cesso”.

Leggendo gli articoli che parlano di lui, vedendo le foto che lo ritraggono mi chiedo: “ma questo è Yoga?”. E’ necessario scomodare questa scienza del vivere per diffondere la propria filosofia di vita a ritmo di musica rock? E’ necessario dover sempre ricondurre tutto allo Yoga e creare marchi registrati (inorridisco sempre quando vedo vicino ad una denominazione di Yoga la famosa R cerchiata)?”

E comunque parlando dei vari stili di Yoga non potevamo esimerci di parlare di questo famoso “bad boy” (anti)guru anche se (dal basso della mia posizione di piccola insegnante di  Yoga) mi pare tutto tranne che Yoga. Ma ai posteri l’ardua sentenza!

Sibilla Vecchiarino

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