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Nell’ambito della pratica dello Yoga, l’alimentazione ha effetti non solo sul corpo, ma anche  sulla nostra mente e la nostra coscienza. Essa diviene quindi prezioso strumento per chi pratica yoga e la meditazione.

Paramahansa Yogananda (1893-1952), uno dei più grandi maestri spirituali del secolo scorso e autore del famosissimo “Autobiografia di uno Yogi”, uno dei libri più letti dai praticanti di Yoga di tutto il mondo, affermava che: “Quando gli animali vengono uccisi, rilasciano nella loro carne vibrazioni di paura, rabbia e sofferenza, che vanno a influenzare la mente di chi la consuma”.

Egli sosteneva, infatti, che quando un animale veniva ucciso, nella sua carne venivano immagazzinate non solo le tossine, ma anche le emozioni di paura e rabbia che l’animale provava. Chi si nutre di carne, quindi, secondo tale teoria andava ad assorbire queste emozioni nella propria coscienza.

A tal riguardo Yogananda scriveva: “Sostituite la bistecca con le noci e le uova con le mandorle… Provate a utilizzare più noci nella vostra alimentazione e meno cibi animali”; e poi ancora: “Dato che l’espressione dell’anima in una persona dipende dalle condizioni del suo organismo, e il suo organismo dipende dal cibo, è opportuno conoscere non solo gli effetti fisici degli alimenti, ma anche quelli spirituali e psichici”.

Yogananda raccomandava un’alimentazione basata sulle seguenti proporzioni: 60% frutta e verdura, 20% carboidrati e 20% proteine.

Egli affermava altresì: “La Bhagavad Gita spiega che come ogni cibo ha un nutrimento specifico per il corpo, così ha una qualità ben precisa che nutre la nostra mente. Queste qualità, in sanskrito guna, sono di tre tipi: sattwa (armonia/equilibrio), rajas (agitazione/iperattività) e tamas (buio/inerzia). Ogni cibo è caratterizzato da una di queste qualità e consumando regolarmente un determinato tipo di cibo, iniziamo a manifestare la sua intrinseca qualità. Il cibo sattwico genera calma ed equanimità, purezza, saggezza, bontà, pazienza, perseveranza, generosità, e tutte quelle qualità soavi che addolciscono l’animo umano. Il cibo rajasico invece, alimenta irrequietudine, stress, ira, presunzione, aggressività, falsità, gelosia, criticismo, scontentezza, ossessività. Quello tamasico favorisce la pigrizia, l’incapacità di riflettere, l’ottusità, la depressione, il dubbio, il pessimismo, la testardaggine”. Quindi secondo gli insegnamenti di Yogananda gli alimenti, come tutti i componenti della natura, si dividono come segue:

  • Alimenti sattvici: hanno un effetto elevante sulla nostra coscienza e ci aiutano a sviluppare qualità spirituali. Sono naturali, nutrienti, semplici, leggeri e facili da digerire. Essi includono frutta, verdura, cereali integrali, germogli, legumi, tofu, frutta secca e semi. Il latte e i latticini freschi sono considerati sattvici purché provengano da una mucca che vive in ampi spazi, ha a disposizione pascoli verdi per nutrirsi ed è trattata con amore e cura. Più un alimento sattvico viene cotto, trasformato o alterato in qualsiasi modo, più perde la sua “sattvicità”.
  • Alimenti rajasici: hanno qualità “attivanti”. In piccole quantità possono stimolare la mente verso la creatività e l’azione, ma in eccesso creano nervosismo, agitazione, irrequietezza, aggressività e rabbia. Includono pollo, agnello, pesce, uova, cipolle, aglio, spezie piccanti, caffè e tè nero. Qualsiasi cibo cotto troppo, fortemente aromatizzato, trasformato o raffinato, è rajasico. Più un cibo viene alterato dal suo stato naturale, più rajasico diventa.
  • Alimenti tamasici: hanno un effetto oscurante sulla nostra coscienza e ci fanno sviluppare qualità negative. Ci rendono pigri, inerti, mentalmente addormentati e passivi. Includono la carne di manzo, di maiale, il cibo spazzatura, lo zucchero bianco e qualsiasi alimento artificiale o contenente sostanze chimiche. Il cibo pesante e difficile da digerire è tamasico, così come il cibo vecchio e devitalizzato.

Yogananda affermava altresì: “Mentre agisci, la tua mente deve essere sullo scopo. Se riesci a mantenere la tua concentrazione centrata sul Sé interiore mentre lavori, allora sei un essere spirituale”.

Anche la “coscienza” e la presenza mentale con cui un alimento viene preparato e cucinato influenza la sua natura sattvica, rajasica o tamasica. Si dice spesso che la cucina è il secondo tempio in un ashram. Quando si cucina è importante iniziare con una preghiera e un momento di silenzio. Bisogna poi cercare consapevolmente di mantenere la presenza di mente e cuore e canalizzare l’amore nel cibo mentre lo si prepara.

Yogananda ha perfino scritto una preghiera da recitare prima dei pasti.

Padre Celeste, ricevi questo cibo. Santificalo. Non lasciare che l’impurità dell’ingordigia lo profani. Il cibo viene da Te. Serve a costruire il Tuo tempio. Spiritualizzalo. Lo Spirito va allo Spirito. Noi siamo i petali della Tua manifestazione, ma Tu sei il fiore: sei la sua vita, la sua bellezza e la sua leggiadria. Colma le nostre anime con la fragranza della Tua presenza.

Egli consiglia di fare un digiuno regolare di un giorno alla settimana e di tre giorni consecutivi al mese. Spesso il digiuno viene considerato come astinenza da tutto, tranne che dall’acqua (e talvolta anche di acqua), però anche un digiuno con succhi freschi di frutta e verdura, tisane o altre bevande salutari porta dei grandi benefici. Le proprietà di queste bevande, infatti, effettivamente aiutano il processo di purificazione.

Durante il digiuno il corpo utilizza il tempo e l’energia che di solito vengono utilizzati per digerire il cibo (che è quasi continuo nella maggior parte dei casi) per liberarsi delle tossine accumulate e per guarirsi e rigenerarsi. L’assenza di cibo dà al sistema digestivo un meritato riposo, permettendogli così di ripartire con rinnovato vigore ed efficienza.

In conclusione Yogananda affermava: “La maggior parte delle malattie può essere curata con un giudizioso digiuno. A meno che non si abbia un cuore debole, agli yogi si raccomandano dei brevi digiuni regolari come ottimo rimedio per la salute”.

Sibilla e Massimo Mannarelli

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