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Il Dalai Lama ha detto: “Sviluppate il cuore. Siate compassionevoli. Non solo verso i vostri amici, ma verso tutti, siate compassionevoli. Lavorate per la pace nel vostro cuore e nel mondo”. Lo sviluppo del cuore è il fondamento di tutte le religioni e il fulcro della pratica dello yoga. Questo è il sentiero che percorriamo come guerrieri spirituali.

Quando i tempi sono bui, sia a livello personale che sociale, dobbiamo lottare per la luce. Bisogna abbracciare le cose che alleggeriscono il carico della nostra vita.

Non possiamo abbatterci e crogiolarci nella nostra infelicità. Ok, forse un po’, ma non è una soluzione a lungo termine. Presto dovremo rimetterci in piedi. Per rimanere in equilibrio, accogliere ed abitare ciò che ci collega al nostro corpo, al nostro spirito e agli altri. Trovare il modo di accendere la gioia e di alimentare quella piccola fiamma.

Nella pratica yoga, questo può essere la routine di srotolare il tappetino ogni giorno, l’umorismo di barcollare in un equilibrio difficile, il trionfo di fare una postura impegnativa o l’ispirazione ed il supporto della comunità prima di un Namaste.

Come yogi, usiamo spesso la parola namaste. La cantiamo alla fine della lezione, la indossiamo sulle magliette, la salutiamo o la firmiamo nelle nostre e-mail. La parola è abbastanza flessibile da adattarsi a questa miriade di usi. Una delle traduzioni più comuni è “la luce che è in me onorare la luce che è in te” o, per dirla con i social media, “ti vedo”. Riconosco un compagno di spirito, riconosco la tua umanità. Ti celebro e sento il tuo contraccambio. In tempi bui, questa piccola parola ci ricorda che c’è luce in me e luce in te. C’è potere in questa connessione. Ci dà la forza di rialzarci, individualmente e collettivamente, per poter brillare un altro giorno. Dalla palude fiorisce il loto.

Quando srotoliamo in nostro mat di yoga e ci prepariamo a riconnetterci intimamente con noi stessi, lasciamo che il sole risplenda in ogni cellula, spazio e ombra dentro di noi

Ci affidiamo al sole per la vita, per la crescita delle piante e dei raccolti. Senza il sole, il prana di Dio, non abbiamo nulla.

Per parlare di luce, dobbiamo anche guardare un po’ all’oscurità. Le due cose sono sempre intrecciate: il giorno va con la notte, lo yin con lo yang, la testa con la coda, il mezzo pieno con il mezzo vuoto. Parte della condizione umana consiste nel capire come gestire queste forze opposte in modo da non essere sopraffatti da nessuna delle due. La nostra sfida è trovare l’equilibrio in modo che, anche se il pendolo inizia a oscillare in modo selvaggio, alla fine torni al centro.

Nello yoga, stabiliamo chiaramente le nostre intenzioni mentre lavoriamo per trasformarci dall’interno. Gandhi ha detto: “Come esseri umani, la nostra grandezza non sta tanto nel poter rifare il mondo quanto nel poter rifare noi stessi”.

Ci centriamo intimamente, ascoltiamo il respiro e il canto della vita che scorre prima di scegliere o meglio ancora lasciarsi scegliere dalla nostra intenzione. La teniamo stretta alla nostra anima, la nutriamo con la nostra presenza qui ed ora.

Osserviamo e seguiamo l’andamento circolare del respiro e del movimento ondulatorio della nostra colonna, perché tutto esiste in un ciclo. Quando fluiamo, uniamo i movimenti visibili e invisibili, il corpo, il cuore, il respiro. Quando ci connettiamo con questa forza vitale invisibile, la nostra vera natura si rivela.

Patanjali ha detto: “Quando sei ispirato da un grande scopo, da un progetto straordinario, tutti i tuoi pensieri rompono i loro legami. La vostra mente trascende le limitazioni, la vostra coscienza si espande in ogni direzione e vi trovate in un mondo nuovo, grande e meraviglioso. Forze, facoltà e talenti assopiti prendono vita e vi scoprite una persona di gran lunga più grande di quanto aveste mai sognato di essere”.

Che cosa facciamo, dunque, quando la tempesta rischia di travolgerci?

Lo yoga e la meditazione contribuiscono a sostenere la luce dando alla vostra mente indaffarata e piena di impegni un po’ di tregua. Non si tratta di fare nascondere la testa sotto la sabbia per trovare il tempo di prendersi una pausa da se stessi.

Una pratica di yoga fluida e creativa agisce come un necessario rilascio della tensione che forse non vi rendete nemmeno conto di avere nel corpo. Una posa eseguita con un ritmo più lento alleggerisce i muscoli dal peso dello stress. Se praticate con altri, vi ricorderete che non tutti al mondo sono impazziti. Se praticate da soli, avrete una tregua dall’avere a che fare con altre persone. Che sia veloce, lenta, in classe o a casa, praticate, praticate, praticate, praticate, fate girare le endorfine e uscite da Savasana sentendovi più leggeri nel corpo e nella mente.

Onorate la pratica che ci rende equanimi davanti alla luce e all’ombra.

Lo yoga ci aiuta a celebrare tutte le espressioni della creazione. La luce è presente in ogni cosa, quindi celebrare lo “yoga” significa celebrare la vita. Celebrare la luce significa celebrare il potenziale che c’è in tutti noi. “Io sono” diviene il nostro mantra.

Come guerrieri spirituali, ogni giorno sul tappetino di yoga ci chiediamo: “Che tipo di persona voglio diventare?”. La nostra pratica yoga consiste nello scavare questa luce interiore e lasciare che avvolga tutti. Ci dedichiamo a diventare pazienti, gentili e amorevoli. Sviluppare il nostro cuore è essenziale per la nostra salute individuale, comunitaria e globale. Impariamo a lavorare per trasformarci negli uomini e nelle donne che siamo in grado di diventare. Vivere l’amore.

Benvenuti sul cammino di un guerriero spirituale. Questo è il mio cammino, e questo è anche il vostro.
Namaste.

Francesca Cassia, Odaka Yoga

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