L’antico testo della Bhagavad Gita (il famoso “Canto del Beato” incluso nell’epopea del Mahabharata) è considerato dai più grandi filosofi, santi e yogi come il manuale fondamentale per tutti coloro che, tramite lo Yoga, vogliono elevarsi spiritualmente. Vi sono esposti i quattro principali sentieri di realizzazione:

Nei 18 capitoli che compongono la Bhagavad Gita, Krishna analizza queste diverse forme di Yoga.

Il primo capitolo è l’ouverture dell’intera opera. Arjuna, il protagonista, si trova con il suo piccolo esercito di fronte ad una grande armata contro la quale deve combattere. La ragione di questo scontro è che gli usurpatori al trono imperiale, i cugini di Arjuna, reclamano il trono dell’impero che di fatto appartiene al virtuoso Yuddhistira, fratello di Arjuna ed è sostenuto da un buon numero di re bellicosi e corrotti. Arjuna, perplesso, si rifiuta di combattere, non volendo essere la causa dell’uccisione dei cugini e altri famigliari e amici.

Nel secondo capitolo, Krishna, compagno e amico di Arjuna, spiega analiticamente la natura dell’essere, esponendo ciò che può essere chiamato Sankhya Yoga (lo yoga dell’analisi della Materia e dello Spirito). In questo capitolo, il lettore viene completamente illuminato sulla propria identità; ogni dubbio viene dissipato accettando le spiegazioni date da Krishna che aderiscono all’eterno insegnamento dei Veda.

Dopo aver chiarito la differenza tra Spirito e Materia, nel terzo capitolo viene impartita una conoscenza fondamentale sul vivere quotidiano. Come una persona dovrebbe svolgere la propria esistenza senza essere impigliata nella rete del karma. La conoscenza alla base del Karma Yoga ci illustra come ascendere gradualmente ai piani paradisiaci, adorando alcuni esseri celesti e conducendo una vita virtuosa. Tuttavia Krishna, nella sua grande compassione, dice che questo non è il fine della vita umana. Anche se un certo affinamento della coscienza viene raggiunto, ci sono livelli di esistenza ancora superiori. Egli spiega quindi che il Karma Yoga non è un blocco unico, ma è suddiviso in vari livelli.

  • L’azione virtuosa condotta per il proprio tornaconto, aspettandoci una ricompensa è chiamata Karma Yoga;
  • L’azione virtuosa condotta senza desideri personali, unicamente per il piacere del Divino, si chiama più precisamente Niskama Karma Yoga.

Nel quarto capitolo, viene spiegato un’altra forma di yoga chiamata Jnana Yoga, un’ulteriore approfondimento della conoscenza della distinzione tra Materia e Spirito. Questa conoscenza ci conduce al quinto capitolo che ci informa su ciò che è la perfezione del Karma Yoga (Niskama Karma Yoga), la rinuncia interiore al frutto dell’azione egoica interessata. Con questo metodo si raggiunge la pace, il distacco e la visione spirituale.

Nel sesto capitolo, Krishna spiega l’Asthanga Yoga, o Dhyana Yoga, lo yoga in otto fasi delle asana e della meditazione, che è possibile praticare con successo solo dopo aver assimilato le fasi precedenti. La sua pratica consiste nella meditazione e concentrazione sull’espansione divina chiamata Paramatma (Anima Suprema) situata nel cuore di ogni essere, e culmina nel Samadhi, la perfetta concentrazione sul Supremo.

In questo capitolo, nel verso 47, Krishna dichiara: “Tra tutti gli yogi, colui che, con grande fede, dimora sempre in Me, adorandoMi con devozione, è il più intimamente legato a Me ed è il più grande di tutti.”

Nel capitolo settimo, Krishna approfondisce la conoscenza di Lui-Stesso, e spiega come la “semplice” conoscenza teorica deve essere applicata nella pratica quotidiana per condurci all’autorealizzazione personale e del Supremo, che rivela Sé-Stesso come la fonte di tutto ciò che esiste, materiale e spirituale.

Gradualmente, nei capitoli successivi, Krishna svela la conoscenza spirituale più confidenziale, fino ad arrivare al dodicesimo capitolo, dove dichiara che la forma di yoga più elevata è lo yoga dell’Amore Divino, il Bhakti Yoga.1 Nei capitoli finali, che suggellano la Bhagavad Gita, Krishna spiega come agiscono le forze della Natura (i guna) che condizionano l’essere vivente, fino ad arrivare al diciottesimo e ultimo capitolo, chiamato anche Moksha Yoga (lo yoga della liberazione), dove Krishna conclude dicendo di abbandonarsi amorevolmente a Lui, lasciando ogni altro dharma (doveri), per liberarsi da ogni forma di karma e raggiungere la dimora suprema, dove Krishna risiede al di là del tempo e dello spazio materiali.

Krishna è l’ispiratore di tutte le forme di yoga, e nel capitolo 4, verso 11, dichiara: “Tutti seguono la Mia via, in un modo o nell’altro, e come si abbandonano a Me, in proporzione, Io li ricompenso.”

Sri Krishna definisce il praticante, lo yogi, nelle sue varie forme, come una persona che cerca una graduale elevazione. Nel corso dei millenni, i grandi saggi (rishi) hanno elaborato vari metodi adatti alle varie nature umane. Ma tutti sono destinati a fare progredire l’essere incarnato, facendolo evolvere fino a raggiungere l’elevato stadio dell’Amore per Dio, la bhakti suprema. Questa illuminazione è un processo graduale, dovuto ai profondi condizionamenti che abbiamo acquisiti vita dopo vita nell’eterno ciclo del samsara, la ruota delle nascite e morte, a cui tutti siamo soggetti. La possibilità di uscire da questo ciclo esiste per tutti coloro che vogliono dedicarsi alla ricerca spirituale. Gli unici requisiti necessari nel processo intrapreso sono la fiducia, l’entusiasmo e la pazienza. Il successo è guarantito, a patto di porsi sotto la guida di un precettore qualificato, ben situato in una linea autentica di bhakta realizzati, che ci indica la strada.

Per acquistare dei diamanti occorrono molte ricchezze, similmente, per acquistare il Diamante più prezioso, la realizzazione del nostro vero sé, distinto dall’illusione, necessitiamo un impegno costante, sviluppando la nostra più profonda virtù. Questa realizzazione non è acquisita mediante uno sforzo o dei meriti materiali. Possiamo giungere a questa meta elevata quando i guardiani del tesoro, i nostri guru precettori, sono soddisfatti dalla nostra grande bontà e dedizione, acquisita mediante una purificazione, ottenuta grazie alla nostra sincera determinazione.

Così lo Yoga è uno, nel senso proprio del termine, che definisce un metodo volto a unirci alla sorgente di tutte le energie.

Auguriamo a tutti una lettura attenta della Bhagavad Gita,2 guidati da un maestro che ha assimilato e realizzato questi eterni insegnamenti.

OM TAT SAT

Vasudeva Datta Das (Walter Montagner)

  1. Il Bhakti Yoga include come prominenti pratiche il Kirtan Yoga o Mantra Yoga, particolarmente raccomandate per la nostra era materialista per portare il beneficio spirituale più elevato.
  2. Consigliamo in modo particolare la lettura de “La Bhagavad Gita così com’è” delle edizioni Bhaktivedanta Italia (BBT Italia) acquistabile comodamente online. https://www.harekrishnatorino.it/libri-online/

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