“Il mio corpo è il mio tempio e gli asana sono le mie preghiere”.

Questa bellissima affermazione è attribuita a B.S.K. Iyengar e nella sua sinteticità utilizza dei termini che colpiscono immediatamente per il loro significato potentemente spirituale.

Quale è quindi il ruolo del corpo nello Yoga? Cosa sono realmente gli Asana?

Si potrebbe disquisire per giorni su questi temi, ma ciò che è piuttosto palese nell’attuale avvicinamento allo Yoga è la diffusa confusione sul significato degli Asana a fronte della popolarità di tali posture nell’attuale società social-addicted.

Negli ultimi anni, e ancor più in questo 2020 funestato dall’emergenza Covid e dalle relative restrizioni, l’incremento nel numero dei praticanti è stato esponenziale, tanto che chiunque ha probabilmente una persona vicina che si è avvicinata allo Yoga. I contesti stessi in cui questa disciplina si è diffusa sono moltissimi, talvolta addirittura sorprendenti.

Eppure, nella maggioranza dei casi, la concezione dello Yoga non va oltre quella di una pratica fitness finalizzata alla prestazione fisica, variando dal riequilibrio posturale fino ad una ginnastica acrobatica anche molto avanzata, con una miriade di sfumature e con il condimento di un po’ di folclore orientaleggiante. In tutto ciò il corpo viene percepito come il “fine” e l’obiettivo è ottenerne il benessere materiale o la maestria nello spingerlo a limiti estremi.

Ma è proprio vero che lo Yoga è questo?

Per comprendere cosa sia lo Yoga serve almeno un’intera vita di dedizione e sono pochissimi i maestri dell’ultimo secolo che potrebbero illuminarci su questo. Tuttavia, questo non significa che non si possa fare una riflessione su quale sia un approccio veramente yogico al nostro corpo, proprio alla luce di quanto molti illustri insegnanti hanno affermato.

“Lo yoga è 99% pratica e 1% teoria”: un’altra famosa citazione, questa volta del celebre maestro Sri K. Pattabhi Jois, e che spesso è proclamata da molti insegnanti per spronare gli studenti a darsi da fare piuttosto che interrogarsi intellettualmente sui concetti dello Yoga. Un’affermazione sicuramente fondamentale: lo Yoga è un cammino esperienziale, che possiamo percorrere solo praticando (non esclusivamente gli Asana…), provando, mettendoci in gioco, uscendo dalla nostra comfort-zone nella vita di tutti i giorni, anche lontano dal tappetino.

Tuttavia, questa frase guadagna un significato ancora più profondo se viene preceduta da quanto Pattabhi Jois ha detto nel suo discorso più ampio, riportato in alcune fonti: “Yoga significa unione: unione di mente e corpo, unione di sé con il divino, unione con gli altri e così via.  È una disciplina che parte dal corpo e si estende alla filosofia e alla meditazione; lavora sul concreto per sondare il sé e cosa ci sia oltre. Più di tutto, lo yoga è 99% pratica e 1% teoria”.

Ecco allora che il concetto di Yoga si amplia e la concezione stessa del corpo assume un valore ben diverso rispetto all’idea comune: il corpo è il punto di partenza per andare oltre, è la base per iniziare quel cammino spirituale che ci porta prima alla meditazione e poi all’Unione spirituale.

Il corpo non è quindi un fine, l’obiettivo non è il padroneggiarne le posture; è solo il ponte di passaggio per andare oltre. Il corpo è il ricettacolo della nostra anima, è il substrato in cui essa è incarnata per darci la possibilità di realizzarci sia materialmente che spiritualmente in questa nostra vita sulla terra. Per farlo questo “tempio” deve essere puro, pulito, sano. Gli asana sono quindi uno strumento per garantire al nostro spirito una “casa” adeguata, sono la forma di “preghiera” con cui lo invitiamo a rivelarsi a noi nella sua essenza.

Questo è ciò che emerge dagli Yoga Sutra di Patanjali, con la descrizione del cammino delle otto membra (Ashtanga) del Raja Yoga. In questo percorso, volto al raggiungimento del Samadhi, gli Asana stanno al terzo gradino, prerequisito ineliminabile per stabilire una base di partenza solida per il viaggio. D’altronde, in Occidente non diciamo forse – riduttivamente – “mens sana in corpore sano”!?

Nei Sutra non troviamo nessuna indicazione su come eseguire gli Asana, motivo per il quale si sviluppò il cosiddetto “Hatha Yoga”, di cui la maggioranza degli stili attuali possono esserne considerati un metodo. L’Hatha Yoga ha come fulcro il corpo, che riequilibriamo mediante l’esecuzione delle posture, dei pranayama, delle tecniche di purificazione e con uno stile di vita sano. Proprio nei suoi trattati fondamentali troviamo descritti gli Asana più importanti che tuttora pratichiamo. In nessuno di questi testi, però, queste posizioni vengono presentate come un obiettivo. Esemplificativi a tal proposito sono i primi versi dell’Haṭha Yoga Pradīpikā in cui Svātmārāma così recita:

“Sia gloria al santo Adinatha che insegnò la scienza dello hatha-yoga: essa risplende come una scala per colui che desidera salire all’eccelso raja-yoga.

Dopo aver reso omaggio al Signore nella persona del proprio santo maestro, lo yogin Svātmārāma espone la scienza dello hatha-yoga esclusivamente per consentire di ottenere il raja-yoga”.

Ancora una volta il corpo, attraverso le tecniche che lo vedono implicato, è solo un punto di partenza per il Raja Yoga.

Quanto detto finora vuole forse togliere bellezza e valore agli Asana?

Assolutamente no! Anzi è una celebrazione ancora maggiore dalla loro importanza ai nostri giorni!

Infatti, tutti noi, indiscriminatamente, siamo in qualche modo malati e il nostro corpo è ben lontano dalla salute. Il nostro stile di vita, la frenesia, gli stress, la cattiva alimentazione, la sedentarietà dei nostri lavori, la perdita della manualità e della consapevolezza del corpo hanno portato l’uomo moderno a distaccarsi sempre di più dal suo stato naturale e ad indebolirsi fisicamente. Si celebra in continuazione l’aumento dell’aspettativa di vita nel mondo occidentale, eppure in pochissimi sottolineano come invece si stia riducendo sempre di più l’aspettativa di vita “sana”, cioè quella in cui non siamo dipendenti da farmaci.

Mai come ora, quindi, strumenti come gli Asana sono indispensabili per aiutarci a ripristinare il benessere psicofisico che ci permette di vivere la nostra vita serenamente e in modo equilibrato e quindi ben venga che lo Yoga possa diventare una disciplina popolare anche solo per farci star bene! Questo però non vuol dire ignorare quale sia il significato originario degli Asana…

In questo contesto c’è anche un ultimo aspetto che possiamo considerare, grazie al quale il corpo si sublima ulteriormente in una prospettiva yogica. Gli insegnamenti dei testi e dei maestri ci possono far comprendere come il corpo stesso non sia solo un punto di partenza verso la meditazione ma possa diventare esso stesso il seme della nostra meditazione e della nostra crescita spirituale.

Se siamo distaccati dal conseguimento di un obiettivo materiale, l’esplorare i limiti del corpo attraverso gli asana diventa uno strumento potentissimo per calarci nel “qui ed ora”, per portare la mente all’armonia, all’unione con il nostro spirito e a realizzare così lo Yoga, nella forma di una meditazione in movimento che ben presto si arricchisce di tutto il suo senso spirituale di unione.

Questo è il bello! Non dobbiamo smettere di impegnarci in posizioni difficili, non dobbiamo smettere di sudare, di metterci alla prova, di sfidare i nostri limiti, di uscire dal comfort.

Basta solo cambiare la prospettiva e l’intenzione… E ciò che ora non è altro che una bella ginnastica si trasformerà in quella preghiera che il nostro corpo reciterà per realizzare più pienamente le potenzialità del nostro essere!

Alberto Milani

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