Lo yoga è uno, le sue manifestazioni infinite. Così possiamo iniziare pensando agli stili di yoga. Secondo la cosmogonia tantrica sivaita possiamo impiegare la stessa definizione per descrivere l’Universo, l’uno, la realtà dalla quale tutto ha inizio e tutto torna. Questo Uno possiamo chiamarlo Paramasiva, o in visioni simili e più diffuse nell’ambito induista, attribuirgli il nome di Brahman.

Utilizzando una metafora possiamo descrivere lo yoga come un diamante, dalle numerose sfaccettature e dai numerosi colori e riflessi che cambiano al cambiare della prospettiva e della luce. Questi giochi metaforici di luci e ombre spesso creano incomprensioni e malintesi.

La radice della pratica dello yoga consiste in una serie di azioni che mettono in correlazione il corpo fisico, la mente e le emozioni con ciò che è autenticamente unico e immutato dentro di noi, la nostra essenza, che chiameremo Atman. Senza questo filo di Arianna che unisce la persona sui vari piani, la pratica diventa ginnastica: è comunque salutare, ma appare chiaro che è snaturato il suo significato.

Avendo ben chiaro questo caposaldo, possiamo addentrarci nella foresta degli stili di yoga e per comprenderli è fondamentale averne l’esperienza diretta affinché si possa superare il concetto generale nozionistico, che ci fa avere un’idea dell’argomento, ma che non ci guida alla sua vera conoscenza.

Nei miei anni di pratica e insegnamento è stata continua la formazione e prima della formazione è stata molteplice l’esperienza esplorativa nei vari stili di yoga. Tutt’oggi seguo una formazione costante e sempre più raffinata.

Possiamo iniziare a distingue due macro insiemi che possono essere visti da tutti. I primi sono gli stili di yoga statici, più contemplativi e a volte rivolti soprattutto all’aspetto energetico e meditativo e altri stili dinamici e rivolti maggiormente all’utilizzo del corpo fisico come veicolo. In ogni caso tutti tengono in considerazione i molteplici aspetti, la differenza di superficie proviene da dove si pone l’accento che ne fa vedere una differenza di superficie.

Personalmente sono sempre stato maggiormente attratto dalle pratiche più attive. Infatti la mia formazione come insegnante è principalmente orientata verso la dinamicità e lo yoga lo sento attraverso la pratica di Anusara® yoga. Uno stile che fonda le sue fondamenta strutturali nello Iyengar yoga con concetti base di biomeccanica e di filosofia tantrica non dualistica kasmira. Così, questo moderno stile nato dalla fusione di aspetti fondamentali della pratica porta attenzione agli allineamenti del corpo, grazie ai quali si stabilisce un equilibrio fisico, mentale emotivo e in connessione armoniosa con il proprio Atman. Per poter accentuare questi benefici altresì terapeutici la biomeccanica è il secondo punto di riferimento, sapere come funzioniamo per funzionare al meglio. Infine la visione, per non svolgere un’attività tanto per fare, ma con un intento preciso, quello rivolto al proprio cuore, la casa dell’Atman, il nostro Spirito, la nostra Anima, il luogo in noi dove possiamo entrarne in contatto. Le lezioni sono sempre diverse, è sempre una sorpresa per chi pratica, tutto è in mano alla creatività e alla conoscenza del conduttore che porta chi pratica a cercare la massima espressione del Sè attraverso le posizioni fisiche nel rispetto della propria struttura. Questo ultimo aspetto rende assolutamente sicura la pratica al netto della componente egoica che ci porta spesso nella fallace convinzione del fare di più e meglio, magari del compagno di tappetino. Quando scivoliamo in questo errore l’infortunio è dietro l’angolo ad attenderci, perchè perdiamo il rispetto per il nostro corpo. Ogni lezione è cucita come un vestito su un tema, tal volta è un aneddoto o un riferimento alle sacre scritture originarie dal sub-continente indiano. Lo scopo ultimo è incarnare questo tema e sperimentare attraverso le asana il concetto filosofico che in esso è contenuto. Storicamente l’Anusara® yoga è stata creata da John Friend, insegnante di Iyengar yoga, figlio di una insegnante di Iyengar yoga, aveva percepito che lo stile così strutturato risultava un po’ troppo ruvido. John intuì che serviva un attenzione filosofica per amalgamare il praticante alla pratica e così si allontanò da questo stile dandone forma a uno “nuovo” moderno e profondamente connesso con la tradizione. Oggi questo stile è diventato adulto e il suo ideatore ha lasciato che stesse in piedi da solo, così come un padre lascia il figlio diventato adulto a camminare con le proprie gambe.

Strettamente correlati alla pratica dell’Anusara® yoga ci sono gli aspetti legati alle sue varianti: cambiando il fine può diventare terapeutico e adattandosi alle esigenze degli anziani, affinché non ci sia un limite di età per gli adulti.

Frutto della mia esperienza e formazione prendiamo in considerazione anche il Restorative yoga. Se possiamo vedere l’Anusara ® yoga come il Sole, il Restorative yoga possiamo vederlo come la Luna. Il nome stesso lascia trapelare l’essenza della pratica, il Restorative è ristorativo, rigenerante, la pratica passiva è sostenuta con gli attrezzi, frutto dell’esperienza e conoscenza del suo ideatore, il Maestro Yogi Iyengar. Questa pratica agisce sul sistema nervoso neurovegetativo e aiuta molto chi è immerso nella frenesia della vita moderna a disinnescare la reazione costante dell’attacca o fuggi. Il consiglio è quello di farsi una pratica una volta la mese, tenendo le posizioni per numerosi minuti sostenuti da coperte, cuscini, cinghie, blocchi.

Spostando l’attenzione all’età, ritroviamo tutta una parte legata all’età evolutiva, dai tre/cinque anni fino all’adolescenza. Questa parte necessità di una visione diversa, i praticanti sono piccole persone che stanno crescendo, imparando, con tutte le loro fasi. Lo yoga, grazie anche a numerosi insegnanti di scuola, si è adeguata, mantenendosi radicata nei principi della tradizione ha cambiato gli obbiettivi, la modalità e i tempi. I bambini devono giocare, devono muoversi, imparare le emozioni, il rapporto con le persone e gli oggetti attorno a se. Via via crescendo, queste esigenze e rapporti cambiano, nelle varie fasi della crescita prima nei bambini e poi negli adolescenti. La formazione come insegnante di yoga per bambini mi ha mostrato come tutto sia capovolto rispetto all’insegnamento agli adulti.

Il nostro breve e parziale viaggio nel mondo degli stili di yoga si conclude con lo stile forse più controverso e discusso degli ultimi anni, l’Acroyoga. Normalmente la pratica è individuale sul tappetino, qui invece la pratica è in contatto con un’altra persona tramite i piedi e le mani. I ruoli sono la base, il flyer e lo spotter. Il primo sostiene il secondo e il terzo li assiste. Il sostegno della base è anche una presa di posizione responsabile, devozionale e di offerta nei confronti del flyer. Questo si deve affidare, fidare, a volte abbandonare al sostengo della base affinchè possa esprimersi in un susseguirsi di asana. Infine lo spotter assume un ruolo di “angelo custode”, grazie a lui tutto va per il verso giusto e si evitano infortuni. Lo spotter sostiene gli altri due anche per lasciare andare la paura. Da vedersi è molto affascinante e da praticare è sfidante oltre che stimolante per il buon umore e per trovare nuove amicizie. E’ chiaro anche che oltre all’aspetto ludico è in evidenza il rapporto interpersonale, come noi ci poniamo nei confronti dell’altro e noi con il mondo. Qui è la chiave di volta, ciò che nella sua spettacolarità può sembrare semplicemente acrobatica, il rapporto tra se stesso e gli altri trasforma questa disciplina in yoga.

Non è importante quale stile di yoga ti attrae o pratichi, ciò che conta è come ti approcci ad esso. Fare esperienza è fondamentale per conoscere e “Conoscere significa essere” (Cit. Prof. Gianni Pellegrini, docente di Sanscrito presso l’università di Torino), in questo modo potete comprendere quale può essere l’approfondimento nella pratica dello yoga più affine a voi e intraprendere così la via che vi possa portare nelle profondità nel vostro essere.

Massimo Gheda

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