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“Così come l’anima, fatta di aria ci sostiene, così il pneuma (respiro) e l’aria pervadono il mondo intero”
— Anassimene di Mileto 570 PEC

La respirazione è un’azione scontata e involontaria, indispensabile perché ci fa accedere all’aria, prima fonte di nutrimento per il sostentamento della vita organica. Infatti il corpo umano, può rimanere trenta giorni senza cibo, tre giorni senza bere ma solo tre minuti senza respirare.

Questo ci fa capire la grande importanza dell’atto respiratorio che è connesso al concetto di vita. La nascita avviene con il primo respiro e la morte sopraggiunge dopo l’ultimo respiro, come viene citato nell’Hatha Yoga Pradipika (II, 3): “Finchè Vayu (il Soffio) risiede nel corpo, abbiamo quello definito come Vita. La Morte non è altro che la partenza di Vayu.”

Un atto apparentemente banale e scontato che avviene sotto il comando di due diversi sistemi nervosi e cioè il sistema nervoso autonomo o comando vegetativo e il sistema nervoso centrale o comando volontario. Così la respirazione si attua con l’impulso di due agenti distinti fra di loro, anche se per la quasi totalità dell’esistenza umana, la respirazione è mossa soltanto dall’impulso autonomo e involontario.

Essendo la respirazione connessa al nostro sistema nervoso è inevitabilmente soggetta alle nostre esperienze emotive. Tanto è vero molte patologie che possiamo riscontrare, come: asma, ipertensione o depressione, sono legate ad un cattivo rapporto che abbiamo con il nostro atto respiratorio che non essendo gestito correttamente, perché lasciato involontario, genera problemi psicofisici. Quindi è fondamentale la gestione della respirazione, che il saggio Patañjali nel sutra 49 del Sādhana pāda chiama prāṇāyāma, definita come la regolazione del flusso del respiro che entra e esce con la sospensione. Le pratiche fondamentali di prāṇāyāma per gestire gli stati emotivi e fisici ad essa connessi si trovano nei testi yogici classici di Hatha yoga. Sono esercizi mirati ad espandere i polmoni, sviluppare il diaframma, inondare il corpo di ossigeno, gestire il sistema nervoso autonomo, stimolare la risposta immunitaria e ripristinare i chemorecettori nel cervello.

È fondamentale che la respirazione, sia volontaria che involontaria sia eseguita dalle narici e non dalla bocca. Molte patologie associate alla respirazione sono dovute al fatto che si respira dalla bocca.

Eppure, la maggior parte di noi tende a respirare di più con la bocca che con il naso. È stato riscontrato che questo modo errato di rapportarsi con il respiro è causa di molte patologie croniche quali: diabete, ipertensione, disturbi del sonno, insonnia, malattie gengivali, alitosi, diuresi notturna, nicturia (che è la necessità di urinare frequentemente durante la notte). Nei bambini, la respirazione orale può causare denti storti, deformità facciali, disturbo da deficit di attenzione e iperattività.

“Fate attenzione a non avere il respiro inalato attraverso la bocca.” spiega il dott. Yosh Jefferson, un ortodontista del New Jersey, “La respirazione orale irrita anche le tonsille e le adenoidi, il che provoca un ulteriore blocco delle vie aeree superiori.”. Un testo Taoista afferma “Il respiro inalato attraverso la bocca è chiamato ‘Ni Ch’i – respiro avverso -‘, che è estremamente ‎dannoso”. Un altro testo Taoista del VIII secolo E:C (Era Corrente) rafforza questa tesi sostenendo che il naso è la “porta celeste” e che il respiro dove passare attraverso di esso. “Non fare mai altrimenti”, avverte il testo, “perché il respiro sarebbe in pericolo e la malattia sarebbe insediata”.

Si dovrebbe respirare quindi dalle narici ma la maggior parte di noi non sa respirare e tende a farlo dalla bocca, con le conseguenze che questo comporta.

Quando respiriamo dalle narici, il naso produce ossido nitrico, che migliora la capacità dei polmoni di assorbire l’ossigeno. Inoltre, l’ossido nitrico aumenta la capacità di trasportare l’ossigeno in tutto il corpo, anche all’interno del cuore; rilassa la muscolatura liscia vascolare e consente ai vasi sanguigni di dilatarsi.
L’ossido nitrico è anche antimicotico, antivirale, antiparassitario e antibatterico. Aiuta il sistema immunitario a combattere le infezioni. Il naso è un importante filtro, trattiene le piccole particelle sospese nell’aria, incluso il polline. Aggiunge umidità all’aria per prevenire la secchezza dei polmoni e dei bronchi. riscalda l’aria fredda alla temperatura corporea prima che raggiunga i polmoni. La respirazione nasale aggiunge resistenza al flusso d’aria. Ciò aumenta l’assorbimento di ossigeno mantenendo l’elasticità dei polmoni. Ecco perché, nella pratica di yoga, si insiste con la respirazione nasale.

Il naso ha dei cicli che furono osservati scientificamente per la prima volta nel 1895 da un medico tedesco di nome Richard Kayser. Il medico notò che il tessuto che rivestiva una narice dei suoi pazienti sembrava congestionarsi e chiudersi rapidamente mentre l’altro si apriva misteriosamente.

‎‎Ma già milletrecento anni prima del Dottor Kayser, un antico testo tantrico, lo Shiva Swarodaya, descriveva come una narice si apre per far entrare il respiro mentre l’altra si chiude dolcemente per tutto il giorno. Alcuni giorni, prosegue il testo, la narice destra si sveglia per salutare il sole; altri giorni, la sinistra si sveglia alla pienezza della luna. Secondo lo Shiva Swarodaya, questi ritmi sono gli stessi per tutto il mese e sono condivisi da tutta l’umanità. È un criterio che i nostri corpi usano per rimanere equilibrati e radicati ai ritmi del cosmo e l’uno all’altro.

Le cavità nasali destra e sinistra funzionavano come un sistema HVAC (Heating, Ventilation and Air Conditioning) ovvero “riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria”, controllando la temperatura e la pressione sanguigna e alimentando le sostanze chimiche del cervello che influenzano i nostri stati d’animo, emozioni e stati di sonno. ‎

‎Quando si inala dalla narice destra, la circolazione accelera, il corpo diventa più caldo e i livelli di cortisolo, la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca aumentano. Questo accade perché la respirazione ‎attraverso il lato destro del naso attiva il sistema nervoso simpatico, il meccanismo “lotta o fuga” che mette il corpo in uno stato più elevato di vigilanza e prontezza. Respirare attraverso la narice destra incrementerà più sangue all’emisfero opposto del cervello, in particolare alla corteccia prefrontale, associata a decisioni logiche, linguaggio e informatica. ‎Nel tantra yoga che precede le scoperte scientifiche odierne, la narice destra è associata alla nadi Pingala (canale energetico), si avvolge intorno al sushumna (il canale energetico centrale, ovvero nell’asse cerebrospinale che parte dall’estremità inferiore del tronco fino ad arrivare all’estremità della testa), trasportando le due polarità energetiche, che termina nella narice destra (parte del corpo a polarità positivo-maschile) ed è associata all’energia solare.

Quando si inala dalla narice sinistra ‎si ha l’effetto opposto: funziona come una sorta di sistema frenante all’acceleratore della narice destra. La narice sinistra è più profondamente collegata al sistema nervoso parasimpatico, il lato che influisce sul rilassamento, abbassa la pressione sanguigna, raffredda il corpo e riduce l’ansia. La respirazione della narice sinistra sposta il flusso sanguigno sul lato opposto della corteccia prefrontale, verso l’area che influenza il pensiero creativo e svolge un ruolo nella formazione di astrazioni mentali e nella produzione di emozioni negative. Nel tantra yoga la narice sinistra è associata alla nadi Ida, la quale si avvolge intorno al sushumna trasportando le due polarità energetiche, che termina nella narice sinistra (parte del corpo a polarità negativo-femminile) ed è associata all’energia lunare.

Nell’hatha yoga, ci sono molti esercizi di pranayama, i quali ci aiutano a migliorare le funzioni del corpo e della mente. Uno dei pranayama più conosciuti è l’Anuloma Viloma, che si esegue respirando a narici alterne, dalla sinistra alla destra e viceversa, per vari cicli. Nei livelli superiori la tecnica viene chiamata Nadi Shodhana o Nadi Shuddi. (Pulizia dei Nadi), che implica la ritenzione del respiro a vari stadi.

Le tecniche di prāṇāyāma ci aiutano ad alleviare molti disturbi cronici: dalla semplice astenia intellettuale a disfunzioni viscerali, quali asma, ulcera gastrica, dismenorrea, ecc. Tutti queste afflizioni sono correlate alla ignoranza nel rapportaci con il nostro respiro. Sotto la guida di un insegnate di yoga esperto possiamo migliorare la nostra condizione psico fisica, allontanarci dalle malattie e vivere più a lungo.

Umberto Assandri

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