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Secondo l’antica civiltà indiana, conosciuta come la società Vedica (i Veda sono una raccolta di libri autorevoli che racchiudono varie branche di conoscenza), la perfezione della vita consiste nel ristabilire una più profonda relazione con noi stessi in relazione con la nostra sorgente originale e assoluta.

La Bhagavad-gita riconosciuta da tutti i maestri, yogi e saggi spiritualisti come la quintessenza di tutta la conoscenza Vedica, ci permette di comprendere che non solo l’uomo, ma tutti gli esseri viventi sono parti integranti del tutto. La parte ha il dovere di essere in armonia con il tutto, come le gambe, le mani, le dita e gli orecchi sono in armonia con il corpo intero.

Come esseri individuali parti integranti del tutto, è nostro dovere agire in uno spirito di servizio verso la fonte della nostra esistenza che è il tutto assoluto.

In realtà noi stiamo sempre rendendo servizio a qualcuno, famiglia, nazione o società, e colui che non ha nessuno da servire alleverà un cane o un gatto per diventarne servitore. Tutto ciò dimostra che la nostra posizione naturale e originale è quella di servitore; ma nonostante tutti gli sforzi rimaniamo insoddisfatti, come insoddisfatta è la persona che serviamo. A livello materiale c’è frustrazione perché il servizio è mal orientato. Colui che vuole far crescere un albero, per esempio, deve innaffiare le radici e non le foglie o i rami, il che sarebbe fatica sprecata. Allo stesso modo se si serve la causa suprema, tutte le parti integranti saranno contemporaneamente soddisfatte.

È importante sempre ricordare che noi siamo esseri spirituali la cui natura è eterna piena di felicità e conoscenza. Questo essere si riveste di una forma umana solo dopo una evoluzione attraverso trasmigrazioni successive. Questa forma di vita permette di risolvere il problema economico più facilmente che nelle forme inferiori, le forme animali. I maiali, i cani, i cammelli, gli asini e così via devono far fronte a problemi economici importanti come i nostri, ma questi animali li risolvono in maniera rudimentale, mentre l’uomo per legge di natura, può soddisfare facilmente tutti i suoi bisogni. Ma perché l’uomo è cosi favorito rispetto all’animale? Perché un alto funzionario gode di previlegi maggiori di un semplice impiegato d’ufficio? Per la semplice ragione che ha responsabilità più importanti. Similmente i doveri che spettano all’uomo sono di natura più elevata di quelli degli animali, che si preoccupano solo di riempirsi lo stomaco. Ciò nonostante, per il volere delle leggi della natura, la civiltà attuale, riducendo l’uomo al livello animale, è riuscita solo a rendere più complesso il problema dello stomaco vuoto.

La forma umana non ci è stata data perché faticassimo come bestie da soma, ma per permetterci di raggiungere la più alta perfezione dello Yoga. E se non aspiriamo a questa perfezione, allora per le leggi della natura, saremo obbligati a lavorare “col sudore della nostra fronte”. Questa situazione è già in atto e la necessità di un lavoro più pesante per un salario minore sta crescendo di anno in anno. L’uomo non è destinato a faticare come un animale, ma se non adempie i doveri che la forma umana gli assegna sarà obbligato, per le leggi della natura, a trasmigrare nelle specie inferiori.

La Bhagavad-gita insegna inoltre che coloro che falliscono nello Yoga – in altre parole coloro che non riescono a realizzare completamente la loro identità – otterranno di rinascere in una famiglia di alta condizione, materiale o spirituale. E se questo è il destino dei candidati sfortunati, che dire di coloro che raggiungono effettivamente il successo desiderato? Ogni sforzo, anche incompiuto, sul sentiero dello Yoga ci assicura la nascita in condizioni favorevoli. Le famiglie di sinceri praticanti di qualche forma di Yoga, e le famiglie ricche, sono entrambe propizie all’elevazione perché offrono più facilmente l’opportunità di riprendere la nostra evoluzione là dove era stato interrotto nella vita precedente. Infatti l’atmosfera che regna in queste famiglie dovrebbe favorire lo sviluppo di una miglior forma di coscienza. La Bhagavad-gita ricorda dunque agli uomini di buona nascita che la loro fortunata posizione è il frutto delle loro attività virtuose passate. Sfortunatamente deviati da Maya, cioè dall’illusione, questi uomini previlegiati non dimostrano interesse per il cammino interiore.

Il fatto di rinascere in una famiglia agiata risolve fin dall’inizio il problema del sostentamento e permette quindi una vita relativamente più facile e più comoda, queste condizioni favoriscono la via del progresso nella realizzazione dello Yoga. Purtroppo, sotto l’influenza di quest’età del ferro (kali yuga), l’era delle macchine e dei robot, i figli di famiglie ricche si volgono verso il piacere dei sensi e trascurano la grande opportunità che è stata loro offerta invece di servirsene per sviluppare la loro facoltà spirituale.

La Bhagavad-gita è uno studio preliminare alla scienza dello Yoga e tutti hanno il dovere di consultarla per tracciare programmi economici, sociali, ecc. Non dobbiamo risolvere i problemi economici su basi instabili; anzi dobbiamo trovare la soluzione in maniera definitiva ai problemi che le leggi della natura ci impongono. Se non si evolve spiritualmente, una società rimane statica. L’anima dà vita al corpo, e insieme anima e corpo danno vita al mondo. Noi ci preoccupiamo del corpo, ma ignoriamo completamente l’anima che lo fa vivere e muovere. Infatti, se non è toccato dallo spirito il corpo rimane inerte, privo di vita.

Il corpo umano è un ottimo veicolo che ci permette di raggiungere la realizzazione più elevata; è simile a un vascello, raro e prezioso, che ci permette di superare l’oceano d’ignoranza dell’esistenza materiale. Su questo vascello abbiamo l’aiuto di un capitano esperto –il maestro, il guru – e mediante le sue istruzioni naviga con un vento favorevole. Chi rifiuterebbe con tutte queste facilitazioni l’opportunità di attraversare l’oceano dell’ignoranza? Chi trascura un’occasione simile commette semplicemente un suicidio.

È senz’altro comodo viaggiare in un vagone di prima classe, ma se il treno non va nella direzione giusta, a che serve uno scompartimento climatizzato? La società umana si preoccupa troppo del corpo materiale e del suo benessere, ma nessuno conosce il vero scopo del viaggio della vita che è quello di conoscere se stessi. Dedicarsi al benessere del corpo materiale non apporta, a lunga scadenza, alcun beneficio reale se ciò vuol dire dimenticare il lato fondamentale e indispensabile dell’esistenza: ritrovare la nostra perduta identità spirituale.

La millenaria conoscenza Vedica contenuta in libri quali la Bhagavad-gita e negli “yoga sutra” del saggio Patanjali sono a disposizione di tutti coloro che desiderano conoscere il sentiero che conduce a ritrovarci noi e gli altri nel gioco della vita.

Om tat sat

Vasudeva Datta Das (Walter Montagner)

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