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Ora che la stagione autunnale è entrata nel suo vivo con le temperature fresche ed i suoi magnifici colori concediamoci del tempo per passeggiare nel verde. Osserviamo il cambiamento della natura che dalle tonalità verdeggianti estive sta passando a quelle calde autunnali. Basta osservare intorno per renderci conto di come tutto fluisca e scorra continuamente e che nulla sia permanente. Gli alberi con le loro chiome marroncine che non aspettano altro che sfoltirsi del tutto, le piante fiorite sono quasi del tutto scomparse per lasciare posto a spogli arbusti resistenti all’inverno ed i dolci freschi frutti estivi sostituiti da quelli autunnali più aromatici e nutrienti.
È il ciclo della natura che segue anno dopo anno il suo percorso continuo cosi come nelle nostre piccole vite le cose cambiano e fluiscono senza che possiamo fermarle.

Lo yoga ci può aiutare ad assaporare meglio questo movimento continuo in ciò che ci circonda ma anche in ciò che siamo dentro.
Lo yoga ci insegna ad essere presenti nel qui ed ora ma soprattutto ci insegna ad ascoltarci, a fermarci in un asana per assaporarne ogni piccolo aspetto e non solo i benefici, ma anche la parte dolente e rigida. Il nostro corpo che oppone resistenza mentre la mente ed il respiro cercano di andare oltre ogni tensione fisica. In ogni asana stiamo accogliendo il cambiamento e lo facciamo respiro dopo respiro, asana dopo asana. Accettiamo che il nostro corpo oggi possa non essere quello di ieri perché oggi è un nuovo giorno e siamo diversi, anche noi fluiamo in continuazione presi dagli affanni della vita, dai pensieri e preoccupazioni.

Allora sediamoci sul nostro tappetino e pratichiamo con amore, cercando di accettare come siamo ora, spogliamoci da ogni aspettativa e accogliamo chi siamo oggi. Il nostro respiro ci ricorda che siamo vivi cosi come ogni muscolo o tendine che si allenta ci mette alla prova ma noi da bravi yogin andiamo oltre la parte fisica per eseguire ogni asana come un dono. Ogni postura è un regalo che ci facciamo, una piccola preghiera che ci auto-invochiamo, lo yoga un momento di connessione con il nostro vero se’ spoglio di ogni pressione esterna.
Eseguiamo queste tre posizioni cercando di entrare nel tempio sacro del nostro essere dove non lasceremo spazio ad ansie e preoccupazioni di prendere il sopravvento.

Abhaya mudra o Gesto del coraggio

Seduti in una posizione comoda (può essere a gambe incrociate – Padmasana– ma la adatteremo alle nostre condizioni) mettiamo la mano sinistra sull’addome mentre il gomito destro si piega, avambraccio ad altezza spalla e il palmo della mano destra ben spiegato verso l’esterno. Facciamo dei respiri profondi ed immaginiamo che dal palmo della nostra mano parta un fascio di luce che va a neutralizzare ogni nostra paura. Osserviamo ciò che temiamo, focalizziamolo ma poi lasciamo che venga distrutto dalla nostra luce che è più forte di ogni paura. Ripetiamo dentro di noi che siamo forti e sappiamo affrontare ogni cambiamento.

Matsyendrasana

Secondo la leggenda il Saggio Matsya visse per oltre dodici anni nella pancia di un pesce che lo aveva inghiottito fino a che incantato dalle movenze di Shiva che insegnava a Parvati lo yoga in riva al lago in cui egli nuotava si decise a uscire e diffondere lo yoga ad altri adepti. Questa torsione molto forte del busto si può praticare nella versione parziale ardha con la gamba allungata e l’altra piegata che la scavalca oppure nella sua versione più spinta con la gamba sotto piegata. Il busto ruota e lo sguardo afferrando con l’avambraccio l’esterno della gamba piegata si rivolge dietro la spalla opposta. Simbologicamente con questa posizione ruotiamo il busto e lo sguardo ed andiamo ad osservare la nostra parte oscura, il nostro lato nascosto come se dalla luce volessimo affrontare anche le nostre ombre. Nella rotazione focalizziamo la mente su ciò che temiamo ed immaginiamo di neutralizzare le nostre ansie, solo affrontando le nostre paure potremmo distruggerle. Muovendo il busto in maniera così intensa immaginiamo di volgerci verso ciò che siamo stati, verso ciò che abbiamo lasciato ma tornando frontali riaffrontiamo il presente con le sue sfide e una maggiore consapevolezza.

Vrksasana o Posizione dell’albero

In piedi portiamo tutto il peso su di una gamba, l’altra si piega ed il piede si appoggia all’inguine o all’interno del ginocchio o si appoggia sulla caviglia.
Cerchiamo di trovare la nostra stabilità appoggiando bene tutto il peso del corpo sul piede e sentendo le nostre radici forti e ben appoggiate a terra. Le braccia si sollevano ed il palmo delle mani si unisce al di là della testa. Possiamo visualizzare le nostre braccia come la nostra parte mutevole e soggetta ai cambiamenti in preda ai movimenti della vita, del tempo. Ma dobbiamo prestare la nostra attenzione alle radici, alla pianta del piede ben piantata a terra forte e radicata. Anche se tutto muta intorno a noi la nostra base resta la stessa e nessuno può scalfirla. Possiamo passare attraverso qualsiasi tempesta, cambiare le nostre foglie come gli alberi ma senza scalfire ciò che siamo davvero.
Il cambiamento sicuramente può fare paura ma per quante tempeste dovremo affrontare nessuna ci deve veramente spaventare se siamo consapevoli di chi siamo.

Mirja Parvati Colombari

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